Nella cultura napoletana viene definito come colpo di fortuna e a pieno titolo la tradizione lo colloca al numero 16 nella smorfia napoletana (dove ciascuna parola della Bibbia ha un proprio valore numerico e la somma dei valori numerici delle lettere dell’alfabeto ebraico danno il numero). Stiamo parlando del sedere!
Due aziende napoletane, prima la TTT Lines Tomasos Transport & Tourism spa con l’agenzia Studio Fabris adv di Napoli, e poi la ARAV FASHION spa per il suo marchio Silvian Heach con l’agenzia b75 di Modena, ci provano e si
promuovono mostrando ciò che Tinto Brass chiama “sintesi poetica di un paese utopico che poi non è emerso”.
Ma le campagne sono diverse. La TTT Lines mostra le poppe delle proprie navi che per ironica iperbole pubblicitaria vorrebbero essere belle come le donne mentre l’obiettivo irriverente di Terry Richardson continua ad esagerare e lo IAP non provvede.
La pronuncia n. 26/11 del 23/03/11 dello IAP nei confronti della ARAV FASHION spa, per violazione della lealtà della comunicazione commerciale; violazione delle convinzioni morali, civili e religiose; violazione della dignità umana e violazione della sfera sensibile di bambini e adolescenti col pericolo di abbassarne i valori fondamentali richiederebbe non deboli provvedimenti che rimangono circoscritti alla sola campagna affissioni e tralasciano la rimozione delle immagini nell’allestimento dei punti vendita, nel materiale pubblicitario, etc.
A tutt’oggi (lunedì 30 maggio 2011) nella sola stazione di Roma, in cui vi è un transito giornaliero di 400.000 persone, le immagini continuano a produrre i loro effetti e lo IAP non provvede.
n.p. L’immagine riportata in alto con l’abito un po’ più lungo (longer skirt) è tratto dall’archivio ufficiale Silvian Heach mentre la campagna TTT Lines è visibile al seguente link.













3 Commenti on "Ci vuole K e lo IAP non provvede"
La pubblicità, come ogni forma di comunicazione, mira a lanciare un messaggio, proponendosi un obiettivo specifico.
L’obiettivo specifico di queste campagne ha, a mio avviso, raggiunto esattamente l’obiettivo di comunicazione che si erano poste. Ogni campagna pubblicitaria, lo sappiamo bene noi appassionati di comunicazione, ha una precisa strategia di marketing nella quale ciascun elemento, visivo, verbale, personale, trova una precipua collocazione, cosi come tutti gli aspetti relativi al piano media, al timing al target e cosi via. E dunque è ben prevista anche la posizione dello Iap e del ruolo che questo gioca negli assets brand-consumatori-società. Certe scelte non sono di certo prese con approssimazione ma c’è il fine specifico di utilizzare consciamente e strategicamente i meccanismi esistenti. Quello che penso è che, nell’epoca dell’appaio e quindi sono, ciò non debba stupire soprattutto agli occhi di chi la comunicazione la fa. Giudizi morali, di valori son ben accetti e giusti. Credo tuttavia che l’azione dello IAP se ha un senso debba averlo sul serio (seppur considero molto difficile il lavoro dello iap che si trova a fare un grande lavoro di analisi di fronte a norme piuttosto aleatorie ed astratte, quali quelle del CAP), e di fornte a certe “esplicità” debba essere piu incisivo e perentorio. Ne va della sua credibilità. Ma poi mi chiedo, se tutto ciò trova comunque altri spazi dove vivere, e questo Tp ne uno, come tanti altri che offre la rete, che senso ha l’azione dello IAP anche di fronte a dispositivi di sopensione di certe compagne, soprattuto poi quando queste, in ordine di tempo, sono già andate! C’è bisogno di una rilfessione seria sullo IAP.
Ciao Anna Grazie per esserti fermata su questo Blog e per aver condiviso con noi la tua riflessione.
Ciao Anna,
non so se è un mio problema di udito, ma trovo che il nome della compagnia abbia un’assonanza volgare “tittilain”.
Di commenti in rete ce ne sono tanti su questa campagna, ma quello che ho trovato più esilarante viene da un blog gestito da una copywriter http://donneinritardo.blogspot.com/search/label/pubblicit%C3%A0
credo che lei sia stato più che splicita nel commentare.
A presto