Oggi vorrei parlare del connubio tra pubblicità e arte e, in modo particolare, della pubblicità che cita l’arte.
Il citazionismo in pubblicità è una pratica da sempre molto diffusa e i motivi commerciali e strategici di questa scelta sono molti. In primo luogo vi è il tentativo di nobilitazione del prodotto reclamizzato, il quale beneficia così dell’aura di rispetto riconosciuta all’opera d’arte. In secondo luogo abbiamo il semplice sfruttamento della notorietà di opere celeberrime il cui riconoscimento permette l’instaurarsi di un certo grado di complicità con il pubblico che si sente gratificato di tale agnizione.
Questo connubio sembra però anche suggerire un’affinità tra arte e pubblicità, le quali danno spesso l’impressione di operare secondo le stesse modalità. In fondo il pubblicitario di oggi, per alcuni aspetti, può essere accomunato alla figura dell’artista, soprattutto rinascimentale: entrambi creano un’opera di tipo visivo su richiesta di una committenza che desidera comunicare al proprio pubblico un determinato messaggio.
Per parlare di citazionismo in pubblicità vorrei prendere come esempio una campagna a stampa, a mio parere molto bella, di tre anni fa. La campagna in questione è stata creata nel 2008 dall’agenzia DDB di Berlino per promuovere la Polo BlueMotion della Volkswagen e consta di due immagini che citano, rispettivamente, lo stile pittorico di Salvador Dalí e quello di Renè Magritte.
L’arte surrealista sembra affascinare da sempre i creativi pubblicitari che, infatti, la citano spesso nei loro lavori. L’affinità tra pubblicità e surrealismo credo si possa rintracciare nell’importanza conferita alla dimensione del desiderio, rievocata dalla ricreazione degli stilemi tipici dell’arte surrealista.
Il messaggio della campagna Volkswagen ruota intorno al concetto espresso nel payoff: “Consumo assurdamente irrisorio. Polo BlueMotion” (“Absurdly low consumption. The Polo BlueMotion”). La nuova Polo BlueMotion consuma talmente poco da far sembrare tale risparmio di carburante addirittura assurdo e impossibile. Tale assurdità sembra poter esistere solo in un mondo parallelo al nostro, un mondo appunto assurdo e allucinato, come quello rappresentato dai pittori surrealisti cui la campagna si ispira.
Nella prima immagine possiamo riconoscere alcuni elementi tipici della pittura di Dalí: un indicatore della benzina, che segnala un serbatoio ovviamente pieno, la cui forma evoca palesemente quella degli orologi molli daliniani; le formichine, sempre presenti nei quadri del pittore spagnolo, nonché le parti molli della cisterna e il braccio del benzinaio sostenuti da grucce, proprio come l’immenso viso che domina il dipinto Il sonno (1937). Con un tale consumo irrisorio di carburante il benzinaio si trova a non avere più lavoro e a dover chiudere la propria attività – come indica il cartello “CLOSED” appeso al suo braccio – e piange disperato.
Nella seconda immagine possiamo invece riconoscere subito lo stile di Magritte: sullo sfondo del tipico cielo azzurro percorso da nuvole bianche un benzinaio privo di testa, come molti dei personaggi dipinti dal pittore belga, attende invano un tempo che non passa mai per poter finalmente riempire il serbatoio della nuova Polo. Gli oggetti che volano, come la bottiglia contenente il modellino di una nave, e il cavalletto che regge la tela sono altri elementi tipici dell’arte di Magritte.
Rapporto tra arte e pubblicità… voi cosa ne pensate? La pubblicità, operando spesso in modo simile all’arte e “saccheggiandone” immagini e stilemi può essere a sua volta considerata arte?













2 Commenti on "L’Arte nella Pubblicità: Surrealismo e Volkswagen"
Complimenti veri per l’articolo! Non avevo ancora visitato il vostro sito ma sono veramente colpito dal vostro modo di scrivere! Complimenti!
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