Si dice che nel nostro cervello esiste una regione chiamata “memoria poetica” che registra tutto ciò che ci affascina, migliora la nostra vita e soddisfa l’utopia di un ideale estetico in un mondo in cui tutti si comportano come se il brutto non esistesse.
Come se per arrivare al bello non fosse d’obbligo il passaggio attraverso i labirinti del suo maggiore rivale. Come se non lo avessimo conosciuto, toccato, in fondo agli angoli della sete nella leggerezza di un primo giorno d’estate. Come questo.
















