Credo. One night show Event. Organizzata dalla First Floor Under, casa editrice digitale e spazio eventi del Gruppo TBWAItalia è la mostra-evento tenutasi il 16 giugno a Milano composta da una mostra fotografica e da una performance che ha avuto in comune la sacralità intesa come percezione della realtà del tutto diversa da quella ordinariamente riconosciuta.
La sacralità messa in scena era legata alla devozione più incondizionata e all’arte dei rituali. Una sacralità che voleva trascendere e trasformare, sospendere il dubbio e creare asserzione. Questi sono stati gli intenti manifesti. Le fotografie utilizzate per la mostra sono stati ritratti di donne che si mortificano in nome di una ‘religio’ che le consumava.
I loro visi erano fragili, le loro espressioni intense di sofferenza. La performance ideata da Lorenzo Zavatta insieme al Collettivo Mulier voleva essere un rito propiziatorio fatto di gesti, profumi e sonorità che rimandano ad una ipotetica cerimonia.
La direzione artistica è stata di Francesco Guerrera e Nicola Lampugnani. Ancora una volta è la figura della donna che viene scelta come simulacro della penitenza, simbolo di una devozione devastante, assordante nelle espressioni che, ancora una volta, colloca la donna in un concetto culturale seviziante, che la vuole fragile e patente.
Una comunicazione aggressiva e violenta dalla quale la donna non esce sicuramente edificata. Si potrà controbattere che si tratta di Arte con la libertà espressiva che questa ha connaturata. Tuttavia alla donna va restituita la sua sacralità, e il rispetto per il suo corpo, che in questa mostra viene ancora una volta mortificato e depauperato.
La donna ha in sé la forza e le energie della creazione; la Natura è donna, la Luna è donna, l’Acqua è donna, la Luce è donna. Restituiamo alla donna la dignità del suo valore lanciando messaggi che la vedono ricollocata in termini positivi nella cultura e nella società civile.
Ci chiediamo quale sia il confine tra messaggi pubblicitari, sui quali lo IAP ha potere di intervento e tutela e, quei messaggi di comunicazione provenienti da fonti e contesti probabilmente diversi da quelli tipicamente pubblicitari quale è una mostra fotografica. Le finalità sono sicuramente le stesse: lanciare messaggi, fare cultura. I messaggi non sono figli di un Dio minore, credo, che lo IAP debba intervenire nei confronti di tutti i messaggi che violano il codice di autodisciplina a prescindere dalla grande, nota o «potente» impresa e/o agenzia di comunicazione che c’è dietro il messaggio.
Vorremo ricordare che la First Floor Under è una casa editrice digitale che ha concepito questo evento a fini pubblicitari. L’evento è in sé una forma di comunicazione. L’azione dello IAP non può essere miope rispetto a certi fenomeni che, ad avviso di chi scrive, rientrano ugualmente nella sua sfera di competenza.
Il primo giugno sul blog abbiamo parlato della campagna TTTLines Be Transported realizzata dallo studio Fabris, nella quale
si faceva riferimento alla campagna precedente TTTLines “Vesuvio ed Etna: mai stati così vicini…” e “Abbiamo le poppe più famose d’Italia” che era state bloccata dallo IAP per aver offeso la donna.
Ora l’immagine che Vi proponiamo è tratta dalla serie esposta alla mostra fotografica CREDO e mostra, a nostro avviso, in modo non corretto, una donna con un seno piatto, di cui anche il “sindacato” delle donne dal seno piatto, il Flat Chested Girls United avrebbe a che dire. Secondo Voi questa immagine così proposta offende la dignità della donna? Se Sì, ci viene da aggiungere come mai lo IAP non interviene?
Le piccole agenzie sono figlie di un Dio minore? Non si capisce come mai lo IAP è, come dire, un po’ distratto quando certi concept vengono realizzati da grandi agenzie e particolarmente pignolo con le agenzie più piccole? I due casi citati precedentemente volevano dimostrare quanto detto.
Riflettiamo insieme. Ognuno può esprimersi liberamente, ma ci vuole coscienza della forza agente e performante dei messaggi che si veicolano e degli scambi simbolici che avvengono nella semisfera, sia che a veicolarli siano i grandi che i piccoli.
Clicca QUI per visionare l’intera mostra CREDO.
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno











5 Commenti on "La mostra Credo a Milano: IAP Sì, IAP No."
Cara Anna Luisa, caro Gianluca,
punto l’attenzione, per ora, sulla prima parte: la Donna.
La Donna era “Madonna”, per dirla con i signori Alighieri e Petrarca -che mi perdonino se li cito-.
L’amore assoluto, irraggiungibile e puro era da loro assimilato alla santità e alla purezza di Maria, la Madre e madre (e anche di qualche santa o martire o tutt’e due).
Tutto finì, per dirla con Carmelo Bene -che mi perdoni anche lui- col teatro elisabettiano quando, cioè, fu permesso alle donne di calcare i palcoscenici: non più, quindi, “Madonne” ma persone visibili, tangibili.
Lì, sempre per dirla con C.B., finì la sacralità della donna-Madonna, almeno nell’immaginario collettivo, come si usa dire.
Dello IAP ne parliamo più tardi.
Come vediamo da questa foto http://www.giannacomunica.eu/donnacredo1.jpg nell’immagine a sinistra della mostra Credo il seno viene schiacciato con i polsi dalla donna che nella mostra è denominata Giudea (termine che indica i primi cristiani e, più specificamente quelli d’origine ebraica che osservano le prescrizioni della Legge mosaica: circoncisione, tabù alimentari, osservanza del sabbat, festa di Pesah; dopo la loro conversione al Cristianesimo). Mentre nell’immagine di sinistra della TTTLines il seno celato tra le mani viene mostrano quale elemento volto ad esaltare la bellezza femminile. Cliccate su questa immagine http://www.giannacomunica.eu/donnarealorto.jpg questa è una foto scattata al Real Orto di Napoli nel 2006 qui aldilà del body paint il seno femminile viene mostrato per la sua qualità nobile della natura in mostra esaltando e non mortificando la bellezza femminile. Se vedete quest’altra immagine della mostra Credo ancora il seno negato mortificando l’immagine femminile http://www.giannacomunica.eu/donnacredo2.jpg quì la donna rintratta nella mostra è stata chiamata penitente, participio presente di penitère pentirsi, che si pente; in senso religioso che ha rimorso di avere offeso Iddio e fà a lui ritorno, con la ferma risoluzione di non più peccare per l’avvenire. Penitente anche come colei che fa vita devota con esercizi di mortificazioni afflittive di senso e di spirito. Quindi nella prima immagine la donna che nega il seno premendolo con i polsi, nell’altra tolto, assente, negato dalla natura come penitente. E’ giusto mostrarla così per mostrare la proprio impresa editrice? Forse Sì, Forse No? Lo IAP che dice? – A presto, grazie, Gianluca – Benni tu che dici?
leggo da qualche parte che “la vita è una questione di tette” by Gabriele Ruscelli http://www.facebook.com/profile.php?id=612948152 http://www.gabrieleruscelli.com/
Gentile Gianluca e Gentile Annaluisa. ho la sensazione che non è stato capito il senso della mostra e le critiche sono state mosse con un pò di superficialità. Prima di tutto CREDO era una semplice mostra fotografica che non aveva nessun fine pubblicitario. Non ci interessa promuovere il martirio.Era semplice espressione artistica. fotografie di donne che si mortificano in nome di una religione. PEr questo magari una aveva il seno nascosto, l’altra piatto, l’altra si taglia i capelli. sono foto che vogliono rappresentare un certo tipo realtà. Lo iap non c’entra niente. lo iap è l’istituto di autodisciplina pubblicitaria e qui di pubblicitario non c’era niente. first floor under non è una piccola agenzia di comunicazione, come erroneamente pensate che sia. è una casa editrice digitale che ha uno spazio espositivo e ha deciso di usarlo per esporre queste foto. non è un manifesto, non è una bandiera, non vuole umiliare le donne, non vuole metterle alla berlina. anzi, magari, guardando le foto da un’altra prospettiva poteva essere una forma di denuncia.
Silvia, grazie per il tuo intervento. L’obiettivo di questo spazio è proprio quello del confronto, di ospitare tutte le voci, soprattutto quelle di coloro che concepiscono i messaggi per capire anche cosa c’è dietro. Infatti se non erro, credo che tu sia Silvia Capuzzi responsabile relazioni esterne della TBWA/Italia, bene la tua risposta ci permette di spiegare meglio questo post. IAP Sì, IAP No?! Sappiamo bene che lo IAP è l’istituto di autodisciplina pubblicitaria che ha stabilito delle
regole per disciplinare i comportamenti e tutelare i destinari dei messaggi dei pubblicitari. La riflessione è proprio sul suo ruolo, per capire come mai certi messaggi vengono bloccati, altri no e capire a cosa
serve bloccarli se poi esistono altre forme e modi di comunicare, come può essere una mostra fotografica, che ugualmente fanno cultura e lanciano messaggi che incidono sulle convinzioni e sui valori e allo stesso tempo comunque promuovono il vostro spazio espositivo, che niente affatto pensiamo essere una piccola agenzia di comunicazione ma sappiamo che è la casa editrice digitale che produce contenuti del Gruppo TBWA\Italia ed è composta da un magazine digitale appunto http://www.firstfloorunder.com e uno spazio eventi first floor under, al piano di sotto, appunto. Quindi, dicevamo, qual’è il confine? Un messaggio pubblicitario, anche se ha un committente, rimane un messaggio. Ed anche una mostra ha un committente anche se le finalità sono sicuramente diverse. Tuttavia, al di la delle finalità, la provocazione del post voleva dimostrare che
non è censurando o bloccando certi messaggi pubblicitari o demonizzando la pubblicità assurgendola a capo espiatorio di tutti i mali che si limita
la possibiltà di veicolare certe idee o certe immagini. Capita spesso ai pubblicitari di doversi difendere da accuse sulla incoscienza del ruolo che
hanno nel fare cultura diventando i colpevoli e responsabili di ogni stortura sociale. Siamo stufi di doverci continuamente difendere da certi additamenti: la pubblicità non rispetta le donne, la pubblicità lancia messaggi sbagliati, etc. Ad esempio meno del 17-18% della proiezione televisiva è composta da spot pubblicitari e solo una parte di questa ritrae donne ma l’uso o abuso dell’immagine femminile in televisione avviene perlopiù nei programmi televisivi e non nelle pubblicità, come le riprese dal basso delle veline in striscia la notizia etc. Ad ogni modo la pubblicità è anche lo specchio riflettente, informante e deformante della società, non l’ artefice occulto del decadimento socio-culturale che viviamo. Detto questo sono delle belle iniziative quelle di adibire degli spazi da parte di agenzie per dare ad artisti, creativi, visionari, fotografi, etc. un palcoscenico dove esibire la propria espressione creativa permettendo così di innestarla magari con altre realtà d’impresa, culturali, ludiche, estetiche, professionali, relazionali, etc. come fa anche Leo Burnet con il suo TOI Theatre Of Immagination e voi in questo caso di TWBA\Italia con il vostro spazio eventi First Floor Under che vedo è allo stesso indirizzo della vostra sede Via Leto Pomponio 3/5, quindi presuppongo l’esposizione creativa al piano terra, saremo felici di venirvi a trovare quanto prima, siamo stati dalle vostre parti recentemente alla Convention TP per il festeggiamento dei 65 anni dalla sua costituzione. Perdonami se ti ho risposto tardi ma ora sono rientrato, ho un ristorante http://www.ristoranteilcormorano.it se dovessi trovarti in vacanza dalle nostre parti ci farà piacere conoscerti e farti provare le nostre specialità, altrimenti ci vediamo a Milano. A presto, grazie, Gianluca Ruocco e Anna Luisa Buongiorno. Il confronto è una risorsa intelligente. E’ l’una e mezza e domani alle sei saremo già in pieno movimento. Buona notte.