La nuova campagna sociale sulla sicurezza sul lavoro lanciata dall’Assessorato Sanità della Regione Sicilia, “Non appendere la tua vita ad un filo” è firmata Rapidagraph, l’agenzia siciliana capitanata da Giuseppe Parisi e Giovanni Borsellino.
L’obiettivo della campagna è sensibilizzare ai temi della salute e sicurezza dei lavoratori con un focus specifico sui settori più a rischio quali l’edilizia e l’agricoltura. Rivolta ad aziende e lavoratori, la campagna mira a ridurre gli infortuni sul lavoro, tema quest’ultimo che rappresenta un’assoluta priorità per l’Italia la quale, secondo le indicazioni dell’UE, ha l’obiettivo di ridurre del 25% gli incidenti e le morti sul lavoro, entro il 2012.
Il tentativo della campagna è quello di attivare un processo di sensibilizzazione e responsabilizzazione culturale suggerendo, come si evince dal claim “Non appendere la tua vita ad un filo” l’idea che ogni singolo imprenditore e lavoratore può contribuire a ridurre ed eliminare questo fenomeno.
Questa campagna raggiunge il suo intento? Il visual e il messaggio lo comunicano? Cercavamo il bando di gara ma non lo abbiamo trovato, abbiamo trovato un bando del 2009 con €2.700.000,00 stanziati per una campagna di comunicazione per la sicurezza stradale nell’ambito di attuazione del POR FESR Sicilia 2007-2013. Anche questi fondi avranno raggiunto il loro esito? Dove sono gli esiti di queste gare? Raggiungono gli obiettivi o che fine fanno? Chi ne sa qualcosa?
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno












9 Commenti on "La sicurezza sul lavoro è appesa a un filo"
Un commento?
Eccolo: no comment.
Anche io non ho visto il brief, non ho letto il bando e non so cosa si chiedeva di preciso. Ma vorrei parlare sia del visual che soprattutto, della parte copy.
Una buona parte della Legge 626 in materia di sicurezza sul lavoro riguarda proprio l’edilizia. Infatti la maggior parte e i più gravi incidenti avvengono in questo settore.
L’art 111 al punto 4 così dice:
Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota:
4. Il datore di lavoro dispone affinché siano impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi alle quali il lavoratore è direttamente sostenuto, soltanto in circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro considerata più sicura non è giustificato a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare.
Quindi mi pare che usare la metafora della vita appesa ad un filo non sia stata una scelta vincente. In un cantiere edile puoi anche indossare il casco, le cuffie di protezione, i guanti e la visiera. Ma se cadi dal 3 piano non credo che l’aver indossato il casco aiuti molto.
Forse per questo tipo di campagne social, la buona vecchia Inghilterra avrebbe molto da insegnarci. Ricodo ancora la mia prima volta a Cannes stupita, shoccata nel vedere i loro crudi ma veri spot contro la guida in stato di ebrezza, o le loro campagne contro la droga o l’aids. Forse l’italia è pronta a vedere con occhi attenti e reali cosa è successo alla Tissen, cosa accade nelle cisterne, cosa succede tutti i giorni in un cantiere edile.
Non dico una campagna splatter, ma tra una campagna splatter alla Quentin Tarantino ad un filo da bucato c’è in mezzo “tanta roba”.
Aggiungo che trovo personalmente più interessante il logo con la gru e il casco appeso tipo cappio che tutta la campagna.
insomma siamo davvero appesi a un filo
Micaela ci fai vedere qualche campagna come dici tu? A presto, Gianluca.
E’ stato dimostrato che le campagne sociali “splatter” o comunque forti, in genere non ottengono nessun risultato perché:
- gli incidenti – sul lavoro o automobilistici – capitano sempre agli altri
- le immagini forti sono inconsciamente rifiutate
- esiste la sindrome del video-game: posso anche morire – o farmi male – ma poi comunque rinasco
Per sperare di ottenere un qualche risultato vanno quindi promossi i comportamenti positivi, anche attraverso manifestazioni concrete. Penso per esempio a quelle iniziative che premiano quegli automobilisti “sorpresi” a guidare con la cintura di sicurezza ai quali veniva offerta cappuccino e brioche.
Tuttavia, andare piano per le strade o porre attenzione sul lavoro è un fatto culturale che richiede insegnamenti e formazione costante e continua, senza i quali la comunicazione può fare ben poco.
cerco, cerco e vedrò di trovare qualche spot.
anche se tutti i pubblicitari che vanno a Cannes sanno benissimo di cosa parlo.
appena raccolgo un po’ di materiali magari posto qualcosa su come sono le campagne social al di là della manica. Ma anche in francia e qualcuna in spagna.
Micaela sappiamo di cosa parli ma dicevo facci vedere qualcosa, sia per commentare che per far vedere qualche esempio concreto visto anche che quello che dice DDT è giusto. Cerca, cerca e poi anche io posto qualcosa:) A presto, Gianluca.
Micaela, DDT e tutti quelli che ci leggete intanto date uno sguardo a queste due campagne sulla sicurezza stradale e fatemi sapere cosa ne pensate
http://www.youtube.com/watch?v=nI9_BTm41MI
http://www.ors.wa.gov.au/getattachment/Campaigns/Seat-Belts/Campaign-Advertising/restraints-campaign-poster-southwest.pdf.aspx
http://www.ors.wa.gov.au/Campaigns.aspx
Grazie, a presto
Gianluca
date uno sguardo anche a questo e fatemi sapere http://youtu.be/VH0JaMLam68