Abbiamo già sottolineato quanto il product placement abbia una funzione descrittiva e di contestualizzazione dei personaggi e della storia, grazie al fatto che ogni brand ha una sua identità ben definita e porta con sé i famosi valori di marca.
Grazie all’interazione dei personaggi di un film (o di una serie TV) con determinati prodotti di marca, riusciamo a farci subito un’idea della loro personalità e della storia che vivranno senza che questo ci venga raccontato verbalmente. Un uomo che guida una Jaguar, beve Dom Perignon e indossa Armani, sarà ben diverso da uno che mangia da Mc Donald’s, gioca alla Playstation e indossa Nike.
L’abbigliamento ha dunque un ruolo decisivo, nei film tanto quanto nella vita reale, nel definire la personalità di qualcuno, esistente o immaginario.
In Crank (Mark Neveldine, Brian Taylor – USA – 2006), tra adrenalina e ignoranza allo stato puro, Chev Chelios indossa una tuta della Puma. È un uomo in corsa, deve stare su di giri per tutto il film e certo non può girare in giacca e cravatta. Ecco che Puma ci trasmette dinamicità, forza, aggressività e tutto ciò che caratterizza il protagonista stesso.
Mentre per rappresentare la passione per la forma fisica e l’allenamento niente è meglio di Adidas. Lo stesso recente payoff “Adidas is all in” racconta magistralmente i valori della brand.
E così, la perfida allenatrice delle cheerleader in Glee (USA – 2009) veste solo ed esclusivamente con una tuta Adidas.
Nel film demenziale Blades of Glory – Due pattini per la gloria (Gordon, Speck – USA – 2007) indossano quasi tutti Adidas.
Nel recente The Karate Kid – La leggenda continua (Zwart – USA, Cina – 2010) il piccolo Smith si allena in Adidas.
Guardando al cinema nostrano, nel film Scusa ma ti chiamo amore (Moccia – Italia – 2008) la protagonista Nichi, interpretata da Michela Quattrociocche, indossa sempre Fornarina. Una brand già posizionata nel mondo degli adolescenti, il cui legame si è rafforzato grazie a questo product placement.
Ma il vero total look lo ritroviamo non in un blockbuster Hollywoodiano, bensì nel film cult L’Odio (Kassovitz – Francia – 1995). “Vinz” Cassel indossa per tutto il film una tuta della Nike, Said Taghmaoui una tuta Sergio Tacchini (sotto cui si cela una polo Lacoste) e Hubert Koundé indossa una t-shirt Everlast.
Un discorso a parte merita il product placement di scarpe.
Come non citare le Onitzuka tiger, scarpe sconosciute ai più, poi divenute un must have da quando Uma Thurman le ha indossate nel capitolo “resa dei conti alla casa delle foglie blu” del film capolavoro Kill Bill – Vol 1 (Tarantino – USA – 2003).
Chicca: mentre Uma cammina sul pavimento vetrato, si può leggere sulla suola la scritta “Fuck U”
Difficili da tenere sempre in vista, la necessità di inserire le scarpe nelle inquadrature spinge, a volte, a delle forzature che possono risultare, IMHO, grottesche se non addirittura fastidiose.
Ad esempio, in The Island (Bay – USA – 2005), Ewan McGregor apre un cassetto (primo piano infinito su scarpe Puma) ed esclama “ehi mi manca una scarpa sinistra. E quando ti capita vorrei anche qualche altro colore”. Il product placement visivo viene prolungato, e dunque rafforzato, dalle battute dell’attore che mantengono l‘attenzione sul prodotto.
Un caso eclatante di product placement cinematografico è Converse in Io, Robot (Proyas – USA – 2004) dove Will Smith non sa più come tenere nell’inquadratura il suo nuovo paio di scarpe.
E ancora:
Adidas Superstar in Scott Pilgrim VS the world (Wright – USA – 2010)
Nike per bambini in Senti chi Parla (Heckerling – USA – 1989)
Le Nike Cortez con cui Forrest Gump (Zemeckis – USA – 1994) attraversa di corsa gli Stati Uniti dall’oceano Pacifico all’Atlantico, su e giù per 3 anni.
Sempre Nike (versione contemporanea) in Ritorno al futuro (Zemeckis – USA – 1985) e Ritorno al futuro 2 (Zemeckis – USA – 1989)
A proposito di Ritorno al futuro e abbigliamento: nella versione americana, Michael J. Fox viene chiamato Calvin Klein da Lorraine, perché legge questo nome sulla sua biancheria intima. Nella versione italiana lo chiama Levi Strauss e in quella francese Pierre Cardin.





















5 Commenti on "Total look: il product placement da indossare"
Ma grazie sono tutte curiosità interessantissime. E da grandissima fan di Kill bill mi era sfuggito il Fuck U della suola di Uma. Stasera me lo riguardo solo per quella scena!!
Poi ci sono i casi in cui la cosa è talmente spudarata e mal fatta da risultare disturbante.
Qui per esempio Un medico in famiglia http://www.soloparolesparse.com/2011/05/se-da-un-medico-in-famiglia-si-mangiano-i-corn-flakes/
Grazie Micaela. Felice che ti piaccia il post! sarebbe interessante ricevere segnalazioni di altri film total look che magari mi sono sfuggiti
A presto e buona visione! Fra
@soloparolesparse: bel post! e grazie per la segnalazione. In questo caso specifico credo che la produzione faccia molto. Ad esempio, se nel Quinto Elemento Mc Donald’s è urlatissimo è anche vero che viene inserito nella storia in modo coerente, perché contribuisce a raccontare lo scenario. Un cocopops in primo piano come segnalato da te non aggiunge nulla alla storia e il fatto che potrebbe esserci qualsiasi altro prodotto al suo posto sottolinea il fail. Poi è vero che in tanti blockbuster certe brand sono urlatissime e basta, ma forse lo accettiamo dagli americani e non lo perdoniamo a una produzione italiana. Esterofili anche nel product placement
Diciamo anche che la serie in se non è di altissima qualità e quindi il PP va di pari passo