«Se io fossi davvero come appaio nelle foto, andrei in giro nuda tutti i giorni, sempre!»
Così dichiara Sharon Stone in un’intervista a Vanity Fair del 19 agosto 2009.
Nel 1968 Philip Dick creava i suoi replicanti. Organismi artificiali, pressoché indistinguibili dall’uomo, creati dalla Tyrell Corporation ed il loro slogan era più umano dell’umano e poi divenuti protagonisti del celeberrimo film Blade Runner.
Oggi aziende come L’Orèal o Maybelline, propongono modelli di bellezza androide, frutto di una realtà digitale aumentata, il sovrapporsi di elementi reali e virtuali crea una “mixed reality”. Quindi alterano le reali fattezze per sponsorizzare i loro prodotti, ma per fortuna questi augmented human being, hanno una vita ancor più breve dei replicanti dicksoniani.
A decretarne la fine, con lo slogan «torniamo alla realtà», è il parlamento inglese che risponde alla pubblicità ritoccata al digitale, ritirando dai maxi poster in strada e dalla carta patinata gli spot ritenuti troppo «risistemati» dell’attrice Julia Roberts e della supermodella Christy Turlington, testimonial per il Gruppo L’Oréal.
L’Asa, agenzia britannica che supervisiona le inserzioni, ha costretto il colosso francese a ritirare le foto dalla Gran Bretagna perché «violano il codice standard della pubblicità e l’uso esagerato di Photoshop potrebbe ingannare i consumatori».
Il nostro caro direttore creativo della Special Team di Milano, Pasquale Diaferia è stato intervistato sulla vicenda da Rossella Burattino del Corriere della Sera. Diaferia invita ad un ritorno alla bellezza naturalee sottolinea l’errore soprattutto nel beauty di ricorrere all’ipercorrezione per mostrare risultati perfetti.
Infatti – continua Diaferia – sempre più, hanno successo campagne realizzate al naturale che pubblicizzano una bellezza reale. (qui trovate l’articolo completo).
Nel 2006 Dove, anticipando i tempi, si fa portatrice di un trend che stava nascendo e grazie al progetto di comunicazione sulla bellezza autentica firmato Ogilvy Chicago realizza un video per sensibilizzare le donne sulla percezione dell’idea di bellezza.
Uno dei filmati pubblicitari più premiati dai festival della creatività di tutto il mondo e continuano l’anno successivo con la campagna dedicata all’autostima femminile.
Più recentemente Vogue Italia ha rilanciato il messaggio e messo in copertina nel mese di giugno 2011 la bellezza vera contro ogni stereotipo.
Solo per citare alcune delle campagne ‘al naturale’, cui si riferiva Pasquale Diaferia, ma potremo parlare ancora dell’impegno di Elena Mirò, regina della moda per taglie morbide, e altre ancora.
Tutto cambia. Cambiamo Tutto? Assolutamente No. Si trova un normale equilibro nell’evoluzione delle cose e bene che vada si farà diventare presto forte quello che è giusto. E visto che il futuro è oggi pomeriggio speriamo che anche lo IAP prenda imminenti provvedimenti nei confronti di campagne ritoccate ed irreali che traggono in inganno l’utente.
La comunicazione prima di tutto deve essere onesta, veritiera e corretta e deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori. La rappresentazione androgina altera la realtà percepita e nel caso del beauty, le donne e ancor più le ragazze, aspirano a modelli inesistenti e possono sentirsi frustate nel non poterlo essere.
Provvedete.
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno













4 Commenti on "Gran Bretagna: ritirati due spot del gruppo L’Oréal per uso esagerato di Photoshop"
La cosa non mi sembra grave, dati i tempi.
Una volta c’erano i fotografi,
oggi esistono gli scattatori, aiutati da Ps -unico vero fotografo a quanto pare rimasto-, spinti dall’ignoranza più grassa e crassa propria e di chi ormai non sa più o non ha mai saputo.
“Minchiachebellacosì!”, client dixit.
Alla prossima.
Le foto le ha scattate Mario Testino http://www.mariotestino.com/ che è un fotografo che ha la sua storia http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Testino
forse non è tanto il client dixit che dici tu ma esistono le nuove tecnologie, le PDA, che in questo caso sono acronimo di Photographer Digital Assistent, e si usano per produrre AD frutto di una realtà aumentata http://www.kevingarden.com/wp-content/uploads/2011/07/CHRISTY-TURLINGTON.jpg e sì ci chiedeva se fosse corretto creare specchi che non esistono e non tanto per il cliente che dice “Minchiachebellacosì!” anche con quelle Belle Vere, Benni.
Belle le donne, tutte belle. Sono forti, capaci di generare la vita. Un po di fondotinta puo aiutare, ma w le donne, belle le donne. Basta con questi artifizi, siamo molto di più. Se solo imparassimo a capirlo.
I pubblicitari credono ancora che le belle donne attirano l’attenzione? le aziende credono ancora nel potere della bellezza? Quanto sono indietro! Se le avessero scarnificate e avessero fatto vedere i muscoli credo che avrebbero attirato di più l’attenzione. Ormai a culi e tette ci abbiamo fatto tutti l’abitudine, grazie all’overdose che ne fa la pubblicità. E anche noi donne ormai sappiamo che quello che vediamo in giro non è la realtà, non siamo mica così fesse!