Tempo di vacanze, tempo di relax e di “depensamento”, per alcuni, non certo per tutti gli italiani.
Non vorremmo gettare un velo di criticità in questo momento guadagnato con la fatica di un anno, ma mi arrivano sotto gli occhi i dati di una serie di indagini sulla fiducia dei consumatori che meritano una breve riflessione. Però, almeno chi deve comunque impegnarsi (parliamo ovviamente delle istituzioni deputate) alle sorti del Paese dovrebbe a maggior ragione utilizzare i prossimi giorni per “depensare” un po’ meno.
Sappiamo che molto spesso i sondaggi sulla fiducia dei cittadini possono variare parecchio gli uni rispetto agli altri, per questioni metodologiche, tecniche, statistiche etc… (non sto a tediarvi con il linguaggio “ricerchese” ma molti se ne saranno accorti solo leggendo i giornali).
Invece proprio in questi giorni convergono un serie di informazioni che non solo arrivano da fonti diverse, ma che riguardano anche aree diverse: l’Italia, l’Europa, il Mondo.
Cominciamo dai dati macro: la Nielsen, che conduce dal 2005 il “Nielsen Global online Consumer Confidence” (31.000 consumatori intervistati on line in 56 Paesi) ci dice che nel secondo trimestre 2011 nel mondo (quindi compresi Asia, Africa, Asia Pacifico oltre che ovviamente gli USA), la fiducia dei consumatori nei confronti del mercato del lavoro, la situazione delle proprie finanze e le prospettive di spesa, è diminuita notevolmente: tra il 20 maggio ed il 7 giugno del 2011 era al livello più basso dal quarto trimestre 2009. Differenze: in Europa la fiducia è stabile, ma anche per il fatto che qui il livello di pessimismo è il più alto del mondo… Comunque macro differenze in Europa: aumenta la fiducia in Francia e, come si può immaginare, crolla in Grecia.
Che cosa succede in Italia in questa ricerca sul mondo? Prosegue, anche se in misura inferiore, il declino della fiducia che era crollata notevolmente nel primo trimestre del 2011: motivo principale, una visione negativa delle prospettive proprie, di lavoro e finanziarie, da qui ad un anno.
Parlavamo di convergenza: ecco analoga indagine ISTAT sulla fiducia dei consumatori italiani. Secondo questi dati, a luglio la fiducia diminuisce rispetto a giugno (si parla di numeri indice: 103,7 rispetto ai 105,8 di giugno) ed anche in questo caso, come per la Nielsen, il motivo sta proprio nello sguardo al futuro.
Più che rispetto alla situazione corrente, le persone sono preoccupate per quello che succederà a breve riguardo la situazione economica sia in generale sia rispetto alla propria famiglia, a quello che succederà nel mercato del lavoro, a quali saranno le possibilità di risparmio.
Non tanto casualmente, a nostro parere, i dati sull’atteggiamento degli italiani verso le Istituzioni che ci riporta Eurispes vanno nella medesima direzione. Per il 68,7% degli italiani è diminuita nell’ultimo anno la fiducia nelle istituzioni e per il 27,5% è invece rimasta invariata. In particolare: l’84% dichiara poca o nessuna fiducia nei confronti del Governo ed analogamente solo il 15% (era il 26% nel 2010) dichiara fiducia nei confronti del Parlamento. Di chi si fidano invece gli italiani? In crescita costante è, da tre anni, la fiducia nel Presidente della Repubblica (68% quest’anno).
Le conclusioni non sono così complicate da tirare: le persone, in qualche maniera, cercano di arrangiarsi ma fondamentalmente vedono nero. E più che rispetto alle loro forze personali, vendono nero rispetto alla capacità di reggere dell‘economia, da cui ovviamente dipendono le risorse disponibili per tutti. E sembra anche chiaro, per lo meno in Italia, che la situazione critica sia associata anche all’operato delle (alcune) istituzioni.
Questa mattina appena sveglia sentivo alla radio, contemporaneamente ai dati sulle oscillazioni della Borsa di Milano, che i lavori del Parlamento ricominciano il 6 settembre, mentre la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia invocava uno sforzo di impegno immediato.
Ma saranno proprio giustificate queste vacanze “scolastiche”, con una marea di cose da fare per risollevare le sorti degli italiani, peraltro quando la maggioranza degli italiani non le fa e sta pensando con apprensione al dopo estate?











Un Commento on "I dati Nielsen e Istat descrivono la fiducia degli italiani nel futuro"
Brava Laura, mostriamo scientificamente che non ci manchi o sia calata la fiducia in noi stessi, ma è la dimensione dei cambiamenti e l’impossibilità di di farvi fronte con le sole proprie forze. E qui giustamente non ci fidiamo di chi ci governa e ci ha governato facendo leva sulla credulità e sulle nostre paure piuttosto che affrontare per tempo i problemi reali come la crescita o il debito. Peraltro non penso che se, come probabile, rientrassero anticipatamente a posare le loro aulenti chiappe sugli storici scrani che videro un tempo assisi Quintino Sella o Giolitti possa cambiare granché. Ma riflettiamo anche su di noi sul nostro super individualismo, la nostra mancanza di senso civico, ecc. e facciamo qualcosa per diventare più squadra.