Tra i beni di consumo, la birra è sicuramente uno di quelli che porta con sé un carico di valori di marca tale da comunicare moltissimo del prodotto, della nazione di appartenenza e della persona che lo sceglie.
Dal tipo – bionda, doppio malto, aromatizzata, cruda – ai valori di marca – qualità, sport, divertimento, amicizia – alla provenienza geografica, la birra racconta tanto di una persona come di un personaggio e la scelta del product placement si rivela decisiva per contestualizzare e comunicare.
Budweiser, la birra che spende di più in pubblicità, è anche la più inserita nei film. Ma non solo per una questione di investimento.
Da una parte, Budweiser è la birra americana per eccellenza, a partire dai colori del packaging: bianco, rosso e blu. I valori di marca sono: americanità, ironia, pensiero positivo, energia e “Kingness”. Dall’altra, la maggior parte dei film prodotti e distribuiti nel mondo sono americani. Ergo, quando in un film vengono raccontati in modo positivo gli Stati Uniti d’America non può mancare una Budweiser in mano “ai nostri eroi”.
A seguire, per patriottismo, Miller (Atto di Forza, Collateral, Hazzard, Bad Boys 2 per citarne alcuni) e Coors (ad esempio Godzilla, La cosa, i Gremlins). Quest’ultima, poi, rimarrà per sempre nella storia del cinema per essere la birra che ha fatto ubriacare nientepopodimeno che l’alieno più famoso e amato del mondo.
Questo product placement ha poi portato allo sviluppo di una comunicazione don’t drink and drive con lo stesso E.T. come testimonial. Grandioso, no?
Un’altra birra americana con una storia tutta a sé è la Pabst Blue Ribbon. Dopo un crollo delle vendite durato circa un ventennio, agli inizi del nuovo millennio questa birra è diventata molto popolare ma non come l’azienda immaginava e sperava. Infatti, se da una parte il posizionamento desiderato è quella della “birra autentica americana”, spinto da un product placement in film come 2012 e Gran Torino, nei fatti la Pabst Blue Ribbon è la birra degli hipster. E non può farci proprio nulla.
Scendendo un po’ a sud, oltrepassiamo il confine e siamo in Messico, con la sua cerveza più famosa nel mondo Corona, presente in film come The Mexican, Fast and Furious e Lo Spaccacuori.
Attraversando l’Oceano Pacifico giungiamo in Giappone, dove la Yebisu, birra di lusso 100% malto, entra in un anime di culto come Evangelion, essendo la birra preferita del maggiore Misato Katsuragi, Direttore Operativo della Nerv.
Un bel po’ più a sud approdiamo in Nuova Zelanda. Il film Once were warriors racconta la storia di una famiglia maori ai giorni d’oggi, tra violenza, povertà e disagio. E la birra è un elemento fondamentale nel plot della storia, con i protagonisti sempre ubriachi e pronti alla rissa. Birra che, per coerenza, non può essere altro che l’economica e nazionale Double Brown.
Incamminandoci verso il vecchio continente alla ricerca di product placement di birre europee, passiamo per la Corea del Sud che nel film Bedevilled ci anticipa l’irlandese Guinness.
Giunti finalmente in Europa, Heineken, con il suo posizionamento di birra internazionale, è presente in tantissimi film che vanno da Shaolin Soccer a The Bourne Identity fino alla serie TV True Blood.
E in Italia? Fantozzi aveva un programma formidabile: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero!!
E a proposito di Italia, birra e cinema… eccovi la chicca.
È il 1967 quando Carlo Pedersoli diventa Bud Spencer, nome ispirato a Spencer Tracy e alla birra Bud, scelto per farlo apparire più internazionale e per non utilizzare il suo vero nome per il quale era già famoso come campione italiano di nuoto.


















