Partendo da Facebook, da nove mesi sul blog badavenue con discreto successo compaiono racconti, più o meno interessanti, di insider del mondo della pubblicità che sfruttano l’anonimato come esigenza di comunicazione affinché venga giudicato ciò che viene scritto e non da chi è scritto ma, soprattutto, con la vanteria di voler restituire consapevolezza all’ambiente.
L’anonimato che si nasconde dietro le belle parole di Donald è una trovata di marketing? Dietro c’è un gruppo editoriale? Ci imbatteremo in qualche produzione culturale o editoriale nei prossimi mesi?
In Inghilterra un insider del mondo della polizia per mesi scriveva in anonimato sul suo blog, Night Jack, raccontando all’Inghilterra e al mondo intero le avventure e le disavventure del suo lavoro aggiudicandosi anche l’Orwell Prize.
Migliaia di blogger operano dietro il mantello dell’anonimato ma, secondo l’Alta Corte Inglese, non ne hanno alcun diritto. Con una decisione storica il giudice inglese ha disposto la cancellazione forzata del blog Night Jack e si è rifiutato di concedere la protezione dall’anonimato all’autore Richard Horton. Il giudice inoltre ha dichiarato che se il blogger avesse affermato di avere il diritto di anonimato si sarebbe pronunciato contro di lui per motivi d’interesse pubblico.
Come quello di Richard Horton il blogging di Donald Draper, che fa della vera e propria informazione o controinformazione, è essenzialmente un’attività pubblica piuttosto che un’attività privata.
Seppur nel rispetto privato del diritto individuale all’anonimato e alla riservatezza, non è una gran bella cosa celarsi dietro un cappello per aver successo. La cosa che troviamo altrettanto un po’ controversa è che accreditati blog, blogger e professionisti usino e si prestino alla costruzione di un brand fatto da “anonimi” partecipando e condividendo le opinioni anche condivisibili ma pur sempre “anonime”.
Per dar voce alle idee ci vuole un’identità altrimenti passano e non restano. A ragion dovuta, crediamo che l’informazione pubblica, in un’ottica di correttezza deontologica, debba avere un chiaro mittente e non si debba coadiuvare l’informazione fatta in maniera anonima.
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno












19 Commenti on "Sappiamo chi c’è dietro a Bad Avenue"
Scusa Gianluca ma non sono d’accordo. Lunga vita a Bad Avenue che ha contribuito in questi mesi a scoperchiare delle verità del mondo pubblicitario che finora nessuno aveva avuto il coraggio di dire: per esempio dando voce ai collaboratori delle agenzie di pubblicità, sottopagati, sfruttati e spesso anche ricattati; pubblicando un censimento degli stagisti e delle modalità di impego; parlando apertamente dei fake e delle folli gare – tipo Ferrarelle – che qualche azienda indice.
Che tutto questo sia anonimo perché richieda l’anonimato o per qualche altra scelta non mi interessa: l’importante è che venga assicurato – come è accaduto finora – spazio al dibattito ed alle provocazioni dei suoi autori.
Con affetto, ddt
Non credo sia necessario conoscere l’identità di D.D., anzi. In fin dei conti i post di Donald Draper/Bad Avenue, a saperci leggere bene dentro, ti dicono più di quanto faccia il nero su bianco che vediamo.
Molti, moltissimi, si sono scervellati tentando di dare nome (nomi?) a D.D.: ne ho sentite di tutti i colori.
Non credo che questo “anonimato” faccia del male, tutt’altro.
Certo alcuni argomenti trattati possono sembrare a molti astrusi e troppo dentro i topic.
Ora, per completezza di informazione, ecco il post pubblicato da D.D. a fine luglio.
http://badavenue.wordpress.com/2011/07/29/ci-rivediamo-a-settembre-forse/
E’ sempre la solita storia, dipende da come si usa lo strumento e non dallo strumento in se. In alcuni casi in modo intelligente (come in questo), in altri meno.
Ad ogni modo mi piace pensare alla voce di migliaia di blogger, come la voce di uno stadio. Tanti colori, tante voci anonime, ma potenti soltanto se unite.
E’ in questo contesto che si fa notare quanto sia sempre più sottile il concetto di informazione pubblica. Non è forse più pubblica l’informazione che arriva dai social o dai blogger, rispetto a quella delle testate di proprietà (magari più autorevole)?
D’accordo con DDT e Benni: il blog è intelligente e ha una certa eleganza di stile….l’importante è che resti su questa frequenza d’onda.
@ Matt
carina l’icona della Gibson.
Ok, ma non vi pare che dare voce ai collaboratori delle agenzie di pubblicità, sottopagati, sfruttati e spesso anche ricattati; pubblicare un censimento degli stagisti e delle modalità di impiego; parlare apertamente dei fake e delle folli gare, lo devono e dovrebbero fare soprattutto le associazioni? Collaboratori e stagisti debbono cercare tutela in un blog anonimo? Le associazioni sono qui anche per questo. In ogni caso mi riferisco all’anonimato per l’informazione e non al diritto alla riservatezza del singolo perché come voglio sapere da dove proviene il cibo che mangio così voglio sapere da dove proviene il cibo per la mia mente. Oltretutto ora è facile, dopo aver blaterato anche cose giuste, dire ragazzi mi sono stancato forse torno a settembre; e grazie abbiamo seguito, ospitato e collaborato con un anonimo e ora si è stancato e se ne va. Pochissime, rare, forse nessun’opera anonima si ricorda perché si cerca sempre l’identità della sua provenienza, perché l’identità alle cose, alle idee, ai pensieri la da la storia che c’è dietro. Le opere, le parole, di Leonardo, Leopardi, Michelangelo, etc. non sarebbero le stesse se non avremo l’idea che abbiamo dei loro autori. Alcuni bravissimi cantautori cantavano per le strade di Napoli bellissime canzoni si ricorda qualche strofa ma se n’è persa la paternità, anonimi li chiamavano. Le grandi parole portano un nome e un cognome o di chi se ne fa portavoce, di chi le sente proprie, perché a quel punto sue sono. Poi, se altre testate di proprietà “magari autorevoli” veicolano informazione artefatta beh ne conosciamo la paternità e ce ne facciamo un’idea ma vogliamo sapere la singola voce che parla, un grande coro ci può emozionare, tante voci e tanti colori possono essere potenti se uniti, sì per un attimo, poi ci ricorderemo solo del cantante o del calciatore che le ha fatte gridare. L’individuo con la sua persona può caricare nel tempo valori, idee, pensieri, energia etc. tali da spostare montagne, non c’è anonimo e non sarà Donal Draper, che per altro porta uno pseudonimo già usato, ad essere portatore del cambiamento. L’Associazione può dar voce a quel coro fatto di tante singole storie che decreteranno il cambiamento. Perché la comunicazione che ha un chiaro mittente, un punto di riferimento stabile nel tempo, contribuisce all’evoluzione sociale, l’altra confonde e sparisce.
“La cosa che troviamo un po’ controversa è che accreditati blog, blogger e professionisti usino e si prestino alla costruzione di un brand fatto da “anonimi”
partecipando e condividendo le opinioni anche condivisibili ma pur sempre “anonime”.
Sono intervenuto spesso su Bad Avenue, sia come commentatore sia inviando lettere con preghiera di pubblicazione. Esattamente come ho fatto con altre testate, on line e offline.
Alcuni commenti, anche critiche anonime, mi hanno fatto riflettere. Altri no. Personalmente trovo stimolanti le idee, non il nome di chi le sostiene.
Il mio stesso blog (kttb libero sulla parola) è nato nel 2007 sostenendo le ragioni dello pseudonimato. Poi tutti sanno che è il mio blog perché quando ho assunto determinate posizioni ho preferito firmarmi.
Ma è una scelta personale. Non giudico chi la pensa diversamente e non trovo ci sia nulla di controverso nel fatto che io e altri colleghi, firmandoci, si partecipi a discussioni in quello che a mio avviso è stato quest’anno lo spazio più libero per dibattere temi normalmente trascurati dagli altri organi d’informazione.
Non è nemmeno vero che Bad Avenue sia stato il primo blog a parlare apertamente di quello che non funziona nel nostro mondo professionale.
Proprio sul blog TP ho scritto post come “le gare selvagge mettono nel sacco tutti”. Per non parlare dei pezzi scritti nel mio blog. Per esempio:
http://kttbblog.splinder.com/post/21810093/sciopero-in-mccann-erickson
http://kttbblog.splinder.com/post/23647687/anche-i-rifiuti-possono-alzare-una-mano-e-darsela
http://kttbblog.splinder.com/post/23654236/o-capitani-miei-capitani-dedicato-alle-aziende
Io credo che dopo anni di silenzio e rassegnazione, siamo in molti a sentire l’esigenza di confrontarci per ritrovare un’etica e identificare nuovi modelli.
Qualcuno può permettersi la firma. Qualcun altro no, non ancora.
Ma la vera questione non è tanto chi si firma quando c’è da chiacchierare. Il punto è quanti sono e saranno disposti a metterci la faccia con fatti concreti, nel quotidiano.
Per esempio: quanti sanno dire di no a una gara non corretta? (http://kttbblog.splinder.com/post/24683348/nemmeno-red-bull-e-abituata-a-pagare-le-gare)
Soprattutto, quanti tra quelli che hanno un ruolo o una carica istituzionale e non la usano solo come “distintivo” ma come strumento per provare a operare il cambiamento necessario?
Non mi interessa sapere chi ci sia dietro a Bad Avenue ma le schifezze che denuncia.
Così come non mi interessa sapere chi ha scritto Iliade, Odissea o Giulietta e Romeo.
Concludo con un’osservazione su una frase che ho trovato un po’ bizzarra:
“Seppur nel rispetto privato del diritto individuale all’anonimato e alla riservatezza, non è una gran bella cosa celarsi dietro un cappello per aver successo.
Ma come si fa a raggiungere il successo personale se ci si cela dietro a un alias?
Ciao, buona giornata a tutti.
m.
L’informazione esiste anche e soprattutto per decidere, per fare delle scelte, per conoscere i fatti, verificarli e regolarsi di conseguenza. L’arte e la letteratura sono ben altra cosa, con tanto di nomi, cognomi, biografie e personalità che spostano montagne. Per quanto mi riguarda, l’identità è un valore in base al contesto e non sempre è sinonimo di credibilità. Anzi, spesso porta ad una deriva dietrologista “si, ma chissà chi c’è dietro?”, quindi ben vengano le voci anonime, specie se migliaia (da interpretare s’intende, come qualunque fonte).
Se in molti tra collaboratori, precari o professionisti sfruttati non si rivolgono alle associazioni è perché probabilmente nemmeno in quel contesto si sentono tutelati. Che siano le associazioni ad accogliere ed interpretare queste voci.
In fondo vengono segnalati dei problemi, delle situazioni, dei disagi e senza nessuna ambizione di rimanere scolpiti nel tempo. I grandi e rari nomi ispirano ideali, progetti e stili di vita, ma è la saggezza popolare, quella anonima, la forza che muove la quotidianità di ciascuno. Le più celebri ed anonime canzoni popolari, in ogni dove, sono quelle che stanno alla base di tutta la musica moderna.
Massimo, sono d’accordo: sulle gare selvagge che hai denunciato, sulla coerenza che dovrebbero avere soprattutto le persone che sono alla guida delle associazioni della pubblicità, sulla necessità di ritrovare un’etica e identificare nuovi modelli.
Ognuno faccia la sua parte, come stai facendo tu a livello personale e come presidente di Adci e così come sta facendo DD.
Se vogliamo il valore in più di Bad Avenue è quello di essere riuscito a parlare alla truppa, come provano le migliaia di commenti che arrivano sul suo blog. E questo è un fatto straordinariamente importante che va ben oltre all’interrogarsi sull’anonimato.
ddt
Non trovo che si parli di questo perché non c’è niente da scrivere sui giornali ad agosto, né credo che non sia importante uno spazio sul quale si riflette su idee stimolanti. Il mio intervento non è un intervento farlocco sull’anonimato invece credo che sia importante interrogarsi se avete passato mesi ad alimentare il popolo di Zorro. Adesso si troverà un altro spazio o si aspetta Zorro quando torna a fare giustizia? >> Ma come si fa a raggiungere il successo personale se ci si cela dietro a un alias? Scrivevo successo non successo personale ed in ogni caso anche dietro un alias ci sono mille modi per guadagnare un successo personale. << Massimo, trovo davvero interessanti tutti i tuoi interventi, ti stimo, e credo che hai grandi meriti di portare avanti e stimolare dopo anni di silenzio e rassegnazione, come dici tu, l’esigenza di molti di confrontarsi per ritrovare un’etica e identificare nuovi modelli. Come ti scrivevo su fb, personalmente se Zorro, l'Uomo Ragno e Gargamella dicono stimolanti idee sicuramente potranno farmi riflettere e potrò farle mie ma ci penserò prima di mettermi a combattere con loro, perché voglio sapere con chi combatto non mi basta sapere solo per cosa combatto perché domani Zorro, l'Uomo Ragno e Gargamella spariscono o mi pugnalano e la cosa personalmente non mi piace. Poi come dici tu è una scelta personale e se c'è bisogno dell'anonimato per avere uno spazio più libero per dibattere temi normalmente trascurati dagli altri organi d’informazione anche questo a me spiace un po' perché questo mi fa sentire un po' meno libero, ma è forse solo una sensazione o un bisogno personale. Ok, e poi se le associazioni non riescono sempre a fungere da organizzazioni di tutela tali da interpretare ed accogliere le voci di collaboratori, precari e professionisti sfruttati stringiamo maggior forza su queste come tu e altri dirittivi in maniera ammirevole state facendo. Questo è quello che mi piace vedere e sentire. Grazie dei vostri interventi, a presto. Gianluca
E noi qui ancora a scrivere e a chiederci, perché questa è la domanda di fondo, cos’è Bad Avenue, chi è Donald Draper?
Sorpresa: ve lo dico io, però domani.
Ovvio che la notizia sarà a pagamento.
Forza, fatevi sotto.
Gianluca, forse sto diventando vecchio (anzi, togli il forse), ma sono stato tradito dalle persone, mai dalle idee. Poi, dato che sono masochista, continuo ad amare più le prime che le seconde. Qui però si sta parlando di affidabilità, non di amore
m.
Massimo non si diventa mai vecchi soprattutto i creativi che restano sempre enfant. Ecco amare le persone anche se tradiscono avranno sempre un’altra idea da dire:) Poi un po’ ti sei appassionato:) Grazie;) Anche se di idee si può rimanere prigionieri e a volte se riusciamo addirittura a raggiungere le nostre idee in maniera ideale
capita di non rimanerne soddisfatti o appunto rimanerne prigionieri e quindi in fin dei conti un po’ ci possono tradire? Ricordo il colombiano Nicolás Gómez Dávila che diceva che “le idee ci tradiscono se non le tradiamo prima noi. Dobbiamo essere fedeli soltanto alla complessità delle cose”. Ma qui si sta parlando di persone dietro le idee e se domani i contenuti del blog di Bad Avenue, più che sufficienti a farne delle “Confessioni di Donal Draper” fossero un business per una casa editrice o un’agenzia e i coautori parteciperebbero anche contenti ai convegni e presentazioni del nuovo volto affidato alla maschera di turno? Ora aspettiamo cosa c’e dopo perché altrimenti quanta energia ci costa la guerra se non c’è speranza di vincerla. Oltretutto mi bastano le maschere che
portano le persone (i latini dissero persona il cui etimo è appunto maschera di legno portata sulla scena dagli attori nei teatri) chi c’è dietro ognuno di noi? Questo sarebbe senz’altro più interessante da scoprire e perciò lo facciamo ogni giorno. Dico, non sarebbe stato
più semplice e sincero scrivere ad esempio “sono Pasquale Diaferia” e:) ma forse non avrebbe avuto e fatto la stessa risonanza, o forse sì?:)
Adesso vi dico cos’è, potrebbe essere, Bad Avenue e chi è, potrebbe essere, Donald Draper – e commentatori, anonimi e non -.
Bad Avenue: “Le voci di dentro” ( di Eduardo De Filippo);
Donald Draper: Alberto Saporito (protagonista).
Contenti?
Penso di si, la cosa ci riguarda, più o meno, assai.
Riguardo il tema dell’anonimato ho scritto parecchio e non sono d’accordo né con la posizione “Anonimato BUONO” né con quella “Anonimato CATTIVO”.
L’anonimato e l’uso degli pseudonimi ha una sua ragion d’essere e ha un suo valore, sorpattutto quando chi fa certe rivelazioni corre dei rischi personali. Il problema, nel mondo della pubblicità italiana, è il suo abuso.
Secondo me l’iniziativa di Donald Draper è un’iniziativa interessante e ha i suoi lati positivi, inoltre penso che l’anonimo operatore che ci sta dietro sia un personaggio in gamba.
È invece sintomo di grande immaturità di settore il fatto che la maggior parte dei commentatori di Bad Avenue non si senta libero di commentare se non si nasconde dietro l’anonimato.
@Gianni lombardi, d’accordo al 100%.
Per questo ho citato, forse in modo un po’ azzardato, la commedia di Eduardo.
«Per favore, un poco di pace!», esclama zi’ Nicola, nella commedia di Eduardo, mantenendosi estraneo e al di fuori dalle meschine vicende del mondo, addirittura rinunciando a parlare per disillusione delle cose umane rimane solo ad ascoltare, e solo prima di morire esclama «Per favore, un poco di pace!». Probabilmente Benni cita Eduardo perché ne “Le voci di dentro” da un sogno nasce il sospetto di l’uno dell’altro che porta progressivamente a galla una serie di fatti reali. Non discuto sui lati positivi dell’iniziativa di Donal Draper, come possono esserci in quelli di Johannes Buckle o di Spider Truman, non discuto nemmeno sulla ragion d’essere dell’anonimato e l’uso di pseudonimi per certe rivelazioni che possono far incorrere in dei rischi personali ma a prescindere dalle due posizioni buono e cattivo anonimo, che tu Gianni citi ma non so precisamente a quali ti riferisci, non sono semplicemente d’accordo a coadiuvare l’anonimato nell’informazione perché, come dice Fulvio Zendrini è sintomo comunque di un mondo in cui non si pensa di potersi esprimere liberamente. E questo è grave. Ed anche come dici tu è sintomo di grande immaturità di settore il fatto che la maggior parte dei commentatori di Bad Avenue non si senta libero di commentare se non si nasconde dietro l’anonimato. Né per dire le nostre verità dobbiamo arrivare ad avere la scorta come Saviano o a stare zitti come zi’ Nicola. Perciò la mia proposta di riflessione era tesa a riflettere su una maggiore partecipazione associativa capace oggi forse più di ieri di esprimere ciò che al singolo potrebbe portare paura e problemi. Non discuto nemmeno sul fatto che dietro Donal Draper ci sia un personaggio in gamba, non ho dubbi, ma una spada anonima è affidabile? Apparentemente costruisce fiducia e reputazione ma nessuno ci lascerebbe i figli. Nelle associazioni siamo in tanti, lo spirito associativo non manca e le associazioni sono lo spazio giusto per dire cosa facciamo, come lo facciamo, chi siamo, qual’è il valore del nostro lavoro e quali sono le tutele che spettano alla nostra professione e ai professionisti tutti che la esercitano con passione, amore e sacrificio ma soprattutto possono portare avanti battaglie nel tempo, vincere guerre e non lasciare che le cose se le porti sempre via il vento. Voglio dire a maggior ragione, se Donald è uno di noi perché erigersi a paladino della controinformazione pubblicitaria e non a sano portatore di vera informazione? Ho capito per protezione personale e per giudizio su ciò che viene detto e non da chi viene detto e questo genera risonanza. Allora basta che se ne parli e funziona? Solo ad un primo livello è così. La trappola dell’ovvio è sempre presente. Dietro questo non c’è una precisa strategia? Se non è tale non troverà un proprio posizionamento e rimarrà solo un semplice gioco di piazza? Poi che faremo aspetteremo il prossimo? Donal Draper, Johannes Buckle, Spider Truman, ? – Grazie.
io comunque sull’anonimato ho le mie riserve. Trovo che possa essere utile, quando non si vuole dare risalto al chi ma al cosa. Il fatto è che spesso il cosa dipende dal chi. L’obiettività può non essere tale solo perché decontestualizzata dallo scrivente. Anzi il rischio è che passi come tale perdendosi un pezzo di informazione rilevante che è la paternità del punto di vista. Insomma nn riesco a decidermi.
Impedire l’anonimato renderà migliore il web? Questo è il titolo del recente articolo sulla annosa questione dell’anonimato in rete e della privacy http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/02/Impedire_anonimato_rendera_migliore_web_co_8_110902038.shtml. Questo post voleva portare l’attenzione su questo dibattito, cogente ed attuale, la cui portata porterà nei tempi a seguire delle misure importanti anche da un punto legislativo. La coscienza di ciò può portarci a capire meglio le conseguenze di una scelta precisa e i pro e contro allo stop alla possibilità in rete di comunicare senza identità. Prendere una decisione in tal senso e capire “da che parte stare” non è cosa semplice e mi pare di interpretare il pensiero di tutti in questo senso, o almeno così mi pare emerga dai commenti a questo post. Avatar o nomi e cognomi? Rinunciare all’ anonimato in nome di una riscoperta della trasparenza e di una civiltà del linguaggio? I risvolti commerciali di una scelta simile sono evidenti per la possibilità per le aziende di avere informazioni sempre pià precise e richerche di mercato sempre più raffinate. Ma al di là di questo aspetto più’ “venale” consentitemelo, io mi pongo un questito diverso. Quale atteggiamento devo avere nei confronti della rete? Chi voglio essere in questo mondo, che fatico a definire ancora virtuale. Credo che la rete sia diventata qualcosa di molto più grande e reale. Superata la dimensione del virtuale bisogna riposizionare concettualmente il significato e la posizione che la Rete ha nella nostra vita. Definito questo passaggio, capiamo chi essere e come starci.