Il tricolore val bene uno spot!

Scritto da on 5 settembre 2011 in Comunicazione, Creatività, TP World - 8 Commenti

Il Presidente dell’Istituto del Colore, Beretta Fulvio Maria, sulle pagine del Corriere della Sera chiede ai pubblicitari cosa c’entrano veramente le centinaia di prodotti di varia natura abbinati, anche con operazioni forzate, ai colori della nostra bandiera e s’interroga sul perché di questa scelta così ampia e condivisa da parte dei creativi pubblicitari che, non  da ora, hanno fatto dello studio dei sentimenti più profondi dei consumatori una scienza.

Nel 1994 Rutelli sulle stesse pagine del Corriere dichiarò che per affermare l’immagine di Roma, nel mondo vale più uno spot bello, come quello della “Barilla”, di un’infinità di campagne di origine clientelare, come si sono viste in passato.

Beh, siamo e ci sentiamo Italiani e il senso patriottico ce lo mettiamo sia sui cioccolatini che sulle “mutande” e se questo aiuta spirito ed economia è in ogni caso ben fatto. Non crediamo che sia contro codici deontologici né etici, né sia una forzata e obbligata sovraimpressione semantica e valoriale per uno sciovinismo commerciale.

Certo è che se vi fosse un abuso tale da ledere ed offendere il nostro vessillo (come spesso la “nostra” politica ha fatto!) la cosa sarebbe diversa e ovviamente bisogna intervenire!

Sì, i pubblicitari hanno fatto dello studio dei sentimenti più profondi dei consumatori una scienza e nell’occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dall’Unità d’Italia si risveglia il sentimento vivo in ogni consumatore di acquistare un prodotto Made in Italy che ora è anche portatore di un’identità visiva di un suo condiviso sentimento patriottico.

Ed è, ad onor del vero, un modo per investire e contribuire ad arricchire la brand value di quello che è il nostro più bel brand, appunto, il Made in Italy cui molti brand hanno contribuito alla sua valorizzazione divenendo anche simboli di questa nazione. Rara fusione tra marketing di prodotto e di territorio che riassume in un’immagine unica la forza di un concetto con una potente memorabilità.

Ne è da esempio il caso dell’azienda Effebiquattro che in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia per l’inaugurazione del suo nuovo showroom ha lanciato il nuovo concept “Open” realizzando tre porte che riproducevano il tricolore alla Stazione Centrale di Milano.

Un modo per comunicare una “città open” che porge un caloroso benvenuto nel segno dell’accoglienza”. Un’operazione che indica inoltre l’attenzione alle relazioni internazionali per consolidare la presenza del marchio con un Made in Italy di qualità nel mondo ma anche alle esigenze del mercato nazionale. Così l’agenzia Special Team di Varese, Creative Chairman Pasquale Diaferia, ha anticipato la campagna che partirà nella seconda metà dell’anno, in concomitanza con il Made Expo (Rho, 5-8 ottobre).

È interessante dare una risposta al Presidente Beretta, sia perché l’articolo si rivolge direttamente ai noi pubblicitari, facendo riferimento ad un uso improprio del tricolore, sia perché l’Istituto del Colore è nato per rispondere a problemi concreti sull’importanza del colore nella società attuale per valenze estetiche, per aspetti comunicativi e psicologici, oltre ad avere come partner anche enti pubblici, industrie  e P.M.I., grande distribuzione e studi professionali.

Quindi c’è un motivo serio del suo interrogativo.

Che dite, diamo a Beretta una risposta tutti insieme?

Post scritto in collaborazionne con Anna Luisa Buongiorno

Gianluca Ruocco

www.gianlucaruocco.it - info@gianlucaruocco.it Laurea magistrale in comunicazione d’impesa e pubblica. Da sempre pubblicità, marketing e comunicazione sono il suo mestiere. Coordinatore TP – Regione Campania. www.giannacomunica.eu - gianluca@giannacomunica.eu Ufficio 0974 826838 - Cellulare 349 6406703   

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8 Commenti on "Il tricolore val bene uno spot!"

  1. Benni Priolisi
    Benni Priolisi 5 settembre 2011 alle 15:30 ·

    Ovvio che tutti ‘sti tricolore non c’entrano un tubo coi 150 anni né, tantomeno, gliene frega niente a chi li propone: sono solo dei me-too: lo fanno tutti, quindi facciamolo anche noi (un po’ come l’evasione fiscale).
    E poi una cosa, a proposito di colore: ma quant’è brutto ‘sto verde chiaro/acido che abbiamo.
    Perché non lo scuriscono un po’? Tipo “Gucci”, per esempio.
    Preferisco il blu dei “cugini” francesi.
    A dopo.
    :)

  2. Stefano Tugnolo 5 settembre 2011 alle 15:57 ·

    Gianluca,
    con il massimo rispetto possibile, trovo l’articolo del dott. Beretta una forzatura o, forse una provocazione. Mi sento un po’ stupido nel considerare come il “Made in Italy” sia, tutto sommato e seppur con molta fatica, ancora un valore di cui la nostra bandiera è il simbolo (retorico) più eloquente.
    Con lo stesso rispetto chiedo al sig. Priolisi se i cugini Francesi sono migliori perché usano forse un po meno il loro tricolore pur traducendo dall’inglese nel loro idioma anche i termini più settoriali :)

    Forse dovremmo interrogarci invece sul fatto che, talvolta, il tricolore appare anche su prodotti di produzione non italiana solamente perché sono italiani “di concetto”. Sarebbe stato e sarebbe ancora possibile una maggior tutela in questo senso? Sembra un ragionamento un po’ bigotto e di “difesa del cortile” ma si tratta della crescente necessità di apertura senza per questo gettare la memoria storica di stati, ragioni, territori fino anche alla famiglia, un patrimonio che mi sembra poco sensato dilapidare, anche dal punto di vista prettamente commerciale.

  3. Benni Priolisi
    Benni Priolisi 5 settembre 2011 alle 16:56 ·

    Egregio sig. Tugnolo ;) ,
    i nostri “cugini” d’oltralpe hanno solo avuto la fortuna di ritrovarsi il blu (bleu, blue) sulla bandiera: molto più elegante del nostro verdolino, almeno secondo me (taccio la bellissima Marianne, simbolo di libertà e non so che altro: fatto sta che è bella e noi ci ritroviamo con lo “stellone”).
    Sui valori del più che dimenticato Risorgimento non mi pronuncio: sono siciliano (bel guaio).
    Ma andiamo al punto, Stefano: tricolore=made in Italy.
    Il tuo ragionamento sulla Memoria di ciò che ha reso possibile questo Stato, questa Repubblica -o quello che ne resta- non fa una grinza e sono d’accordo con te: conserviamoci per bene.
    A presto, spero.
    :)

  4. Gianluca Ruocco 5 settembre 2011 alle 18:52 ·

    Benni non toccare il tricolore italiano! La nostra bandiera è bellissima molto meglio di quella dei francesi. Poi il verde delle nostra terra è il verde della nostra speranza ed è molto bello. Stefano, invece trovo pertinente l’interrogativo di Beretta e trovo che l’uso del tricolore non sia una boutade come dice Benni, ma dovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che accende gli entusiasmi e ispira i pubblicitari poeti: “Raccolgaci un’unica bandiera, una speme”, scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani. Così trovo pertinente, giustificato e motivato l’uso del tricolore da parte di molti brand che hanno contribuito e continuano a contribuire alla valorizzazione di questa Nazione e ne sono diventanti anche degli splendidi simboli. – Noi italiani siamo geniali in tutto: design moda, auto, vino, abbiamo inventato la pizza, l’espresso, le figurine e lo slowfood. Non possiamo colorarli con i nostri colori?

  5. Stefano Tugnolo 5 settembre 2011 alle 20:12 ·

    Gianluca,
    temo ci sia un fraintendimento: in verità la mia considerazione voleva essere molto, molto simile a quella fatta da Lei al punto che, francamente, non ho letto (in senso lato) questa spinta nell’articolo sul Corriere. Ad esempio frasi come:
    “I nostri eroi -omissis- sono stati elevati, si fa per dire, al ruolo di testimonial dei prodotti più disparati”
    oppure
    “nei colori della nostra bandiera sono stati visti abbinati al rilancio di marchi protagonisti dei più clamorosi «crac» azionari nel settore agro-alimentare degli ultimi anni.”
    mi sembrano più un laconico accettare che sia così, piuttosto che un essere fieri che lo sia. Evidentemente sbaglio e me ne scuso.

    Grazie, Stefano.

  6. Nevio 5 settembre 2011 alle 20:50 ·

    Il tricolore è bellissimo da usare! Tutto sta nella pertinenza del messaggio. La sincerità dell’abbinamento! Il Made in Italy, la gastronomia, il design… Più ci si allontana dal vero senso dell’uso del tricolore più si diventa non credibili!

  7. Benni Priolisi
    Benni Priolisi 9 settembre 2011 alle 17:18 ·

    Continuo a pensare che il blu sia molto più elegante di questo verde, quasi acido, che ritroviamo addosso.
    Dico anche che se di patriottismo si parla, questa non è la sede adatta.
    Qui si parla di mera e povera pubblicità.
    O no?

  8. Gianluca Ruocco 12 settembre 2011 alle 09:58 ·

    De gustibus non est disputandum. Abbiamo l’Azzurro della nostra Nazionale, azzurro che tra l’altro deriva dallo stemma nobiliare di Casa Savoia, a pensare che prima la nostra maglia era bianca e con Mussolini era nera! Qui si parla non di povera pubblicità ma della Pubblicità, che tra l’altro da sempre anima anche il senso patriottico ;-)

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