Secondo la Green Claim Guidance pubblicata dal DEFRA (Dipartimento Inglese per l’ambiente, cibo e sviluppo rurale) la comunicazione sostenibile deve essere: veritiera, accurata e in grado di essere sostanziata; rilevante per il prodotto in questione e per le problematiche ambientali ad essa connessi; chiara sulle questioni ambientali o circa gli aspetti ambientali del prodotto a cui la comunicazione si riferisce; esplicita e coinvolgente; semplice nel linguaggio; obiettivo di lungo periodo.
La green o clean economy cresce e crea nuove professioni velocemente. Basta pensare che i green jobs tra il 1998 e il 2007 negli Usa, sono cresciuti di ben tre volte rispetto agli altri lavori nello stesso periodo. Le energie rinnovabili rappresentano il settore dove la crescita è stata maggiore; per operare nella green economy non è necessario possedere competenze high-specialized e si possono raggiungere guadagni interessanti.
Insomma si può pensare ad un’economia basata sui buoni valori, che metta in campo risorse importanti, viatico di un percorso virtuoso nel quale le persone, l’ambiente e la società trovino progressivamente, insieme, le condizioni di omeostasi.
La green economy può diventare una reale opportunità per i lavoratori, ma anche per le aziende e per le agenzie. Quest’ultime in particolare devono divenire promotrici del cambiamento. Forse un Green Prix susciterebbe la loro attenzione sull’argomento?
L’aumento dei green job, lo sviluppo di attività sostenibili e di comunicazioni sostenibili sono leve speculative di furbetti che sfruttano le mode? Blue, green, grey* economy/communication? La corsa a quale premio? Un mondo sostenibile o un modo per sostenere la propria vita?
Per chi ci crede non è un fake.
*grey economy/communication, economia/comunicazione fatta con il cervello: pensata (ndr).
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno







