Oggi vi racconto una barzelletta. “Siamo in Italia. Ci sono quattro agenzie di pubblicità. Una è americana, una inglese, una francese e una italiana. Sono in gara per il budget pubblicitario di un grande cliente pubblico, a caso. Vince l’agenzia americana, oppure quella inglese o quella francese.” Non vi ha fatto ridere? Strano, perché i rappresentanti degli altri paesi hanno riso, a crepapelle. Anche perché è quello che succede ogni giorno in Italia. Provate ad andare negli Stati Uniti e cercate, di diventare l’agenzia pubblicitaria di uno qualsiasi dei budget del governo americano e poi vedrete quanto ridono. È vero che nemo propheta in patria, ma effettivamente essere un’agenzia italiana al 100% in Italia è più difficile di quanto sembri. Se non ha fatto ridere neppure voi, e magari vi ha fatto anche un po’ incazzare, chiamateci, 02 6367031. Oppure visitate il nostro sito.
Così Cesare Casiraghi e Daniela Greco titolari della Casiraghi Greco& comunicano, in uno dei loro 11 body copy, le capacità della propria agenzia ed il loro punto di vista. Un buon esempio di personal-social branding lanciando un messaggio chiaro, di quanto essere un’agenzia italiana al 100% in Italia sia più difficile di quanto sembri. Spesso i budget del governo se li aggiudicano agenzie straniere e i grandi clienti italiani sono malati di esterofilia e d’incertezza. Amano cambiare agenzia a ogni cambio di stagione rendendo difficile la possibilità di investire e di costruire. Ci sono aziende nel mondo che hanno la stessa agenzia da 50 anni e, grazie a questo, un’immagine che marchi nostrani famosi si possono solo sognare, a furia di fare gare anche per decidere il colore della carta igienica. A questo link potete vedere l’intera campagna di comunicazione uscita su Il Sole 24 ore e il Corriere della Sera nel mese di agosto.
Come dice il Presidente ADCI, Massimo Guastini, fa onore a Cesare Casiraghi e Daniela Greco aver investito risorse su un punto di vista e sul marchio della propria agenzia. Dimostrano di crederci.
Come gadget per l’estate la Casiraghi Greco& ha regalato ventagli con raffigurati tanti 500,00 euro per sventolarsi in un momento di crisi.
La prima forma d’insegnamento è l’esempio. Per dar prova di fare una buona comunicazione bisogna farla prima per se stessi e non stare lì a fare l’elenco delle possibili cose da fare nelle sue infinite possibili declinazioni (progettazione identità visiva, siti web, packaging etc., l’elenco è aperto).
Un personal brand quello di Casiraghi&Greco che non è autoreferenziale ed elogiativo, ma sceglie di firmare una campagna a favore della creatività italiana. È questo il messaggio più forte, perché diventa portavoce di un sentimento, apre un dibattito, invita a farsi domande più intelligenti. Perché le aziende scelgono la creatività all’estero? Peraltro fatta sempre da italiani? Scegliete noi, noi italiani, e più a margine ovviamente promuove se stessa.
Come dicevamo un buon esempio di personal-social branding. Una buona pubblicità comincia da se stessi. Far pubblicità alla pubblicità è la pubblicità più difficile. Cesare Casiraghi e Daniela Greco ci riescono. Con uno stile al 100% italiano senza bisogno di scopiazzare nessuno, sono divertenti, coinvolgenti e, con una piccola vena sarcastica, sono seri.
Chiudiamo questo post invitandovi a vedere i loro due spot video e a riflettere sullo scegliere, lavorare e fondare un’agenzia tutta italiana.
Marketing: “Capito una mazza”
Premi: “Che premio!”
“Ci sono clienti che parlano di genio italiano nella loro campagna pubblicitaria, che però fanno fare a un’agenzia straniera”. – Noi italiani siamo geniali in tutto. Design moda, auto, vino, abbiamo inventato la pizza, l’espresso, le figurine e lo slowfood, chissà perché pero la pubblicità la facciamo fare al barbaro straniero.
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno
Ringraziamo Cesare Casiraghi per averci fornito i visual della campagna e per la sua disponibilità.












6 Commenti on "CASIRAGHI GRECO&. Agenzia italiana si aggiudica budget governo USA?"
La prendo un po’ larga. Il punto debole degli italiani è l’organizzazione (basta pensare alle prestazioni di treni, aerei e servizi postali italiani in una graduatoria europea, per confermare un problema tanto istituzionale quanto di cultura diffusa). La pubblicità, per essere efficace, richiede creatività, ma anche metodo e organizzazione. Ovvero capacità di lavoro di gruppo, persistenza, metodo e così via.
Gli italiani cercano sempre la scorciatoia, il trucco per trasformare l’acqua in vino, e in pubblicità la scorciatoia sembra essere, tanto nelle agenzie quanto nelle aziende (in generale, con poche eccezioni) comprimere tutti i costi e mettere tutti in gara.
Gianni, sono perfettamente d’accordo con te. C’è da dire anche che i budget risicati Italiani vuoi per “paura”, vuoi per “cultura”, vuoi per “crisi”, a volte, ed oggi pare sempre di più, non permettono di fare buon vino, di investire in idee valide e funzionali frutto di “capacità di lavoro di gruppo, persistenza, metodo e così via”. L’italiano non rischia ed è vittima di una imitazione tutta americana che non fa emergere uno stile tutto italiano che per fortuna qualcuno riesce ad esprimere. Dall’altra parte dell’oceano le aziende si rivolgono pure a 308.745.538 abitanti per i quali vengono stanziati relativi budget che permettono di realizzare altri tipi di asset comunicativi. Sì può poi fare una competizione internazionale dove poi sono i budget che gareggiano? Pensiamo a comunicare con il cuore per arrivare al cuore della gente, come noi italiani sappiamo fare, perché come direbbe Ogilvy il premio del nostro lavoro è dato dalla capacità di far suonare in continuazione il campanellino del registratore di cassa dei nostri clienti
Gianluca,
come già discusso qui http://blog.adci.it/?p=602 è veramente ammirevole che un’agenzia investa in pubblicità (tradizionale per di più) ed è paradossale che questo sia ammirevole: non a caso in uno degli annunci si fa leva proprio su questo. Senza rientrare nelle disquisizioni sul linguaggio delle bodycopy, rinnovo il rammarico per una campagna che, se concepita dalle “istituzioni” della pubblicità, avrebbe dato lustro a tutto il settore: da questo punto di vista, onore al merito.
Sì, sarebbe stata interessante una campagna del genere fatta dalla “istituzioni” della pubblicità,
ma si parla di globalizzazione, Europa, apertura etc.
Un’associazione che ha tra i suoi soci
agenzie straniere ed esterofili può prendere parte nei confronti di un protezionismo di Stato? Non credo, non anche se tali presenze non vi fossero; ma credo, anzi che sia un legittimo punto di vista del singolo e da questo ad onor del merito debba esser espresso.
Non credo che sia ammirevole che un’agenzia investa in pubblicità, trovo che sia semplicemente
normale, che lo faccia puntando su un suo punto di vista e non spiattellando le cose che potrebbe fare,
è semplicemente una cosa bella e funzionale, e in quanto bella e funzionale è meritevole.
Le agenzie italiane dovrebbero di più alzarsi le maniche per far meglio ciò che fanno e far vedere
che lo sanno fare per davvero “con i trilli dei campanelli delle casse dei clienti” ed anche insistere
per far con il loro lavoro anche un buon lavoro di comunicazione alle istituzioni, affinché trillino
anche i campanelli governativi (rif. http://www.tpblog.it/iap-inibito-da-spot-parassiti).
Le associazioni potrebbero aiutare in questo? Certo che Sì, le cose stanno cambiando,
qualcosa si sta muovendo, presto si vedranno nuovi risultati e sarà vino, del buon vino
e non acqua trasformata in vino.
Ad oggi la vanità aziendale ha aggiunto acqua al vino della verità, pur di farsi notare, correndo però
il rischio di svelare alla fine l’inganno di un sostanziale bluff annidato sotto il manto dorato di molti trionfi.
Oggi il cliente è cambiato, il mercato pure e solo chi ci sa fare per davvero, andrà avanti.
Inutile dire che condivido ogni pensiero di Gianni Lombardi, quindi non lo dico.
“casiraghi greco&” hanno fatto un gran bel self.
Hanno fatto bene e hanno fatto un bel lavoro.
Lasciamo stare il resto, rendiamoci piuttosto conto che se la “situazione” è a questo punto -temo di non ritorno- è anche per colpa nostra e/o di chi si è venduto per mille lire sperando, e in molti casi ottenendo, ciò che voleva dal satrapo di turno.
(continua…)
Trackbacks per questo post