Sul sito della Marina Militare è stato annunciato l’arrivo a Castellamare di Stabia (Napoli) della nave scuola Amerigo Vespucci che 80 anni fa (22 febbraio 1931) scese per la prima volta in acqua dai cantieri navali stabiesi.
I giornali dell’epoca raccontano che quel giorno c’era tantissima gente. Comprese le famiglie di quegli operai che, con il loro sudore, avevano contribuito a quel miracolo. Il vescovo Pasquale Ragosta, benedisse la nave dopo la cerimonia religiosa. La madrina, Elena Cerio, figlia del comandante Oscar, fu incaricata dell’atteso rito solenne: fu lei a spingere la classica bottiglia di spumante contro la chiglia della nave. Discorsi, applausi, poi la frase rituale: «In nome di Dio, taglia!». La scure fu abbattuta sulle trinche e la nave scivolò, nel silenzio generale e tra sguardi pieni di commossa meraviglia, in mare e per l’«Amerigo Vespucci» fu l’inizio di una grande avventura.
Memorabile fu l’incontro con la portaerei americana. Dalla nave statunitense lampeggiò il segnalatore che chiese: “Chi siete?”. La risposta fu: “Nave scuola Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana”. Dalla USS Forrestal (CV-59): ”Siete la più bella nave del mondo”.
L’«Amerigo Vespucci» definita da molti la “nave più bella del mondo”, è la Signora del Mare ambasciatrice galleggiante dell’Italia nel mondo e la sua immagine deve essere tutelata e salvaguardata come è giusto che sia. Perdonateci qualche citazione di troppo ma siamo delusi ed amareggiati che un’immagine così sia ridotta ad essere comunicata come ci apprestiamo a farvi vedere.
Di seguito il “corpo” del reato.
Il manuale ci dice che la pubblicità che incontriamo per strada deve essere d’impatto, un grido sul muro, un pugno nell’occhio, cercare concisione e brevità, non invadere lo spazio dell’immagine, rispetto delle cromie, delle dimensioni degli sponsor, del lettering, del posizionamento del visual, del body copy, del percorso visivo a “Z” da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso, del contesto e molto altro ancora ma queste teorie sono interpretate da molti in modo sbagliato creando effetti sgradevoli di questo tipo che tra l’altro in questo caso specifico riteniamo che i realizzatori di questa “cosa” non si siano mai preoccupati di capire almeno una delle dinamiche della comunicazione.
Come più volte dagli spalti di questa associazione è stato detto, i professionisti della comunicazione hanno studiato e studiano per anni le percezioni più profonde dei messaggi nel pubblico facendone oggi una disciplina di alto profilo che purtroppo non è ancora riconosciuta a livello statale con una legislazione unitaria tale da tutelare la professione ed evitare che il farfallone di turno squacqueri la tela senza alcun principio.
Se avessero lasciato almeno un contatto! Vi pregheremo di inviare direttamente comunicazione al Comitato d’Onore 80/150 Amerigo Vespucci presieduto da Nadio De Rosa che insieme al comandante Catello Scala hanno ideato l’evento affinché si sveglino, controllino e tutelino l’immagine di una Regina del Mare, Simbolo dell’Italia che in questo modo non comunica altro che una cattiva immagine offendendo, dilapidando l’immagine della cerimonia, della storia e di questo simbolo.
Perché altro modo non c’è! Lo IAP e l’AGCOM non possono nulla! La tutela d’esercizio dell’attività di Professionista della Comunicazione non esiste! Deve essere assolutamente disciplinata dallo Stato! Questo è improcastinabile, perché non possiamo continuare a vedere e pagare per muri imbrattati da stampe di fogli sporchi perché chi non ha le competenze ancora oggi può vendere un servizio che non sa fare e non potrebbe fare ad un prezzo assolutamente fuori mercato tale da offendere chi questa professione la esercita con rispetto, sacrificio amore e passione! Dove la Costituzione Italiana si fa portatrice dei principi di tutela del lavoro e della sua remunerazione che sia sufficiente e proporzionale al lavoro svolto di cui lo Stato dovrebbe esserne assolutamente garante!!!
Il motto dell’Amerigo Vespucci è «Non chi comincia ma quel che persevera»
Peccato che in questo caso è il contrario «Errare humanum est, perseverare diabolicum». Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Perciò ci auspichiamo che la professione sia quanto prima tutelata e che il Comitato d’Onore! stia più attento!
Adesso questo danno d’immagine chi lo paga? Ed ancora il danno alla professione chi lo paga?
Di seguito riportiamo la sua immagine pulita!
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno















5 Commenti on "Amerigo Vespucci, danno d’immagine! Chi paga?"
Incommentabile.
Ma in questo caso, “non commentare” equivarrebbe ad avvallare che questa cosa sia definibile “pubblicità”.
E pensare a quanti bravi comunicatori ed art director sarebbero onorati a redigere un manifesto per questa meraviglia.
Tristezza.
Grazie Gianluca.
Stefano.
agghiacciante, non so se è peggio lo slogan forzatamente tricolore o il testo sotto giallo SOPRA la nave.
hanno rovinato l’unica cosa che dovevano valorizzare…
Se lo IAP e l’AGCOM la smettessero (un po’) di occuparsi prevalentemente di pubblicità sessista e volgessero lo sguardo in direzione di ciò che vorremmo disciplinasse realmente la Professione… sarebbe già un buon “comincio”.
Ma non speriamoci troppo.
Finché vedremo i quotidiani “imbrattati” da falsi giornalisti non professionisti senza scrupoli… cosa volete che sia qualche manifesto “offensivo” in giro per le nostre città!
a me il manifesto è piaciuto molto era fresco e giovane concordo sulla scritta sovrapposta ma bisogna vedere chi magari a voluto questo…
@ Tatiana. Credo che anche nel nostro settore bisogna iniziare a dire “la nostra professione non è un’opinione”…perchè solo così si possono comprendere le attenzioni e le cure che dedichiamo con passione ai lavori dei nostri clienti. Credimi, non è un fatto di estetica, ma di sostanza. Quella locandina è inqualificabile e non comunica.