Come avete potuto ascoltare da questo video, durante una puntata di Porta a Porta Bruno Vespa consiglia ai liceali di non iscriversi a Scienze della Comunicazione perché sarà un errore che pagheranno per tutta la vita!
C’è da rispondere: “Ma come ti permetti!”. Ad oggi il figlio di Vespa: Federico, laureatosi in legge conduce con il padre una trasmissione radiofonica su Radio RTL 102.5. Così il padre lo aiuta a seguire la sua passione di giornalista.
Semplicemente, ognuno deve seguire le proprie passioni e studiare ciò che più può aiutare ad esprimerle. Il padre l’avrà condizionato? Con la scuola di giornalismo non avrebbe potuto praticare la sua passione? Se studi giurisprudenza, gli avrà detto, puoi far di tutto!
Le lauree in comunicazione servono e permettono di lavorare. Rispondono a Vespa Emanuele Invernizzi, Professore di Comunicazione d’Impresa presso l’Università IULM:
ed il Prof. Pres. Mario Morcellini della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapiena di Roma:
La professione del comunicatore è una di quelle professioni in rapida crescita ed evoluzione rispetto a tutte le altre. Comunicatori pubblici, pubblicitari, marketing manager, brand e product manager, professionisti e studenti del mondo della comunicazione, etc. dovrebbero chiedere a Vespa di dedicare una puntata della sua trasmissione alla comunicazione e dal canto nostro, come comunicatori e pubblicitari, dimostrare che le cose sono ben diverse da come lui ostinatamente e consentitecelo, ottusamente, pensa e dice. Il messaggio negativo che diffonde utilizzando un mezzo pubblico influenza il pubblico, danneggia ed offende gratuitamente e pretestuosamente studenti e categorie professionali. Questi danni chi li paga? Avremo diritto di rispondere?
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno











8 Commenti on "Vieni avanti comunicatore! Bruno Vespa contro i laureati in comunicazione!"
Se vogliamo intendere la Laurea così come è concepita oggi, beh questa può provocare sia l’intervento di Vespa (non certo nei toni usati, quanto nel numero di senza lavoro o peggio dei precari che l’indirizzo universitario seguito sta determinando), sia la difesa di Invernizzi e Morcellini che farebbero bene ad evitare “baronie” e limitarsi al ruolo di docenti piuttosto che di addetti ali lavori attivi nel campo della comunicazione.
A mio avviso bisogna invece riscrivere le regole del gioco affinchè gli studenti e conseguentemente gli addetti ai lavori non cadano in inganno; e qui mi limito ad una sola provocazione dopo quelle espresse sopra: perchè non si differenzia nei contenuti e nei titoli il Corso di Laurea facendo si che ci sia il distingo concreto che ora non c’è fra “comunicazione” commerciale, d’impresa o pubblica rispetto a giornalismo e dunque “informazione” consentendo una migliore specializzazione settoriale e evitando allo stesso tempo le “baronie” di cui anche il buon Vespa pare non disdegni?
Ma la domanda vera è: ci consentirà la “casta” mediatica che ingnora chi fa il nostro mestiere di poyter dire nei cosiddetti “salotti buoni” il nostro pensiero?
Presidente,
io credo che i contenuti delle lauree in Scienze della Comunicazione e delle Magistrali in comunicazione d’impresa e pubblica siano ben strutturati ed hanno al loro interno tutta una serie di studi che vanno dalla logica, alla linguistica, dall’economica alle lingue,
dalla psicologia alla semiotica, dal diritto fino al design e quant’altro sviluppati in più di 40 esami che permettono agli studenti di avere un panorama di analisi molto ampio che è utile al lavoro se solo si comprendesse meglio quale lavoro. Poi per carità tutto è perfettibile.
Sono lauree nuove e professioni non definite che non tutti conoscono ma che tutti ne parlano e ogni giorno vengono dette una montagna di sciocchezze. Il nostro castigo è che parlano e straparlano di noi e affini e non ci invitano a rispondere. Perciò stiamo provvedendo
a contattare Vespa affinché si realizzi una trasmissione sulle professioni della comunicazione.
Continuare ed ampliare quelli che sono i programmi di relazioni tra studenti e professionisti per i quali in TP con lei ci stiamo battendo affinché queste relazioni siano sempre più forti efficaci ed efficienti e diano il giusto valore e la giusta espressione al sapere degli studi conseguiti in relazioni all’inquadramento concreto, è la cosa giusta.
Vengono definiti studi non definiti. Faccio un esempio: si può considerare il pubblicitario una professione non definita? Alcuni dicono di sì, in quanto le figure
ben definite vengono considerate quelle di direttore creativo, art director, copywriter, account, etc. invece il pubblicitario è un professionista che ha una professione ben definita in quanto lui esercita l’attività come nodo delle esigenze nel raggiungere l’obiettivo strategico. È un T-shape agisce in varietà e non un I-shape in variabilità come le altre professioni prima citate. Così è il laureato in Comunicazione può oltre che in base alle proprie attitudini orientare gli studi
in I-shape sviluppare la propria attitudine di nodo potendo dialogare con un ingegnere e un artista che difficilmente da soli raggiungerebbero l’obiettivo.
Invito ad entrare in associazione ed alimentare sempre di più lo spirito associativo perché è importante, sia per dar ancora maggior valore al proprio sapere,
alle proprie conoscenze e alle proprie relazioni, sia perché queste crescano nella condivisione perché è nella condivisione che creano anche valore economico, dico anche, perché gli affari fatti solo per soldi sono affari poveri, ed anche in queste relazioni si andrà a definire ed inquadrare meglio il proprio ruolo che in questo campo è ancora un po’ “fuzzy” ma è vero anche che molti trovano presto posto di lavoro dal local store di Mac Donald al posto in Rai o in radio, in agenzia o al Ministero, etc. Questi studi non vi rovinano la vita come dice Vespa ma bisogna sapere cosa si vuole fare da grandi e poi i problemi non sono né più né meno di quelli che hanno altri lavori. Forse meno.
Grazie, Presidente, mi perdoni la prolissa risposta.
no dai Gianluca, non ce la faccio a rispondere. Per favore le banalità mi fanno un sacco ridere.
Io mi chiedo: ma come si fa la rivoluzione?!! Dall’ignoranza, dal bigottismo, dal vuoto di senso di questa politica e di questi messaggi. E mi rispondo che bisogna semplicemente vivere coltivando il proprio credo e procedere sul proprio percorso. Ma come si può far ciò senza correre il rischio di allontanarsi dalla società??
l’altro ieri di nuovo a Porta a Porta perfino il ministro Sacconi è andato contro scienze della comunicazione…
qst persone dovrebbero dare delle risposte a noi studenti…
fate girare questa lettera aperta
http://elledielle.wordpress.com/2011/10/12/lettera-aperta-a-bruno-vespa-a-porta-a-posta-ancora-contro-scienze-della-comunicazione/
Siamo oramai stanchi di doverci difendere anche dagli attacchi di chi invece potrebbe e dovrebbe tutelarci. Se personaggi pubblici di questo calibro parlano tanto male delle nostre lauree, come possiamo pretendere di spiegare il nostro percorso di studio al vicino di casa?
Ricordo che mi venne il pallino di iscrivermi a Scienze della comunicazione già al terzo anno di Liceo. Era l’unica cosa che volevo fare nella vita, occuparmi di Comunicazione. Dopo il diploma studiai a fondo per i test d’ingresso, dovevo passarli, non riuscivo ad immaginare un’altra facoltà alla quale iscrivermi se non Scienze della Comunicazione. Passai i test, presi la Laurea triennale. Adesso proseguo con una Magistrale in comunicazione pubblica e sociale. Come me, ce ne sono tanti altri con questa identica storia, gente che ha la passione per questo mondo bellissimo, gente motivata, gente preparata. Il problema è l’Italia che ancora non sa di avere bisogno di certe figure professionali.
Penso che uno dei problemi non siano questi stupidi attacchi da parte di gente come Bruno Vespa, che a mio parere ne sa di Comunicazione quanto Aldo Grasso di equitazione. Il problema è che come spesso accade l’Italia è indietro su molti fronti e la comunicazione è uno di questi.
Basti pensare all’evoluzione (scarsa) della comunicazione pubblica in Italia: 10 anni di leggi, dal 1990 al 2000, che avrebbero dovuto legittimare la comunicazione quale parte integrante dell’attività degli enti pubblici che però non sono serviti a molto perchè quelle leggi ancora non vengono applicate.
La cultura della comunicazione deve ancora svilupparsi appieno, deve rivendicare la sua importanza perchè ora come ora viene ridicolizzata e trattata come un qualcosa di inutile e che se non c’è non fa niente.
Per quanto riguarda Vespa sono piccoli attacchi ai quali si può rispondere solo illustrando i dati seri sul post laurea delle persone che si son laureate in Comunicazione.
A tal proposito segnalo un interessante articolo di una professoressa del mio Dipartimento (Bologna) che ha illustrato sinteticamente e chiaramente alcuni dei dati presi da AlmaLaurea:
http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/01/14/scienze-della-comunicazione-amenita-contro-dati/
Spero che questo articolo sia di sostegno a tutti quelli che si avvicinano ai corsi di Laurea in comunicazione e siano di incentivo per tutti gli altri a sfatare certi pregiudizi.