Ironia e doppio senso nella nuova campagna pubblicitaria di Elica, azienda produttrice di cappe per cucina.
«Dopo anni di advertising centrate soprattutto su design e brand, abbiamo deciso di puntare sulla funzione primaria della cappa. Con ironia» afferma Riccardo Diotallevi, Communication Manager del gruppo Elica.
Parte da qui la campagna No smoking ideata dall’agenzia di comunicazione romana Walk In. Un invito rivolto ai consumatori a smettere di fumare e a uccidere il fumo perché nuoce alla cucina.
Gli slogan volutamente ispirati ai messaggi serissimi riportati sui pacchetti di sigarette sono un avviso etico che accompagna l’eleganza formale degli ultimi prodotti Elica.
Un buon esempio di come oggi la pubblicità deve sposare l’etica. Tu cosa ne pensi?











8 Commenti on "La pubblicità deve essere anche un avviso etico"
Effettivamente è una scelta molto simpatica e d’impatto per invitare il pubblico ad eliminare il fumo che “inquina” la propria cucina. L’ironia, se sapientemente utilizzata, è uno strumento efficace per lanciare tanti messaggi, anche molto seri (in riferimento a campagne sociali). Personalmente sono convinta che etica e pubblicità possono benissimo coesistere, in maggiore o minore percentuale, a seconda dello specifico obiettivo che si intende raggiungere.
Guardate anche questi tre spot del Ministero della Salute http://youtu.be/Sh7F7yBtbw4 http://youtu.be/z3jtJBY3tak http://youtu.be/p2mhKpt6EIQ e fatemi avere un vostro feedback anche su questi. Potete lasciare anche qui i vostri commenti li trovo sempre sparpagliati qua e la su facebook
Non commento -quasi- mai il lavoro di altri.
Ma tu, Gianluca, in cucina hai già Elica?
Pensa ai calamari fritti, l’odore è quasi meglio del sapore.
Non l’ho ancora comprata, ma la comprerò. Sono contro il fumo
http://youtu.be/Sh7F7yBtbw4 No, Benni, No!
Se penso ai calamari fritti, l’odore mi preannuncia un gran sapore! Però il fritto a casa mette grassi, ed il fumo, appunto, ammazza le pareti e gli odori offendono i vestiti ma soprattutto è sempre più difficile trovare i calamari freschi quindi per una bella frittura è meglio andarsela a mangiare in un buon ristorante di mare dove sanno dove andare a pescare quei quattro calamari e sanno come friggerteli in padella con un buon olio (pulito) di semi di girasole e che sappia anche dove andare smaltire quell’olio in maniera sostenibile. Tutte queste cose e molte di più, Benni, servono per fare una buona frittura perciò è difficile trovare un posto che le rispetti tutte, io ti consiglio Il Cormorano, ad Agropoli, una bella terrazza sul mare dove non c’è bisogno di ammazzare il fumo c’è una gran bell’aria pulita che insieme alla frittura di calamari vale tutto il viaggio dalla tua Sicilia!
http://www.ristoranteilcormorano.it – Ti aspetto, ciao Gianluca.
@Chiara, grazie per il commento, sono perfettamente d’accordo con te che etica e pubblicità possono benissimo coesistere, in maggiore o minore percentuale, a seconda dello specifico obiettivo che si intende raggiungere. Spero, ma in realtà, sono convinto che queste due realtà in futuro andranno a braccetto molto più spesso. A presto, ciao. Gianluca.
Ottimo esempio di pubblicità intelligente e ironica. Volendo sparlarla grossa, queste campagne possono solo arricchire culturalmente la nostra società. Anche se sappiamo benissimo che non sono queste le pubblicità che hanno un eco su giornali e televisioni.
Gianluca,
si frigge solo in olio d’oliva extra vergine.
Certo, la “doratura” non è quella del friol (v. olio di semi e varie) e costa un po’ di più ma così è, almeno per me.
Se vuoi un po’ di olio d’oliva ev dei Nebrodi, non hai che dirmelo.
Benni Benni, sì l’olio di oliva è ottimo ma trovo il suo sapore invasiivo nella frittura (mangiando il calamaro si sente il sapore dell’olio) è preferibile un olio più delicato come quello di semi di girasole che raggiunge il suo punto di fumo a 130° così da friggere ad una temperatura più bassa (intorno ai 100°) invece dei classici 180° altrimenti si genererebbero sostanze tossiche. Con una cottura ad una temperatura più bassa il “calamarierllo” è semplicemente friabile e non ne viene alterata la struttura molecolare che invece avviene a temperature più elevate. Benni, Benni hai deciso di far diventare questo blog un blog culinario come quello della mia amica di Agropoli Chiara Maci? Visita il suo blog “Due sorelle in pentola, perché in due c’è più gusto” http://www.sorelleinpentola.com/ Lei ora è presente a La7 nella trasmissione Cuochi e Fiamme, oltre che da poco è uscito il suo libro di ricette!