Nel post di settembre abbiamo comparato i quattro spot Müller realizzati in paesi differenti quali Inghilterra, Norvegia, Danimarca e Italia ed abbiamo notato come, rispetto ai vari messaggi veicolati dall’azienda, solo in Italia l’amore fa necessariamente rima col sapore! Semplicemente negli altri stati non faceva rima?
Questi messaggi spesso generano una serie di emulazioni locali, si riverberano in altre forme, dove ancor più l’intervento dello IAP è assente. È il caso della Arborea: la “Müller” sarda.
L’head line a doppio senso recita “passione da consumare” che pare alluda ad un rapporto con la ragazza, che lei stessa sembra pubblicizzarsi al posto dello yogurt. A conferma di ciò, vi lascio guardare il video e a voi i commenti.
C’è bisogno di intervenire prima con una tutela della Professione e chi sbaglia è fuori dal gioco come per altri istituti Professionali?
Tu cosa ne pensi?












5 Commenti on "Effetto Emulazione. Lo IAP può fare qualcosa?"
Parlo a titolo personale. Io starei attento a non esagerare col moralismo sessuofobico e leggere sempre doppi sensi obbligatoriamente umilianti. Va bene tutelare l’immagine della donna, ma lo yogurt viene comprato prevalentemente da donne, non da uomini eccitati dalla pubblicità.
La campagna Muller a me personalmente non piace ma se ha grande successo in Italia e vende tanto yogurt, forse questo accade perché il pubblico – femminile – vi si riconosce.
Gianni concordo con te, hai ragione. Assolutamente non bisogna esagerare con il moralismo sessuofobico e vederci la lesione della dignità ovunque. Ma nemmeno si devono giustificare certe cose perchè piacciono o funzionano se il pubblico si ci riconosce altrimenti vorrebbe dire che “basta che piace e va bene?”. Una serie di osservazione vengono fatte perchè come vedrai nei post successivi vanno a costruire un discorso d’osservazione più ampio, così da raccogliere anche una serie di visuali leggittime degli uomini e della donne come dalla serie di commenti che si diramano su facebook c’è a chi gli piace essere osservata e chi invece odia essere mercificata, da a chi si riconosce nel piacere di assaporare con un certo gusto ed in un certo modo e chi invece non le piace gustarlo in quel modo e quindi forse compra qualcosa di più sobrio forse Activia di Danone? http://youtu.be/BwjAg-CpKvc
Sempre dal punto di vista personale, in linea generale e dal punto di vista idealistico si può essere d’accordo. Ma, nella pratica, come si fa a “sanzionare” una campagna come quella dello Yogurt Arborea? (ammesso che sia sanzionabile) Alla fine l’affissione è solo una bella ragazza che presenta il prodotto (quante affissioni e pagine analoghe, con belle ragazze o anche con bei ragazzi, si sono viste?).
Il film mi sembra sostanzialmente una storia di abbordaggio estivo. Si può eccepire sul messaggio implicito (“Mangia questo yogurt e diventerai magra e attraente come me”), ma alla fine tutta questa strumentalizzazione ecc ecc ecc non ce la vedo. Si può discutere sull’ideologia “compra questo per stare meglio”, ma è l’ideologia veicolata dal 90% della pubblicità mondiale.
La cosa più criticabile di queste campagne, secondo me, parere personale, è che gli Yogurt alla frutta sono pieni di zucchero e l’esagerato consumo di zucchero della società moderna è un problema ben più grave del modesto e largamente ipotetico sessismo di queste due particolari campagne.
Allora, io nel titolo ho scritto lo IAP può fare qualcosa? E’ evidente la provocazione. Non ho parlato di sanzioni. La provocazione era mirata al fatto che l’emulazione di campagne nazionali spesso generano tante altre campagne simili locali e non. Attraverso l’uso di cliché che vengono banalmente reinterpretati perché lo fanno gli altri, perché pare che funziona, o perché sforzarsi ad essere professionisti promuovendo il prodotto? Perché è rischioso? Perché bisogna studiare? Perché facilmente si può toppare? Perché bisogna provare il prodotto? Perché il cliente vuole così? Chi ha realizzato la campagna Arborea ha assaggiato lo yogurt? Tanti perchè. Perché rischiare? Solo per provare che forse altro non funziona? Spesso queste campagne sono fatte da piccole agenzie che emulano le grandi campagne e seguono “il mercato” che le porta al baratro è anche nelle scelte coraggiose che si costruisce la campagna. Quindi cosa si potrebbe fare? Lo propongo alla fine del post. Non è arrivata l’ora che questa professione sia tutelata meglio? Quousque tandem abutere patientia nostra? Fino a quando dunque abuseranno della nostra pazienza? A mio avviso la professione di comunicatore la potrebbe esercitare solo chi è abilitato, chi ha i titoli, chi ha una serie di requisiti. Se di albi manco a parlarne una licenza d’esercizio come la ristorazione che prevede l’esame al REC no? Avremo comunque questi risultati? Non credo, e in ogni caso le sanzioni sarebbero più mirate se ci fosse anche l’obbligo di firmare le campagne così da evitare di dare la colpa al ragazzo in soffitta se c’è pericolo e invece appropriarsi del lavoro altrui se c’è un premio da ritirare http://blog.adci.it/?p=850. Dicevo, limitazioni e chiusure d’esercizio per chi non rispetta le regole farebbe stare più attenti ma c’è l’art. 21 della Costituzione che come limite gioca un ruolo importante. Sempre a titolo personale (secondo me), tutti possono dire cosa pensano ma il vendere quel pensiero per promuovere dovrebbe opportunamente essere regolamentato. Ma questa è un’altra storia magari ne parliamo un’altra volta. Grazie, a presto, Gianluca
@Gianni Lombardi. Tu scrivi:
“lo yogurt viene comprato prevalentemente da donne, non da uomini eccitati dalla pubblicità”. Verità verissima! E anche le calze, le creme e un’infinità di altri prodotti. E perché c’è una donna sensuale e seducente? La risposta la dai tu stesso: “Mangia questo yogurt e diventerai magra e attraente come me”. Quale donna può sottrarsi alla trappola, chi non vorrebbe essere bella come la testimonial? Però, ci sono due però. Il primo è che se si estende l’uso della’immagine femminile in questa maniera a qualsiasi prodotto, dai generi alimentari all’ antivirus Avg
succede che dovunque uno si guardi intorno, per la strada, all’edicola, sulle fiancate del bus, nelle vetrine di farmacie ecc., della donna viene rappresentato UN aspetto, sempre lo stesso. A parte le rare eccezioni del modello sportivo, alla Pellegrini, e lo stereotipo della casalinga negli spot televisivi (“Cara ,è per te” dice lui quando vede il nugolo di polvere sull’uscio della porta) , non c’è altro. Allora, se la pubblicità influenza il modo di pensare della gente, alla quale viene trasmesso in continuazione e in maniera subdola che il valore della donna consiste in avvenenza e disponibilità, non va bene per nessuno. Non per la donna, invitata in continuazione a pensare alla sua fisicità, spinta ad immedesimarsi nella bella giovane anche se ha 70 anni, e chi se ne importa se magari è un’intellettuale con una ricca personalità e grandi doti umane. Non per l’uomo spinto anch’egli a pensare sempre a quello, e frustrato se è uno che guadagna poco e senza doti fisiche e sa che una ragazza come quella non l’avrà mai, e chi se ne importa se a sua volta è una persona di valore in altri campi. Questione di valori, non di moralismo.
In uno spiritoso articolo, Lorella Zanardo dà un’ottima idea del panorama pubblicitario delle nostre città:
“Ecco cosa accade: esco di casa e appena in strada, un culo bene in vista accoglie me e mia figlia di 11 anni dal muro di fronte. Correndo verso scuola, do un occhiata alla farmacia, e un viso tiratissimo da star trek, mi invita a fornirmi di crema antirughe SUBITO, prima che sia troppo tardi e io cada a pezzi. Continuando e passando per il parco, non possiamo evitare l’edicola: e lì c’è solo l’imbarazzo della scelta, tra tettone, bicipiti, boccone, donne con donne, donne con uomini, a quattro zampe in spiaggia nudi e ingrifati… ecc ecc.
Scendendo le scale del metrò mi impongono la free press LEGGO e così vengo a sapere che in Emilia c’è una barista supersexy che balla e si dimena mentre serve i clienti creando code fuori dal locale (in prima pagina, ca va sans dire).
Arrivo in Stazione Centrale. Il nuovo negozio di lingerie da cui
tutti passiamo per accedere ai binari, espone un video enorme per pubblicizzare dei nuovi slip: e l’oggetto preferito dagli italiani giganteggia felice anche da lì.”
E’ questo di cui siamo stufe noi donne, e dovrebbero esserlo anche tutti quegli uomini, target della pubblicità, che non ci stanno al trionfo dei disvalori e non ci stanno ad essere sollecitati ad essere perenni guardoni. Inoltre, se uno spot, come questo dell’Arborea, ha come protagonista una donna seducente, l’uomo rappresentato nello spot stesso, in questo caso i ragazzi che la avvicinano, non può che fare da pendant. Io vorrei che alcuni modelli di donna ( e perciò di uomini che la affiancano) fossero presi dalla realtà delle professioniste da emulare, o semplicemente dalle donne di tutti i giorni, con la loro umanità. Nel convegno “Donna e Dignità” del marzo scorso, promosso dalla TP, Valentina Aprea ha affermato “Si può fare cultura, si può trasferire anche nella pubblicità un’immagine più legata alle situazioni reali senza distruggere l’elemento onirico che la caratterizza.” Questa posizione mi piace!
Scrivi poi: “come si fa a “sanzionare” una campagna come quella dello Yogurt Arborea? (ammesso che sia sanzionabile” ) Per via legislativa credo che ci sia ben poco da fare, perché la libertà di espressione è tutelata. L’unica maniera è che il movimento di opinione che cresce a riguardo diventi talmente forte da costringere lo Iap a un ripensamento dell’intero fenomeno e a un graduale miglioramento della situazione. Da quanto ho letto è quello che è accaduto all’estero, per esempio in Svezia dove nessuna legge è stata promulgata in merito ma la pubblicità sessista è pressoché inesistente e il corrispondente dello Iap fa il suo dovere. Guarda per esempio questa immagine censurata:
http://www.reklamombudsmannen.org/Media/uttalanden/bokasomenman2.jpg
accompagnata dallo slogan che dice più o meno: “Prenota incontri di successo come se fossero incontri con un uomo”. Beh, la vedi la differenza con i vari “Fatti il capo”, “Te la do gratis (la montatura)” e simili, con immagini di donne che in confronto questa sembra un’illustrazione per bambini?
Mi fermo qua, ma ti invito a visitare il gruppo di donne e uomini FB ricco di discussioni in merito:
http://www.facebook.com/home.php?sk=group#!/home.php?sk=group_139046259478883&ap=1