La pubblicità fino ad un certo punto ha le sue colpe. La pubblicità non crea modelli o valori, si aggancia a simboli, modelli e valori già esistenti, interpretandoli, amplificandoli e inserendoli dentro storie che raccontano prodotti con parole e immagini.
Seppur questa pubblicità può essere considerata “triste” perché va a consolidare un comportamento, una moda che mostra delle bambine in atteggiamenti maliziosi le responsabilità (serie) sono ben altre: sociali, economiche, etc. che dovrebbero avere rispetto per certe cose, ma questa è un’altra storia: il business è andato sempre oltre.
Tu cosa ne pensi?












7 Commenti on "Pubblicità: ad ognuno le sue colpe"
Caro Gianluca… vorrei invitare tutti a fare una ricerca su Google Images di questo marchio… per rendersi veramente conto delle tante ragazzine utilizzate per questa pubblicità.
Non voglio difendere nessuno, nè chi lotta per i diritti delle donne, nè chi ha pensato e creato questi spot. Ma siamo sicuri che la polemica non sia ricercata? Di questo periodo sono tante le agenzie che creano qualcosa che generi polemica solo per far parlare di se… infatti senza questa polemica oggi tanti sconoscerebbero l’esistenza di questo marchio e anche quella dell’agenzia che ne ha gestito la comunicazione!
Io penso che non sia propriamente vero. Nell’affermazione “…interpretandoli, amplificandoli …” è già insito il ruolo attivo della pubblicità nel processo di decostruzione e costruzione della realtà.
La pubblicità interpreta e crea. In quanto sistema aperto, la pubblicità è caratterizzata dall’interattività, dall’ evoluzione e dall’esistenza di un ambiente di fondo valoriale che regge la dialettica tra l’immaginario di chi racconta e le aspettative di chi ascolta. Il problema di fondo è valoriale. La pubblicità responsabile questo lo sà.
Io penso che non sia propriamente vero. Nell’affermazione “La pubblicità non crea modelli o valori, si aggancia a simboli, modelli e valori già esistenti, interpretandoli, amplificandoli e inserendoli dentro storie …” c’è una contraddizione in termini. E’ insito il ruolo attivo della pubblicità nel processo di decostruzione e costruzione della realtà: l’azione di interpretare e amplificare.
La pubblicità interpreta e crea. In quanto sistema aperto, la pubblicità è caratterizzata dall’interattività, dall’ evoluzione e dall’esistenza di un ambiente di fondo valoriale che regge la dialettica tra l’immaginario di chi racconta e le aspettative di chi ascolta. Il problema di fondo è valoriale. La pubblicità responsabile questo lo sà.
Da intruso in questo blog, dono il mio giudizio da profano della comunicazione. Credo che ci sia di peggio, basta osservare i cartoni animati ad esempio le winx o come publicizzano e vestono le Barbie, ma la domanda e’: di cosa ci meravigliamo??? Viviamo in un epoca dove il senso del pudore, l’educazione ed il buon costume sono svaniti e con essa molto probabilmente sta svanento anche la buona pubblicita’.
Il baby business mi fa venire i brividi..piccole modelle utilizzate come top models..
assolutamente a favore della libertà d’espressione, ma forse, anzi di sicuro, in questo caso si sta ESAGERANDO..!
UdSdS
Io trovo che la pubblicità che si rivolge ai bambini tenta sempre di sedurli e raramente è educativa. Preferisco quel tipo di pubblicità che si rivolge alle mamme, che poi sono gli acquirenti final,i e che fa del marchio un buon mezzo che permette di interpolare le esigenze più premurose delle mamme e quelle più ludiche tipiche dei bambini. Sarebbe un bel salto di qualità per creare una comunicazione sana, utile ed efficace. Fare business non è un concetto sbagliato; lo diventa quando nega le sue responsabiltà in un contesto sociale che ha fatto del consumo il lugo dello scambio di significati e di interazioni. Stante ciò il discorso valoriale proposto dai marchi impone una comunicazione sincera, consapevole che non può che raccogliere consensi e permettere di fare (anche) del buon buon business.
Comincio a detestare la parola business: fare business, business is business, etc. In nome di questa parola si sono compiute e si compiono le peggiori nefandezze: la politica divenuta solo palestra di business e non più servizio alla comunità, gente arricchita in nome di business loschi che assurge a rispettabilità assurde, pubblicità scadenti o becere che però “fanno vendere” e “discutere”. Sì, ognuno si prenda le sue responsabilità, non voti delle mezzecalzette, apprezzi e ricerchi l’onestà pagando tasse, fornitori e dipendenti, faccia con passione e creatività il proprio lavoro rispettando le donne e i bambini (e gli anziani dove li mettiamo?). Moralismo d’accatto? Certamente, ma di questi tempi bui sono idee rivoluzionarie.