Spot negativi, le aziende cambiano strategie. Associazione tra brand e foto di report di guerra.
Ci aveva provato Toscani fotografando gli abiti laceri di una vittima di guerra ma venir associati alla tragedia della guerra è l’ultima cosa che un’impresa vorrebbe per i suoi prodotti, sostiene il pubblicitario Ignasi Clarà sulle pagine del Corriere questa mattina.
Bisogna senz’altro fare una comunicazione più attenta ai tempi che viviamo in senso assoluto per fare in modo che le pubblicità siano estetiche e le aziende etiche e bisogna rivedere molti articoli del Codice di Autodisciplina ed adeguarli ai tempi.
Ma non può essere la pubblicità da sola a fare scuola di comportamento civico.
Si potrà mai fare una norma che possa agire su una reiterata e volontaria provocazione che favorisce o inneggia al disordine e alla violenza? Tu cosa ne pensi?
Potete vedere l’intero articolo a questo link.











2 Commenti on "Cattiva pubblicità. Se il logo va alla guerra."
io non ho capito il senso di questo articolo, abbiate pazienza. i logo, presenti nell’esempio di queste foto, altro non fanno che celebrare l’incondizionata presenza dei prodotti nei mercati mondiali. e tant’è, perché non possiamo farci nulla se i ribelli della X guerra in una X città guidano un fuoristrada di una X marca.
che volgiamo fare, oscurare i logo sui prodotti in funzione che vadano ad essere posizionati su uno o su un altro mercato? intervenire nella foto e gridare al soggetto (guerrigliero armato) SCUSI!! SI GIRI CHE ALTRIMENTI VDO LA MARCA DELLA SUA T-SHIRT!!!
ma ancora: quante foto di bambini abbiamo visto provenire dai reportage in zone del mondo povere, con indosso maglie di squadre di calcio italiane con tanto di sponsor? guardate le foto del saharawi, dell’etiopia, per esempio.
altra cosa è parlare – invece e giustamente – di pubblicità costruite ad hoc contenenti scene di guerra effettivamente da evitare, ma sostengo che l’etica è ancora soggettiva, in italia come nel mondo.
Andrea, pazienza (nota la citazione),
hai ragione e condivido.
Condivido a tal punto che da tempo penso che qualcuno si stia occupando del product placement anche in quelle terribili e orrende occasioni.
PS: pls, la prossima volta firma con nome e cognome.