Quando essere indignados diventa “cool”

Scritto da on 4 novembre 2011 in Advertising - 1 Commento

indignadosPer otto mesi e senza che nessuno se ne accorgesse sui mezzi pubblici di Valencia sono apparsi degli annunci decisamente “hot”: signorine in pose sexy e numeri di telefono di bordelli.

Questo è stato l’andazzo fino a quando Publico, un giornale spagnolo, ha deciso di parlarne. La reazione? In pochi giorni è stato capace di generare indignación (parola ormai di moda in Spagna) e vergüenza nel popolo spagnolo.

Una riflessione: ci vogliono far credere che davvero a Valencia nessuno abbia notato queste pubblicità? Possibile all’inizio nessuno si sia indignato? E’ davvero difficile non notare dei messaggi pubblicitari di questo tipo.

Chi è del mestiere sa benissimo che da che mondo e mondo non c’è nulla di più efficace del corpo femminile in pubblicità. Tantissimi possono essere gli esempi da mostrarvi.

Io ho scelto questi perché rappresentano due casi di successo assoluti. Il tema sessuale c’è sempre, di certo non si sponsorizzano “prestazioni sessuali”ma la sostanza non è poi cosi diversa: donne che mostrano il loro sedere.

Ho paura “SER INDIGNADO” sia diventato una moda e pertanto sia cool. I valenciani, capaci in un primo momento di tollerare, si sono ribellati di punto in bianco, mossi dallo spirito di indignazione popolare. Come prevedibile, le associazioni di donne hanno colto la palla al balzo e hanno richiesto la rimozione degli annunci incriminati, rei dei soliti cliché sulla donna.

Io credo che non si dovrebbe strumentalizzare il fenomeno Indignados a piacimento! Indigniamoci perché manca lavoro, perché i politici non sono degni di fare il bene del paese, perché non vediamo un futuro stabile e sicuro, ma lasciate perdere la pubblicità (di qualsiasi forma ed espressione). [fonte]

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Roberto Spina

Roberto Spina

Cresciuto in Puglia, maturato in Spagna. Sono laureato in Marketing e ho la passione per i new media e la comunicazione web. Grande appassionato di cultura spagnola online: seleziono le risorse migliori e di maggior importanza e le condivido su ¡Vamos a Bloggar!: marketing, advertising, musica, sport e nuovi trend. Spagna a 360°!

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Un Commento on "Quando essere indignados diventa “cool”"

  1. Gianluca Ruocco 5 novembre 2011 alle 12:15 ·

    Caro Roberto, ti sbagli chi è del mestiere sa benissimo che da che mondo e mondo non c’è nulla di più sbagliato di strumentalizzare il corpo femminile in pubblicità. Ti faccio rispondere da Livraghi che ha detto: “un giorno passeggiavo per Milano con una donna intelligente e attenta. Davanti ad un manifesto con una bella ragazza che metteva in mostra le gambe, la mia amica ragionava sull’immagine della donna. Voltato l’angolo le chiesi per cosa faceva la pubblicità quel manifesto, lei citò con sicurezza una nota marca di calze. Il manifesto riguardava tutt’altra cosa”. Il ginecentrismo pubblicitario si mangia la marca! Nella buona pubblicità la marca deve essere integrata nell’idea centrale. Non c’è nulla di peggio che realizzare un annuncio che il pubblico non sia in grado di ricordare a quale prodotto si riferisce.
    Leggi: http://www.tpblog.it/ne-puttane-ne-madonne-solo-donne-il-ginecentrismo-pubblicitario-si-mangia-la-marca – Il fatto che sia diffusa questa pratica e che funzioni alla pervasione, persuasione, perv-evasione (a volte perv-ersione) del maschio il cui sguardo “male gaze” è imprescindibilmente legato (qui solo per riportare cosa dice l’esagerata cronaca http://youtu.be/7zXUes1ig4I) non vuol dire che sia buona pubblicità e questo ci indigna soprattutto quando questa non è legata al prodotto ma soprattutto in ogni caso quando offende tutti e non tiene conto del rispetto del lettore. Pensiamo invece a tutti quei casi di buona pubblicità che elevano (anche) l’immagine della donna. Ce ne sono molti, e molti che funzionano bene, ma se ne parla poco e ne parleremo presto. Nella buona pubblicità la marca deve essere integrata nell’idea centrale. Non c’è nulla di peggio che realizzare un annuncio che il pubblico non sia in grado di ricordare a quale prodotto si riferisce. In ogni caso bisogna avere rispetto del pubblico che fruisce dei messaggi e da che mondo è mondo quelli che tu citi non lo rispettano e ne siamo indignati noi pubblicitari che sviluppiamo idee e non voyeurismo, ricalcando il messaggio del presidente TP, Biagio Vanacore. E non c’entra la politica o il lavoro, pensiamo a fare bene il nostro lavoro. A presto, Gianluca.

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