Certe volte mi chiedo a cosa serva effettivamente la pubblicità, quale sia il suo scopo. Sono stati proprio questi i miei interrogativi (uniti alla domanda fondamentale: di che si sta parlando?), allorché mi sono trovata di fronte alla comunicazione commerciale della Protection Business. “Pare” che lo scopo principale della pubblicità sia mostrare che si può soddisfare un bisogno col prodotto/servizio che si sta vendendo, persuadere il consumatore all’acquisto di ciò che l’azienda sta promuovendo sul mercato.
Ora, partendo da tale presupposto, il messaggio sembrerebbe prestarsi, per diversi motivi, a censure in relazione ai principi del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale.
Ritengo non percorribile la strada di appellarsi ad una possibile violazione dell’art.10; certo è una delle prime cose che mi è venuta in mente, ma sarebbe banale: si rischierebbe di finirci ogni qual volta si alluda al sesso. Inoltre, l’offesa alle altrui convinzioni è un tema così dibattuto ultimamente che si rischierebbe di fare un buco nell’acqua.
Trovo più concreta una possibile violazione dell’art.1. Una siffatta comunicazione non è di certo né leale né trasparente (mi riferisco sempre alla difficoltà di identificare l’oggetto/servizio pubblicizzato), per cui il rischio di screditare la pubblicità stessa è tangibile.
Sempre seguendo questo filone, potremmo rifarci all’art. 2. L’induzione all’errore del consumatore, che fa fatica ad identificare sia caratteristiche che effetti del prodotto pubblicizzato, sia le condizioni di vendita e l’identità di persone/società rappresentate, è evidente.
Altra previsione che ritengo non rispettata è senz’altro quella dell’art. 27: “La comunicazione commerciale diretta a sollecitare o promuovere operazioni finanziarie e in particolare operazioni di risparmio e di investimento in beni mobili o immobili deve fornire chiare ed esaurienti informazioni onde non indurre in errore circa il soggetto proponente, la natura della proposta, la quantità e le caratteristiche dei beni o servizi offerti, le condizioni dell’operazione, nonché i rischi connessi, onde consentire ai destinatari del messaggio, anche se privi di specifica preparazione, di assumere consapevoli scelte di impiego delle loro risorse”.
Nell’annuncio in esame direi che delle specifiche in articolo non ve n’è una; di certo non aiuta il consumatore a mettere in atto scelte ponderate.
Post scritto da Sabrina Russo – Università degli Studi di Salerno











2 Commenti on "La pubblicità è come il sesso: si ricorda solo se fatta bene."
Complimenti, davvero un post eccezionale in tutte le sue parti! Preciso e dettagliato, di nuovo complimenti.
Non fa una piega.