Quando mi hanno chiesto di scrivere un post su donne e digitale avevo immaginato qualcosa di completamente diverso. Volevo raccontare la mia storia, poi però mi sono accorta che il modo migliore per spiegare come sono arrivata fin qui, per rendere omaggio a quanto i Social siano importanti per me, non consisteva “semplicemente” nello spiegarne le potenzialità per le donne ma nell’elogiare la Rete come luogo che più di ogni altro non discrimina.
Quasi una quindicina di anni fa ero amministratrice di una chat IRC su un allora celebre sistema di peer-to-peer con il nickname Chris (intorno al nickname in realtà c’erano una serie di simboli ornamentali che al momento non saprei ricordare né riprodurre…). Avevo scelto questo nome semplicemente perché mi piaceva: Facebook era ancora lontano dal nascere ed eravamo immersi nell’era dei nickname e degli avatar, quando non ci si metteva direttamente la faccia. Curiosamente, dopo un po’, notai un effetto non ricercato: la totalità degli utenti di quella rete credeva che fossi un uomo e che Chris stesse per “Christian”. Possibile che nessuno si fosse accorto che ero una ragazza?
Qualche anno e svariate evoluzioni dopo, ho iniziato a collaborare con vari blog e siti di cinema, sempre con lo stesso pseudonimo, fino a creare – nel 2005 – il mio alter ego: Zatomas, un mix tra Zaccone (io), Zatoichi e Phantomas. Un nome – involontariamente – femminile e maschile al tempo stesso.
No, questo non è un post “filologico”, state tranquilli. È una dimostrazione empirica di come il Web e i Social possano essere eguali nelle opportunità indipendentemente dal sesso di chi “abita” queste reti. Parlare di Social significa infatti fare riferimento da un lato ad una rete di comunicazione e scambio di esperienze dall’altro ad un luogo delle opportunità che offre uguali spazi di visibilità (favoriti, ovviamente, dalla creatività e capacita di ciascuno) alle donne e agli uomini.
Messa da parte (pensarci per alcuni sarà inevitabile) tutta la casistica pseudo-esibizionista e sessuale di alcuni soggetti, i Social e il loro “metterci la faccia” hanno rappresentato un enorme cambiamento: è difficile mentir, anche involontariamente, sulla propria identità sessuale ma, al tempo stesso, questa viene in un certo senso “trascurata”, a beneficio del valore del contenuto e delle attività svolte all’interno delle reti sociali.
Non mi occupo di sociologia, ma so per esperienza che ciò che conta nei Social è il luogo in cui le cose si dicono non se a dirlo sia stata una ragazza o un ragazzo. Credo di poter affermare che quando ho iniziato le ricerche per la mia tesi di Dottorato online, quando ho pubblicato i miei post sui blog, quando ho partecipato a forum e gruppi non ho mai subito trattamenti differenti per il solo fatto di essere una ragazza.
I Social costituiscono in primo luogo una fonte di informazione, poco importa chi la veicola, ma è invece essenziale capire chi la riceve. In spazi improntati primariamente al dialogo la vera ricchezza sta nel comprendere che è possibile contribuire all’accrescimento di una cultura condivisa che non discrimina e che offre chances concrete: quando mi sono candidata a Working Capital di Telecom Italia, l’ho vinto e ho poi iniziato le mie attività non ho mai pensato “sono una ragazza, sarà stato determinante? Avrà influito nella scelta?” bensì “Sono parte di un Social-sistema dei media a cui voglio offrire un contributo di ricerca concreto.
Oggi lavoro ancora a Telecom, dove faccio la ricercatrice e la Social Media Analyst: analizzo, rielaboro e monitoro quanto accade sui Social (Social Tv inclusa) e sempre più comprendo che il Web è – nella sua forma migliore – asessuato.
Vi chiedereste mai se Wikipedia è maschio o femmina? Se lo sono i suoi compilatori? Se un gruppo Facebook che parla di temi
digitali sia più adatto ad un ragazzo o ad una ragazza? Al di là delle statistiche che tendono – soprattutto per i gruppi Faceboook che trattano temi connessi a Web ed ICT – a riflettere la proporzione 60% uomini, 40% donne (quando non c’è una maggiore presenza dei primi), è il valore del contributo che ciascun offre all’intelligenza collettiva a diventare il vero capitale condiviso.
Che sesso ha un trending topic su Twitter? Nessuno, e poco importa che certe iniziative partano da una donna, un uomo o un collettivo: qualche giorno fa con Indigeni Digitali ci siamo divertiti a sfidare Klout e di certo no ci interessava quale fosse la proporzione tra uomini e donne partecipanti al nostro “gioco collettivo”.
Per molti versi, insomma, i Social ignorano la polarizzazione donna-uomo in favore di una terza direzione: quella della produzione di valore per la comunità.
Da blogger, community manager, analista e – beh! – ragazza non posso che ammettere che il mio lavoro e il mio quotidiano mi portano a pensarmi prima che come donna come elemento di una rete fortemente orientata alla crescita comune. E’ questo il Web che voglio e che mi ha dato visibilità e divertimento. Oltre ogni possibile discriminazione.
Post scritto da Emanuela Zaccone e con la collaborazione di Anna Luisa Buongiorno.











7 Commenti on "Wikipedia è maschio o femmina?"
Grazie a Emanuela che ha scritto questo post per gli amici di TP. Ci stiamo organizzando per una Tp al femminile!!!
Grazie a voi…e a prestissimo!
Sono un grande estimatore di Zatomas e concordo con quanto dice. Ma non è solo questo. Ultimamente abbiamo collaborato insieme ad un evento sociale a cui hanno partecipato molte persone. In nessun caso si è avuta una pur minima percezione di genere. Semplicemente ognuno era sé stesso con il suo contributo, lasciatemi dire anche di genere, ma senza che questo fosse un’elemento esplicitato. Sui social questo è vero sempre: ognuno è il prodotto dei tanti attributi che lo compongono, ma viene sempre visto come somma, come individuo. Per questo oggi negli Stati Uniti si parla di H2H (human to human) come relazione sottostante i social media che hanno soppiantato le vecchie definizioni di B2B e B2C.
Fabrizio infatti mi sembra l’approccio più corretto, soprattutto nell’ottica in cui – com’è evidente – i Social hanno reso l’esperienza relazionale sempre meno “virtuale” (ha ancora senso questo termine?) e sempre più reale e connessa.
PS: grazie per la tua stima, per me preziosa
“… virtuale (ha ancora senso questo termine?)”.

In questo credo che Emanuela/Zatomas abbia veramente centrato il punto (avrei voluto scrivere “core” ma non voglio essere frainteso).
Non conoscevo, né conosco, E/Z ma mai post più sintetico, benché lungo, ed esposto in modo semplice e comprensibile fu, qui, mai scritto.
Spero davvero che tutti i young-gun che ci leggono ne facciano tesoro (questo vale anche, e di più, per molti old-gun).
Sull’anonimato (v. Donald Draper) ne parliamo più in là.
PS: Fabrizio, bel comment.
Bello questo post, finalmente si pensa in modo diverso, finalmente si evidenziano le nuove valenze della rete e finalmente ogni individuo è considerato per quello che esprime indipendentemente da quello che è. Complimenti a Emanuela Zatomas e grazie per aver condiviso la sua bellissima esperienza.
Benni, Tiziana grazie
Avete colto pienamente il senso di quello che intendevo.
Spero che potremo “incontrarci” sui Social