La “Donna invisibile”. Flatlandia incontra Terralandia

Scritto da on 9 novembre 2011 in TP domani - 1 Commento

Proviene ancora dalla letteratura, la suggestione che questa settimana propone Elena di Tp Domani al pubblico dei pubblicitari. Un testo multidimensionale, fantastico, ma ben ancorato nella struttura societaria che gli appartiene: questo è Flatlandia di E. Abbott Abbott. Un classico della letteratura del XIX secolo. Ma reso attuale per voi.

flatlandia Immaginate un piano, un luogo a due dimensioni, totalmente piatto. Immaginate delle figure geometriche su tale piano e pensatele come esseri umani, dotate di movimenti, di relazioni, di rapporti sociali, di linguaggi, di pensieri, di rituali, di convenzioni. Immaginate, insomma, una popolazione di figure geometriche! Il riferimento è ai flatlandesi, abitanti della Flatlandia, il fantastico mondo a due dimensioni di Edwin A. Abbott.

Figure poligonali quali Isosceli (appartenenti alle classi inferiori), Triangoli Equilateri, Quadrati e Pentagoni (esponenti dell’alta borghesia), Poligoni (aristocratici) e Circoli (la classe più elevata di tutte), danno vita ad un vero e proprio mondo. Ma la figura che più di tutte ha attirato la mia attenzione è stata quella attraverso la quale viene identificata la donna.

La Donna: una linea retta, un ago, che ha la facoltà di rendersi invisibile se vista dalla prospettiva del piano e frontalmente. Da un’estremità ha una bocca-occhio e dall’altra una punta letale. È un essere così pericoloso da dover circolare emettendo un “Grido di pace” per avvertire la sua presenza, e da avere case costruite appositamente per prevenire qualsiasi tipo di violenza. Le Donne sono violente, hanno attacchi isterici, sono prive di intelligenza, di memoria e di buon senso. Sostanzialmente sono un pericolo per la società, appositamente collocate alla base della gerarchia.

A questo punto mi sono chiesta: in una simile società come potrebbe essere la comunicazione pubblicitaria ed, in particolar modo, il ruolo della donna all’interno di essa? Anche se un tale ragionamento potrebbe risultare forzato, in realtà, non lo è, considerando che Flatlandia conduce la tua immaginazione in altre dimensioni per cui arrivi a chiederti quale sia la figura geometrica che per te potrebbe avvicinarsi più di tutte alla perfezione ( io sto ancora riflettendo sul cerchio e sulla spirale..), o a fare continui paragoni tra quello che è il tuo luogo ed il luogo di Flatlandia, tra quello che è il tuo linguaggio ed il linguaggio di Flatlandia, cercando di fantasticare sulle mancanze o di trovare coincidenze/differenze sui possibili elementi comuni tra i due mondi. Possibili elementi comuni tra quella che, dopotutto, non è altro che una rappresentazione satirica e dissacratoria della società vittoriana in contrapposizione con la società in cui viviamo attualmente.

Ecco così che, in Flatlandia, assisteremmo ad una comunicazione pubblicitaria a più livelli, che potrebbero essere tanti quanti sono i lati di ciascuna figura geometrica. Così assisteremmo al passaggio graduale da una pubblicità d’élite (fatta di Circoli e di Poligoni unici protagonisti e destinatari della comunicazione) caratterizzata da una particolare complessità, sottigliezza ed eleganza che soltanto le classi elevate sarebbero capaci di cogliere, ad una pubblicità di medio spessore così come media è la classe alla quale dovrebbe rivolgersi (Triangoli Equilateri, Quadrati e Pentagoni), fino a giungere ad una pubblicità priva di rilevanza, povera ma essenziale, legata alle classi sociali inferiori (Triangoli Isosceli).

Ma il ruolo della donna nella pubblicità flatlandese (/vittoriana)? Semplicemente nullo, così come il suo aspetto! Ed ecco il punto in comune con il nostro mondo, almeno per quanto concerne la comunicazione, o meglio ancora, una parte di essa: la donna è nulla, è priva di qualsiasi forma di dignità e di importanza. Ed ancora una volta ciò che risalta la sua esistenza è semplicemente l’aspetto, da temere in Flatlandia (la donna nonostante il suo essere invisibile può far molto male al popolo flatlandese), da ammirare piacevolmente in “Terralandia” (il corpo della donna, niente di più).

Quindi, se nel primo caso la donna in pubblicità risulterebbe invisibile sia nell’aspetto che nella persona, nel secondo caso si potrebbe parlare di donna invisibile facendo riferimento allo spessore sociale e culturale che quest’ultima, inevitabilmente, ricopre all’interno della società, ma che difficilmente le viene riconosciuto da una parte della pubblicità. Inutile, infatti, generalizzare. È evidente come non tutta la pubblicità di Terralandia, la cui protagonista è Donna, vien per nuocere. L’invisibilità di cui parlo deve essere attribuita soltanto a quella parte della comunicazione pubblicitaria che si mostra ancora legata a superficiali (che si fermano in superficie, per l’appunto, all’aspetto) strategie di comunicazione.

In conclusione se volete anche voi lavorare d’immaginazione e, perché no, inoltrarvi in questo immaginario parallelismo pubblicitario vi consiglio di approcciarvi al fantastico mondo bidimensionale di Edwin A. Abbott.

Post scritto da Elena87_tpdomani

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Gianna Angelini

Gianna Angelini

Vicepresidente della TP, docente di Semiotica presso la Facoltà di Scienze della comunicazione di Unimc. Gestisco e coordino il progetto TP Domani.

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Un Commento on "La “Donna invisibile”. Flatlandia incontra Terralandia"

  1. MicheleVirgilio 9 novembre 2011 alle 11:36 ·

    Decisamente interessantissimo

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