Libro da leggere. Daniela Brancati nel suo ultimo libro Occhi di maschio traccia un percorso storico politico della società italiana, dal 1954 ad oggi, attraverso gli sguardi della Tv, in particolare della Rai. Rimarrete entusiasti di questo acquisto dove ad ogni pagina c’è un racconto storico di vita vissuta con colti aneddoti e spunti culturali.
La televisione ha un ruolo enorme nella costruzione dello psicodramma sociale ed il suo iniziale progetto educativo, pedagogico, morale, d’innalzamento culturale e d’intrattenimento inizia a vanificarsi con l’arrivo della tv commerciale dove lo spettatore “deve essere” (in)trattenuto perché prodotto da vendere agli inserzionisti.
L’archetipo di questo cambiamento sono le ragazze maggiorate fast food (in copertina) portate per la prima volta sul piccolo schermo di Italia 1 nel programma Drive in (1983).
“Così di fatto la tv – come dice Bernabei – è diventata una comunicazione pubblicitaria inframezzata da intrattenimenti informativi e spettacolari. […] oggi i programmi hanno solo il compito di tenere agganciato lo spettatore in attesa dello spot. Devono mantenerlo incollato al televisore senza far funzionare il cervello, agganciandolo dalla cintola in giù”. L’Osservatore Romano, 3 febbraio 2010.
Il problema di fondo indagato dall’autrice è la costruzione di contenuti basati per lo più sul male gaze da molti indicata come caratteristica peculiare dell’asimmetria di genere del potere. Il male gaze: lo sguardo maschile, dal quale il libro prende il titolo, è lo sguardo insito nel maschio eterosessuale, imprescindibilmente a lui legato. Così, su questo sguardo sono stati costruiti i contenuti di
moltissimi messaggi che pongono la donna come osservata e non osservatrice e se solo provassimo a sostituire le parti saprebbero di ridicola trasgressione e ci accorgeremo, con evidente vergogna, quanto sia d’obbligo avere il rispetto del fruitore del messaggio.
Quindi, una lettura che non solo arricchisce ma apre e risponde a interessanti interrogativi quali: «se i contenuti televisivi costruiti (purtroppo) con un “sapido” occhio di maschio fossero l’unico archivio del tempo passato lascerebbero impallidire le future generazioni? Certamente sì» ; oppure: «la tv commerciale è (davvero) la farina del diavolo?»; o ancora: «quali soluzioni trovare per ridare valore ai valori ed aver rispetto dello spettatore?».
Questo saggio s’intreccia ad una verve di romanzo appassionato e Daniela Brancati con sapiente sapere giornalistico, insieme a preziosi interventi, di chi come lei questa storia l’ha vissuta, raccoglie ed offre informazioni di pieno valore così come l’intervista a Lorenza Lei, prima donna vicedirettore Rai e poi, nel maggio 2011, prima donna ad essere scelta per l’incarico di direttore generale della Rai.
L’autrice, prima donna direttora di un telegiornale nazionale in Italia, vincitrice del Premiolino (il più antico e prestigioso dei premi giornalistici), direttrice del Tg3 e insignita dell’onorificenza di commendatore della Repubblica italiana, dichiara: «questo lavoro è il primo tentativo di storia della televisione dal punto di vista dei vinti, cioè delle persone di buon gusto e di buon senso e delle donne».
Beh, non sono d’accordo se per vinti s’intendessero le donne. L’abuso che è stato fatto del corpo della donna, a mio avviso, non Le mette, in ogni caso, dalla parte dei vinti. Ci sono femmine esibizioniste e donne intellettualiste. Il maschio ha “profittato” delle prime perché le seconde possono essere scomode, ma entrambe le porrei dalla parte delle vincitrici con tutte le ferite del caso. Porrei invece il maschio dalla parte dei vinti perché da autore di contenuti (per sé) si è trattato come un “deficiente” e la donna lo ha lasciato fare.
Ora ci chiediamo la televoluzione, dove la televisione sfida il nuovo telespettatore che non si accontenta più di essere solo intrattenuto da procaci e avvenenti veline “senza anima” ma viene e desidera essere ingaggiato divenendo soggetto attivo e pensante nella teleconnessione al mondo esterno (come nella googleTv), farà si che lo stereotipo di genere sia solo paleontologia per i nuovi nativi digitali? Sta già accadendo.
Vi aspettiamo alla presentazione del libro il 16 novembre alle 16:30 alla Biblioteca Nazionale presso Palazzo Reale in Piazza Plebiscito a Napoli.
A questo link la locandina.
Acquistate il libro leggetelo e scrivete i Vostri commenti perché presto ne riparleremo!











2 Commenti on "«Occhi di maschio». La tv commerciale è (davvero) la farina del diavolo?"
C’è un granello di sabbia nell’ingranaggio del ragionamento espresso dall’Osservatore Romano:
“Oggi i programmi hanno solo il compito di tenere agganciato lo spettatore in attesa dello spot. Devono mantenerlo incollato al televisore senza far funzionare il cervello, agganciandolo dalla cintola in giù”. L’Osservatore Romano, 3 febbraio 2010.
Il problema del ragionamento è che l’80% degli acquisti è fatto dalle consumaTRICI.
Non ci sono folle di uomini eccitati dalla visione di vallette nude che affollano i centri commerciali.
Quindi, se la tv agisce dalla “cintola in giù”, si tratta delle cintole delle consumatrici.
Certo Gianni, grazie della segnalazione; allora c’è da dire WOMEN WANT MORE questo è il significativo titolo del libro che contiene la ricerca che citi svolta e pubblicata da Michael Silverstein e Kate Sayre che ne sono gli autori. Secondo questa ricerca le donne decidono l’80% degli acquisti di automobili, l’80% degli acquisti di prodotti per la cura del corpo e il 51% degli acquisti di apparecchi elettronici. Sui prodotti per la casa e la alimentazioni hanno ovviamente presenze oltre il 90%.Ma il punto fondamentale è che le donne sono diventate il motore per consumi di alto livello: un motore nel vero senso della parola, visto che fanno muovere gli uomini per procedere agli acquisti: “nei nostri negozi le donne sono il 62% dei clienti ma condizionano l’80% degli acquisti”, dice Simona Scarpaleggia, viceamministratore delegato di Ikea e presidente di “Valore D”, associazione di grandi imprese creata per sostenere la leadership femminile. Su questo uscì un articolo su Repubblica il 18/05/2010 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/18/lo-scaffale-delle-donne-cosi-decidono-le.html – Adesso quello che Bernabei, che è uno che di televisione ne capisce, dichiara all’Osservatorio Romano si riferisce ai consumatori in toto, ovviamente l’occhio di maschio è predominate e gli autori televisivi in maggioranza maschi hanno prodotto contenuti in prevalenza con donna osservata e non osservatrice (e questo credo che sia innegabile). Chi tiene/detiene il telecomando la sera in salotto e a tavola a pranzo? Quanti di questi acquisti sono indirettamente influenzati e che lei compra per lui? Quanto di questi consumi sono influenzati dai messaggi televisivi? etc. Non si discute invece che il mercato sia sempre più donna e che sono sempre più loro a decidere cosa si compra. E sono sicuro che il fattore D diventerà sempre più determinante anche per migliorare l’economia. Visto che le Donne sono un vero e proprio motore che fa muovere gli uomini per procedere agli acquisti speriamo che l’uomo non lavori (in parte già lo fa?) per far spendere tutto a lei;) altrimenti questo fattore D accelererà sì i consumi e quindi l’economia ma sarà un Disastro;) almeno per l’uomo che da osservatore diventerà se non lo è già da tempo un “burattino” nelle sue mani. Grazie, per la riflessione. Gianluca. — A questo link il libro http://www.womenwantmorethebook.com/