Dirigente pubblicitario. Ma che lavoro è?

Scritto da on 18 novembre 2011 in Agenzie, Product Placement - 1 Commento

Avete visto Kramer contro Kramer? What women want? Pubblicitario offresi (84° nella classifica AFI delle migliori 100 commedie di tutti i tempi), la serie televisiva Med Man, No di Pablo Larrain dove un dirigente pubblicitario cambierà il corso della storia grazie a una campagna basata su messaggi positivi e contribuirà a spodestare Pinochet?

cayenne

Non capisco come, soprattutto in Italia, si possa sottovalutare la politica cinematografica come progetto per tutelare una professione. Così nacque Nuovo cinema paradiso di Tornatore come progetto per favorire gli esordienti e i nuovi registi. È possibile che professionisti da responsabilità educativa e sociale quali sono i veri pubblicitari non ci abbiano pensato o non ci siano riusciti?

In questi giorni nelle sale cinematografiche viene proiettata la pellicola de “La Peggior settimana della mia vita” un remake di una serie della BBC che ha come protagonista un pubblicitario (ruolo di per sé marginale all’interno della trama) ma l’agenzia Cayenne di Milano il cui AD è Peter Grosser Vice Presidente AssoComunicazione partecipa con un’operazione di brand placement all’interno del film.

Se di fatto non si “può” intervenire inserendo qualche minuto per la diffusione, sensibilizzazione e conoscenza di questa professione, di fatto si possono creare i presupposti che questo “a breve” avvenga?

Che la mia segnalazione sia da monito nel costruire una trama lucente che mostri ai più e agli abitanti di governo gli autori e le magie della pubblicità.

In questo futuro film ce ne sono tante da raccontare per mostrare, rendere e difendere un’importante professione dalla responsabilità educativa, sociale ed economica. E che dire di Séguéla, il mago della pubblicità che è riuscito a mettere in pratica il suo credo: la pubblicità come veicolo di democrazia.

Nel 1981 e nel 1988 il re dei creativi contribuì all’elezione di Mitterrand con gli slogan “Forza tranquilla” e “Generation Mitterrand”.

E che dire di tutti gli altri pubblicitari che contribuiscono considerevolmente ogni giorno alla costruzione dell’identità storica di una nazione attraverso la costruzione di ponti tra i prodotti e le persone nel mondo. Così, per l’Italia il pubblicitario ha contribuito e continua a contribuire alla costruzione del “marchio” Made in Italy: terzo al mondo per notorietà, dopo Coca-Cola e VISA.

Il pubblicitario crea nuovi linguaggi, da voce alle culture, sperimenta nuove tecnologie e linguaggi, pensa internazionale. Crea cultura, contribuisce alla creazione del web e del social rimodulando dinamiche, linguaggi e modalità mettendo in gioco uno straordinario capitale di energia e innovazione.

Avremo diritto, come dice Alfredo Accatino (creativo e creatore di eventi mondiali come le Olimpiadi), ad essere coinvolti nelle scelte e nelle soluzioni? Avremo diritto ad essere consultati, coinvolti nei processi decisionali sui grandi temi di questa società? Più di 2 milioni le persone che vivono delle proprie capacità creative, 4 milioni considerando l’indotto e non c’è una tutela ed una disciplina unitaria di queste professioni. Possibile? Sì, purtroppo è possibile perché queste professioni sono state “banalizzate” e “maltrattate” forse perché prima non c’erano in merito studi strutturati sulla comunicazione e non si è imposto l’obbligo di conseguire un determinato titolo e avanzamento di percorso per il suo esercizio, ma ora, il vento è cambiato e siamo nell’era e nella generazione dei comunicatori e di questa tutela ce n’è improcrastinabilmente bisogno.

Ci sarà bisogno (anche) di un film per far capire tutto questo? Forse sì.

Tu cosa ne pensi?

Gianluca Ruocco

www.gianlucaruocco.it - info@gianlucaruocco.it Laurea magistrale in comunicazione d’impesa e pubblica. Da sempre pubblicità, marketing e comunicazione sono il suo mestiere. Coordinatore TP – Regione Campania. www.giannacomunica.eu - gianluca@giannacomunica.eu Ufficio 0974 826838 - Cellulare 349 6406703   

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Un Commento on "Dirigente pubblicitario. Ma che lavoro è?"

  1. Nani 20 novembre 2011 alle 18:45 ·

    Si deve perseguire questa strada. Per le innegabili responsabilità sociali del ruolo, e anche per evitare che scomodi luoghi comuni, che non di rado si concretizzano, sul cinismo del mondo pubblicitario, si impongano senza sosta.

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