Guardate l’ultimo spot della azienda produttrice di cellulari NGM … Avete visto? Un giovane ragazzo viene investito perché attraversa distratto dal nuovo cellulare NGM Metal Devil (diavolo di metallo).
I cant’ get my eyes of you, I am so in you suggerisce la colonna sonora e nel messaggio finale, “really sorry”, si chiede addirittura scusa!
I commenti sul sito ufficiale attaccano in modo considerevole il filmato:
—Buongiorno, ho appena visto la vostra pubblicità su Italia 1. Mai vista una pubblicità più brutta, disgustosa, violenta e di pessimo gusto! Se non la ritirate vi farò causa! C’è gente che muore in incidenti stradali e tantissime persone subiscono incidenti così come quello che per voi sembra uno scherzo! In famiglia ho mia madre che ha subito lo stesso incidente e grazie alla vostra schifosa pubblicità ha avuto una crisi di panico! Meditate prima di mettere in giro certe porcherie!!!
—Spot metal devil… fa schifo! Dopo tutto quello che si fa per la sicurezza stradale voi fate uno spot con un imbecille che distratto dal vostro prodotto provoca incidenti?! Vergognatevi!
Ma Paolo Vincenti di NGM Italia alle critiche mosse allo spot, le cui immagini sono ingiustificatamente violente e scioccanti risponde:
—La pubblicità televisiva non è un corpo completamente avulso dal flusso elettronico in cui si trova a fluttuare. Se nello spot compare un incidente stradale, non si può fare a meno di notare che la medesima scena è replicata decine di volte, con innumerevoli declinazioni, all’interno della normale programmazione televisiva di un giorno qualsiasi (film, telefilm, sceneggiati, etc.).
Addirittura, fa la sua apparizione con frequenza più che discreta nei cartoni animati destinati ai più piccoli (dove vari personaggi vengono sadicamente schiacciati a più riprese, e alla fine si rialzano senza troppi danni); senza addentrarsi qui nel vasto pelago di quale possa essere la effettiva capacità di senso critico dell’infante, possiamo dire che la situazione-tipo del mezzo che investe in modo (eccessivamente) spettacolare uomo, donna o animale è un’iperbole interiorizzata sin dall’epoca dell’asilo. […] Che poi sia possibile risentire emotivamente di certe scene per un effetto di immedesimazione con il proprio vissuto, è del tutto plausibile e comprensibile.
Ma è anche vero che un tale problema si presenta inevitabilmente in tutta una serie di situazioni (chi è stata vittima di stupro quando vede uno scena di stupro al cinema, chi è stato in campo di concentramento ogni volta che vede in TV le divise delle SS, e così via) che non è pensabile di poter eliminare dalla rappresentazione spettacolare della realtà. E, come Bergson ci insegna ne Il riso, ogni volta che c’è identificazione, le cose leggere prendono peso e assumono una tinta fosca; se si vuole apprezzare il momento comico, è richiesta una momentanea anestesia del cuore. A questo link la risposta completa!
Rispetto a questa risposta che potremo apprezzare lo stile e la prosa, ma è davvero fin troppo comodo dire che scene violente si trovano ovunque in tv e invitare a sospendere il senso di realtà per farsi una risata.
Rimane l’associazione tra Diavolo e Morte e alla fine di tutto ciò abbiamo capito che anche il diavolo usa il telefonino e si fa moderno utilizzando un feticcio (il nuovo metal devil) per mietere nuove vittime?
Una macabra rappresentazione di un brand che non sa cosa dire? O semplicemente sì riferisce ad un target ben preciso ai giovani un po’ ribelli che vogliono un po’ mostrare la propria trasgressione?
Come dice Paolo Vincenti di NGM, per coinvolgere lo spettatore a un qualche livello non si può rinunziare a questo genere di dinamica?
Può chiedere NGM di anestetizzare il cuore per apprezzare il momento comico quando è su quello che fa leva?
Sotto un profilo più tecnico, secondo te, potrebbe essere passibile di valutazione da parte dello IAP per validarlo o meno sotto il profilo del rispetto del codice deontologico e dei principi della buona comunicazione?
Tu cosa ne pensi?
Post scritto in collaborazione con Anna Luisa Buongiorno












3 Commenti on "La pubblicità è la farina del diavolo?"
E’ semplicemente una brutta campagna, ma proprio brutta sotto ogni punto di vista.
Riporto la dichiarazione del signor Vincenti, sopra citata.
“La pubblicità televisiva non è un corpo completamente avulso dal flusso elettronico in cui si trova a fluttuare. Se nello spot compare un incidente stradale, non si può fare a meno di notare che la medesima scena è replicata decine di volte, con innumerevoli declinazioni, all’interno della normale programmazione televisiva di un giorno qualsiasi (film, telefilm, sceneggiati, etc.)”.
Ma che ci vuole dire i nostro? Che Cristo è morto di freddo? O che è stato colpito dal flusso elettronico in cui si trova – si è trovato – a fluttuare?
Totò gli avrebbe detto:- Ma mi faccia il piacere!-.
Posso capire che per qualcuno questa campagna possa sembrare brutta (de gustibus non est disputandum). Ma in questo caso direi che il ragazzo dello spot è proprio investito da un “flusso elettronico” (o magari qualcuno crede che in NGM ci dilettiamo a realizzare snuff movies?), nel senso che l’incidente c’è, ma tutto racchiuso nella realtà virtuale generata dalla tecnologia del mezzo di comunicazione. Se si scambia l’originale con l’artificio, con il miraggio, e si è portati a commuoversi e a immedesimarsi con il duplicato sintetico, allora l’uccisione della realtà è pienamente riuscita, il “delitto perfetto” è stato portato a termine: il doppio disincarnato può agire in sostituzione del reale e noi non ce ne rendiamo più conto. L’associazione con il Diavolo, quindi, non è tanto nei macabri richiami per “giovani un po’ ribelli che vogliono un po’ mostrare la propria trasgressione”, bensì sta proprio tutta qui, nel fatto che l’immagine, come dice Baudrillard, è più diabolica precisamente quando è più fedele e più conforme alla realtà. Se ci lasciamo trascinare sul fondo di questa illusione, fino a credere che la realtà non sia altro che un caso particolare della simulazione, la produzione di simulacri di realtà diviene il trionfo della seduzione del male. Sono perciò propenso a credere che, piuttosto che strapparsi i capelli e invocare l’intervento dello IAP, forse converrebbe riattivare quello spirito critico che sta alla base della nostra civiltà: sospendere il senso di realtà e reimparare a smontare il meccanismo della simulazione, per mostrare a noi stessi e ai nostri figli come è fatta dentro, per mettere a nudo gli ingranaggi e le pulegge di quella impostura che abbiamo dinanzi, per svelare il vero aspetto del mago di Oz e capire, come Dorothy, che siamo sempre stati a casa e che eravamo soltanto addormentati.
Riporto la dichiarazione del signor Vincenti, sopra citata.
“La pubblicità televisiva non è un corpo completamente avulso dal flusso elettronico in cui si trova a fluttuare.