“E lei di cosa si occupa?“, mi chiede il signore accanto, lato finestrino.
Per il mestiere che faccio questa è una delle domande più difficili ma ormai, con gli anni e grazie al noto potere di sintesi di ogni bravo creativo, riesco a rispondere in modo esaustivo con poche parole.
Perfetto, penso, ha capito. Ma quello replica: “Quindi è un pubblicista, lei fa i cartelloni, no?” (alé!).
No!, rispondo. E qui la cosa si complica quasi sempre.
A volte vedo concetti e argomenti di base fuggire via: lo svanire di trenta e più anni di mestiere.
Comunque spiego.
“Ah, ho capito. – fa il nostro – E quanto costa fare una pubblicità“. Cazzo!, vorrei dire. Che ne so. E giù a spiegare ancora, con calma, che le variabili sono molte, eccetera, eccetera, eccetera – cose per noi chiarissime, spero -.
E lui:- “Mi lascia un suo biglietto da visita? Sa, non si sa mai, ho un autosalone in provincia“-.
Ecco, biglietti da visita non ne ho con me, non ne porto quasi mai.
E lui: -”Ma come, un pubblicista che non si fa la pubblicità?”-.











Un Commento on "Memoria e stato dell’arte: colpa nostra?"
-fai il pubblicitario?
-sì
-ah fai il grafico?
-no faccio il copywriter
-cioè, diritti d’autore?