Pubblicitari: Professionisti da responsabilità educativa e sociale. Perché NO ad una tutela?

Scritto da on 24 novembre 2011 in TP World - 2 Commenti

Alfredo Accatino (creativo e creatore di eventi mondiali come le Olimpiadi), nella sua lettera aperta scrive:

[...] In Italia non esistono cifre che dicano quanti siano i professionisti che svolgono attività finalizzate alla creatività. I “creativi”, semplicemente, non esistono. Eppure siamo quelli che costruiamo, ogni giorno, l’immagine della filiera industriale e commerciale, in alcuni casi, sogni e tendenze. Quelli che progettano le piattaforme dove ci si confronta. Che creano stili, storie e visioni da condividere. Disegnano il presente.

Io ritengo che in Italia siano più di 2 milioni le persone che vivono delle proprie capacità creative. Il doppio se si considerano ambienti di riferimento e indotti. Non siamo identificati, rappresentati, tutelati, rispettati, valorizzati. Facciamo un lavoro logorante, che spesso riduce la capacità competitiva con l’avanzare degli anni. Prigionieri di stereotipi che ci vedono modaioli e svagati, con il biliardino all’ingresso e il lupetto nero, sempre alle prese con cose divertenti. In realtà protagonisti di quella fuga di cervelli che porta i più intraprendenti di noi ad andare all’estero per poter vivere e realizzare le proprie idee.

Facciamo un lavoro anonimo. Senza diritto d’autore, con ritmi superiori a qualsiasi regime contrattuale, disposti a lavorare di notte e nei festivi, sulla scia di quell’entusiasmo e disponibilità che è insita nel nostro lavoro, al quale non potremmo rinunciare, ma che diviene regola in luogo di eccezione. Ma non siamo missionari e non stiamo salvando la vita a dei bambini. Siamo solo uno strumento del sistema industriale. Lavoratori dell’immateriale, braccianti della mente.[…]

pubblicitari

Perché una professione così importante che ha una responsabilità educativa e sociale che con il suo dire fa del consumo un comportamento che incide su tutti gli aspetti sociali, economici ed ambientali non è stata tutelata come altri istituti professionali (avvocati, ingeneri, giornalisti, etc.)?

Perché dicono che vogliono abolire gli albi e intanto gli albi restano? Lo “dicono” per non farne degli altri?

Perché, intanto, professioni come quella del pubblicitario, che avrebbe bisogno di una difesa (più che per se stessa per i danni che la comunicazione non professionale cagiona al vivere sociale) non può fruire di una tutela, ad esempio, come quella dell’albo dei giornalisti?

Perché un ramo dell’albo dei giornalisti non potrebbe divenire quello dei pubblicitari professionisti che diffondono “notizie” di prodotto che sostengono le loro notizie di “prodotto”?

Perché le agenzie mezzi che detengono tutti gli spazi che sostengono tutte le testate giornalistiche non hanno mai scioperato per difendersi?

Perché non c’è l’obbligo di far firmare le campagne pubblicitarie agli autori?

Perché non è possibile legare l’esercizio ad una licenza che si può ottenere solo se si hanno determinati requisiti?

Perché chi vuole esercitare la professione di pubblicitario aprendo una partita IVA, pur avendo studiato ed avendo i titoli, non è considerato un professionista e deve essere sottoposto ad un regime fiscale più oneroso qual è quello di un’impresa di servizi che può aprire chiunque al pari di chi ha studiato e lavorato per un decennio per prendersi dei titoli abilitativi ed avere le competenze necessarie (tirocini, laurea, stage, master, esami inter-associativi, collaborazioni a progetto, stage, stage, premi, concorsi, work, work, work) per offrire un prodotto di qualità che purtroppo non è tutelato perché la libera invasione nel mercato oltre a non far rispettare le regole non fa rispettare nemmeno i criteri di sufficienza e proporzionalità della retribuzione del lavoro svolto sanciti dall’art. 36 della nostra carta costituzionale?

Io le risposte a queste domande le ho. Voglio sentire le Vostre risposte e Voglio sentire le Vostre domande.

Gianluca Ruocco

www.gianlucaruocco.it - info@gianlucaruocco.it Laurea magistrale in comunicazione d’impesa e pubblica. Da sempre pubblicità, marketing e comunicazione sono il suo mestiere. Coordinatore TP – Regione Campania. www.giannacomunica.eu - gianluca@giannacomunica.eu Ufficio 0974 826838 - Cellulare 349 6406703   

More Posts - Website - Facebook

2 Commenti on "Pubblicitari: Professionisti da responsabilità educativa e sociale. Perché NO ad una tutela?"

  1. Guido Ferraguti 30 novembre 2011 alle 08:54 ·

    Perfettamente d’accordo, anche se ho apartenuto alla schiera dei biechi account. Forse è il caso di provare a fare un’azione di raccolta di firme per inviare centinaia di messaggi ai politici. Come fa Avaaz con risultati sembra abbastanza positivi. Buon lavoro, Guido Ferraguti

  2. Gianluca Ruocco 2 dicembre 2011 alle 17:06 ·

    Certo sicuramente tra le cose da fare è da pensare una campagna d’azione anche sul modello http://www.avaaz.org/it/ e sicuramente in sinergia con altre realtà come anche Comunicazione Italiana nella quale la vedo presente http://www.comunicazioneitaliana.it/component/jumi/utente-dettagli?option=com_jumi&uid=69747 pertanto è anche da questo suo appello che possiamo partire. Mi faccia sapere gianluca@giannacomunica.eu

Lascia un commento