Nel 2005 lo IAP vietò l’affissione della campagna di Oliviero Toscani per l’azienda di abbigliamento maschile RA-RE. Oggi sarebbe lo stesso?
Un provvedimento cui Toscani reagì dichiarando: “Basta! Ancora una volta questi blocchi. La IAP non ha nessun potere per bloccare una campagna pubblicitaria: sono solo una corporazione. Quando mi fermerà la giustizia ordinaria: mi fermerò. A me nessun giudice mi ha mai convocato. Loro non possono bloccare niente. E poi che cosa vogliono bloccare: ormai la campagna RA-RE è bella che finita”.
I manifesti, già esposti ai primi di settembre, avevano suscitato le proteste di molti cittadini: da qui l’intervento del Comitato che ordinò non di eliminare i cartelloni già affissi ma di smettere di affiggerne altri.
Il testo del provvedimento è stato diffuso su internet, nel sito dello IAP. “L’ostentazione volgare e provocatoria di situazioni legate all’intimità sessuale porta la comunicazione a scadere in una inaccettabile lesione della sensibilità del pubblico. I messaggi oltre a turbare un pubblico adulto, possono colpire l’attenzione dei minori che non hanno chiavi di lettura per capire le immagini, provocando loro ansia e disagio. E poi c’è la netta incongruità tra la comunicazione pubblicitaria avente fini meramente commerciali e le immagini diffuse. Lungi dal volere stimolare un serio e corretto approccio al tema della parità sessuale i messaggi mirano unicamente a colpire l’attenzione del pubblico ad ogni costo, turbandone la sensibilità attraverso rappresentazioni volgari tout court. Non si tratta né di censura né di discriminazione contro gli omosessuali – hanno spiegato allo IAP - ma di semplice tutela della sensibilità dei cittadini, soprattutto dei minori. Se si fosse trattato di eterosessuali sarebbe stato lo stesso”.
La pubblicità calca un comportamento sociale e Toscani li cavalca cosicché gli investitori lo scelgono perché quando lui fa qualcosa fa parlare tutti e viene attaccato perché “rovina il mercato” – come lui stesso dichiara in un’intervista.
Le immagini sono pretestuose e volgari? Oggi a distanza di 6 anni ci sarebbe la stessa reazione? È un fatto culturale? O semplicemente la cultura italiana è diversa? È una comunicazione che esce un po’ fuori dai binari ma alla fine semplicemente mostra un comportamento sociale già in atto?
In altri paesi, ad esempio, Mc Donald’s non avrebbe problemi a fare pubblicità in un locale gay, in Italia sì perché è un problema culturale. Di questo ne parleremo nel prossimo post dove lo spot gay di Mc Donald’s è diventato un caso.









