Questa settimana Daniele di Tp Domani invita i professionisti pubblicitari a riflettere su un progetto di condivisione globale della propria immagine: l’Inside out project. Quali gli obiettivi? Quale la sua risonanza? Leggiamo insieme e proviamo a rispondere.
JR è uno street artist francese; comincia la sua carriera nel 2004 fotografando volti nei sobborghi di Parigi che appende alle pareti con lo scopo di dimostrare che l’arte esiste anche dove apparentemente non sembra esserci. Questo suo modo d’esprimersi comincia ad ottenere notorietà un anno dopo, durante la protesta delle banlieue,quando ripropone, per tutta Parigi, in forma di poster i volti dei protestanti; grazie all’effetto moltiplicatore dei media, i quali si chiedono come abbia fatto, JR riesce a far emergere queste realtà spesso ignorate limitandosi semplicemente ad usare la sua 28mm.
Da qui il lavoro di JR continua, dando il via ad una ricerca artistica fatta della collezione di volti veri in città vere. Interrogato sul motivo che anima la sua attività, risponde:
“The real heroes are sometimes not where you think they are, they are right there in the street everywhere around you”.
I suoi progetti (face2face, women) non lo hanno portato solamente a girare il mondo e a dare una “inquadratura” diversa delle cose, ma gli hanno dato lo slancio per creare un’altra iniziativa che trovo interessante e di cui vorei parlare: l’Inside out Project.
Inside out project è un progetto mondiale al quale ognuno di noi può partecipare in maniera gratuita, da soli o in gruppo, andando sul sito del progetto insideoutproject.com e caricando la propria foto in bianco e nero. Basterà poi aspettare il poster che ci verrà inviato da parte dell’organizzazione e appenderlo nel proprio quartiere o nella propria città. Documentando tutto, ovviamente, il nostro lavoro potrà essere visitato virtualmente su internet contribuendo a formare la più grande e democratica mostra fotografica mai realizzata. L’obiettivo di JR in questa performance è quello di rendere co-autore chiunque voglia farne parte. “I wish for you to stand up for what you care about by participating in a global art project, and together we’ll turn the world…INSIDE OUT.” L’iniziativa è stata premiata quest’anno con il TED Prize ritenuta una delle “ideas worth spreading” (idee degne di essere diffuse).
L’estetica di JR è indubbiamente un’estetica del legame. Egli non solo attacca i poster, ma sembra quasi che ci entri dentro prima di farlo. Lo sa lui e lo sanno gli osservatori, come sanno anche che quei poster non sono destinati a un pubblico “blaterante che osserva le opere roteando l’oliva del martini in un bicchiere di cristallo”. Ogni opera gira il mondo e si ferma sulle strade, sui tetti, sugli autobus, sui muri delle città, si riappropria degli spazi “in” per mostrarsi a chi non vuole vedere, dando voce alla marginalità degli spazi “out”.
Ne sono esempi gli sguardi protettori delle donne keniote (women) , i quali JR ha sfruttato delle stampe in vinile rendendo impermeabili i tetti delle case, o ancora le reazioni non violente che mettono in relazione israeliani e palestinesi (face2face), a voler mostrare che l’odio proviene dall’alto.
A chi non verrebbe di accennare un sorriso? In una situazione di guerra, dove la persona comune si trova ad affrontare le decisioni dei potenti, la vera opera è (ri)vedere la gente comune, quella su cui ogni decisione grava pesantemente.
E i pubblicitari… cosa ne pensano?
Post scritto da Daniele88_TpDomani








