Durante il derby Inter-Milan, tra il primo e il secondo tempo, viene trasmesso su Sky uno spot in cui i calciatori più famosi della Serie A dicono che il calcio è bello, che amano correre dietro a un pallone e che se si “fomentano” per la sfida gli scappa qualche insulto. Qualsiasi insulto, tranne “gay”, anche perché questa parola non è un insulto. “Gay” è un modo di vivere la propria sessualità, uno dei tanti modi possibili (in teoria cinque, sommando l’eterosessualità all’acronimo LGBT – Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender). “Gay” non è un insulto per dire “stupido” o “scemo”.
Lo spot è visto da milioni di italiani che non vogliono perdersi il derby milanese.
Il fatto appena raccontato non è realmente accaduto in quanto la società italiana non è ancora pronta a questo e dovremo aspettare ancora molto per avere inserzionisti, concessionarie, editori – e calciatori – disposti ad azioni del genere.
È successo, invece, negli Stati Uniti, durante il Super Bowl, l’evento sportivo più seguito dagli americani e, per questo, molto appetitoso per gli inserzionisti a stelle e strisce (ne abbiamo già parlato qui).
Alcuni giocatori dell’NBA si sono schierati contro l’omofobia davanti a milioni di telespettatori, a sostegno dell’associazione GLSEN, il cui obiettivo è insegnare il rispetto per qualsiasi orientamento sessuale nelle scuole elementari e medie degli Stati Uniti. Proprio per questi motivi, lo spot risulta abbastanza didattico.
È la prima volta che uno spot contro l’omofobia viene trasmesso durante il Super Bowl. L’argomento non è facile da trattare e l’omofobia (non soltanto quella violenta) è ancora molto diffusa. Stati Uniti e Australia sembrano pronti verso un passo avanti. L’Italia, distratta, inizierà a muoversi quando anche i pinguini in Antartide avranno i loro diritti in fatto di matrimonio.
Inutile chiedere se l’Italia è pronta o meno a campagne del genere durante un evento sportivo (ndr: no, non lo è). Quali campagne straniere, secondo voi, sarebbero più adatte per interrompere il derby milanese o il derby Roma-Lazio? Siamo culturalmente pronti a riflettere o a riderci ancora su, con leggerezza, soltanto grazie alla satira di MTV?











Un Commento on "Think B4 You Speak: i giocatori NBA contro l’omofobia (e durante il Super Bowl)"
Anche se con anni di ritardo, il mondo dello sport – non in Italia, purtroppo! – sta scoprendo l’importanza di combattere l’intolleranza, compresa l’omofobia! Se negli USA c’è stato questo importante spot, in Inghilterra si registra la campagna della FA nel calcio!
(link: Omofobia nel calcio)