Creatività pubblicitaria italiana finalmente al top!
Valentina di TpDomani intervista per noi Rovero Impiglia e Giacomo Cagnetti, i due registi marchigiani autori dello spot televisivo “A guitar hero”, scelto dalla Coca Cola per la sua prossima campagna promozionale.
Ecco l’intervista
Ha la firma tutta italiana il nuovo spot della Coca-Cola. Un contest lanciato on-line solo pochi mesi fa ha svelato da pochi giorni i suoi vincitori: Rovero Impiglia e Giacomo Cagnetti, due giovani che si sono distinti per il loro talento a livello mondiale. Due giovani che con passione hanno sfidato le idee di creativi di tutto il mondo, e che in 60 secondi hanno spiazzato con immagini e suoni ogni dubbio. Li intervisto per la Tp, e, nonostante la mia curiosità, mi concedono senza filtri la loro personalità.
Dalla pubblicazione del contest, qual è stato il vero motivo che vi ha spinto a voler partecipare? Quando avete deciso che potevate mettervi in gioco?
“Beh appena abbiamo letto il brief lo abbiamo trovato molto interessante: lasciava molto spazio alla creatività. Poi era per la Coca Cola, uno dei brand più famosi a livello internazionale…Ci è venuta naturale la voglia di metterci in gioco.”
Come è nata l’idea del video “A Guitar Hero”?
“Eravamo a cena in una freddissima sera di gennaio e con il brief a portata di mano stavamo buttando giù un po’ di idee. Tra tutte, questa è quella che piaceva di più ad entrambi . Alla fine della cena praticamente avevamo già pronta la sceneggiatura e una prima bozza di storyboard.”
Il contest “Be the change” chiedeva di sviluppare una creatività che raccontasse come essere diversi rispetto agli altri significasse voler cambiare, non rimanere fermi, fare qualcosa di significativo , fare esperienza.
Cosa vi ha mosso a puntare sulla figura di un barbone e nel raccontare con essa la storia dell’emozione che provoca la musica, in questo caso una chitarra?
Rovero Impiglia: “La scelta del barbone è venuta perché volevamo proporre una situazione legata alla difficoltà che c’è a comunicare con persone disagiate. Volevamo realizzare qualcosa di universale e che arrivasse dritto al cuore di tutti.
Non riesco a rimanere indifferente di fronte alla miseria umana. Penso sempre all’uomo e alla storia che si cela dietro un volto.
La nostra società è spesso impietosa e basta davvero poco per ritrovarsi ai suoi margini. Non posso non citare le parole della Mazzantini: “.. i barboni sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando, non quella che hai addosso, magari quella che avevi da bambino, quella che hai certe volte quando sei scemo e triste. Quella faccia affamata e sparuta che avresti potuto avere se il tuo spicchio di mondo non ti avesse accolto. Perché in ogni vita ce n’è almeno un’altra”.
Giacomo Cagnetti: “Io oltre ad essere regista, sono anche un musicista. Suonare è una grande emozione : con uno strumento puoi dire tantissime cose… Senza parlare.
E’ un piacere che non si può descrivere quello che si prova suonando uno strumento.
La scelta del barbone chitarrista è anche collegata al contesto musicale odierno. Essere musicista oggi è molto più difficile di quanto non lo fosse tanti anni fa. Di conseguenza la storia mi è sembrata appropriata e contestualizzata all’epoca musicale attuale.”
Il video è un crescendo di suoni che fa entrare in gioco l’emozione, ma che appunto non è il suono in assolo di una chitarra.
E’ stato difficile trovare un accordo immagini e suoni?
” In origine avevamo previsto di fare ascoltare l’assolo, tuttavia il messaggio che volevamo dare non era quello di uno show chitarristico. In fase di montaggio ci siamo accorti che avevamo bisogno di una colonna sonora diversa, lontana dal sound graffiante della chitarra. Una musica che fosse allo stesso tempo dolce ed energica e che trasportasse lo spettatore attraverso vari livelli emozionali.
Tra i diversi brani originali che abbiamo ascoltato c’era quello di Fabrizio Brugnera; appena lo abbiamo messo sopra alle immagini ci è parso evidente che avevamo bisogno proprio di QUEL brano. Così lo abbiamo contattato per proporgli la collaborazione.
Tutti noi vorremmo sentire quell’assolo, ma è proprio questo il bello.
Il clash tra la musica (fatta di piano ed archi) e le immagini del clochard che esplode in questo assolo disperato funzionano perché è la nostra immaginazione che chiude il cerchio e fa diventare la visione dello spot qualcosa di personale ed intimo. Ciò che immaginiamo è più forte e potente di qualsiasi suono percepito. ”
Cosa avete pensato quando vi è stato comunicato che avevate vinto?
” E’ stata per entrambi una grandissima gioia. Ci speravamo tanto, ci avevamo messo tanto impegno ed avevamo già riscosso numerosi consensi ma sapevamo anche che su 141 video in gara, realizzati da creativi provenienti da tutto il globo, ne sarebbe stato premiato solo uno.
..Inutile descrivere la nostra soddisfazione per questa vittoria.”
Se poteste dare un consiglio ai giovani che aspirano a lavorare nel vostro stesso campo, a tutti quelli che stanno provando ad affacciarsi nel mondo lavorativo della comunicazione. . cosa gli consigliereste ?
” Sicuramente di seguire fino in fondo la propria passione e di non lasciarsi condizionare troppo dalle opinioni degli altri: la creatività è legata all’originalità e di conseguenza al proprio carattere personale.
Bisogna essere consapevoli delle proprie idee ed avere la forza ed il coraggio di portarle avanti. ”
Post scritto da Valentina90_tpdomani












Un Commento on "Giovani creativi italiani conquistano la Coca Cola! La storia di “a guitar hero”"
sceneggiatura scontata e finale banale…attore principale senza espressione e sicuramente guidati da un regista con poca esperienza in comunicazione non verbale…forse la musica ha convogliato la decisione di una vittoria che sembra acquisita da “conoscenze occulte”…