Account-free o feed the account?

Pubblicato il 16. giu, 2009 da TPblog in TP World

Ieri sera sono stati assegnati gli NC Awards e noi ET abbiamo vinto un paio di premi: Miglior Evento con l’operazione FrozeMi, realizzata per i frigoriferi Ardo, ma soprattutto Agenzia dell’anno ”Davide contro Golia” (premio che viene assegnato dall’editore di ADV Express). Non scrivo questo post per vantarmi, né voglio entrare nel merito dell’aggiudicazione del premio di agenzia dell’anno (ndr. la dicitura “Davide contro Golia” attesta che siamo stati riconosciuti come migliore agenzia indipendente, e cioè che non fa parte di network internazionali; l’anno scorso, ad esempio, lo stesso premio è stato vinto dalla Lorenzo Marini e Associati). Volevo invece raccontare un paio di simpatici aneddoti.

Premessa. Nella giornata di ieri ci avevano fissato una presentazione alle 18 in Chinò, per cui rischiavamo di perdere parte della premiazione. Abbiamo così deciso di dividerci: io e Valerio siamo andati in riunione, mentre Riccardo si è presentato all’Auditorium di Milano a presidiare la cerimonia (anche se eravamo fiduciosi di riuscire a raggiungerlo per le 8 quando sarebbe stato il momento di salire sul palco). Purtroppo, ma questa non è una novità, la riunione è andata per le lunghe e io e Valerio siamo arrivati tardi per la premiazione, ma in tempo per scoprire gli effetti inattesi delle risposte di Ricky alle domande della conduttrice della serata, Selvaggia Lucarelli.

Ore 20,40: io Valerio non ci siamo ancora sistemati sulle poltrone che sale sul palco Diego Masi, presidente di AssoComunicazione, e dice testualmente: “se potessi vorrei premiare Enfants Terribles, che sono un’agenzia di una persona sola, con un solo cliente, che per giunta hanno anche perso…”. Nemmeno il tempo di capire cosa stia succedendo che lo sostituisce sul palco Daniele Peccerillo, CEO di DDB Italia, e afferma: “Sì, perché noi non siamo come questi altri che dicono di fare a meno degli account, per noi gli account sono importanti, siamo un gruppo unito… noi… su, ragazzi, salite tutti sul palco…”. A questo punto (giuro) metà della platea si alza e sale sul palco.

La sensazione mia e di chi mi circondava è stata di straniamento. Primo, perché chi era in platea si sentiva paradossalmente al centro dell’attenzione (quelli sul palco erano molto più numerosi di quelli rimasti a sedere). Secondo, perché sembrava di essere i protagonisti di un film dei Visitor. Quelli della DDB, infatti, fino a un minuto prima erano in mezzo a noi, mimetizzati dappertutto: davanti, di fianco, sopra (sul loggione). Ma di questo ce ne siamo resi conto solo quando Peccerillo con le sue parole evangeliche ha diviso il grano dalla pula. Ci sono stati poi altri momenti toccanti. Ad esempio quando Gitto ha salutato l’ex truppa della DDB commuovendosi (cosa che mi ha ricordato molto l’addio di Kakà al Milan), ma vado oltre perché vorrei evitare di fare dell’ironia su una cosa personale come i sentimenti.

Insomma, io e Valerio ci siamo girati verso Riccardo e gli abbiamo chiesto: “ma che hai detto per farli incazzare tutti ?” Sospettavamo di aver sbagliato a spedirlo sul palco (conoscete il detto popolare “…gli art falli disegnare ma non farli mai parlare…”). E invece no: lui, nella sua purezza da art director con ego normale, aveva semplicemente detto due banali verita. La prima: noi di ET non abbiamo account. La seconda: il cliente per cui abbiamo realizzato uno dei lavori premiati non è più nostro cliente (anche perché, data la crisi, è in una situazione di dissesto finanziario). Eppure quelle due affermazioni cristalline avevano infastidito Masi e Peccerillo.

Stamattina ho riflettuto sulle loro reazioni e sono arrivato a una conclusione: gli alti papaveri del nostro ambiente non sono abituati alla verità. Hanno cominciato a sparare cazzate negli ipertrofici anni ’80 e non riescono ad affrontare la realtà. Per loro le agenzie devono sempre andare bene, come trent’anni fa, non importa se poi il loro fatturato cala del 50%  o se lasciano a casa centinaia di persone. No, le cose devono andare, comunque, sempre bene. E’ un diktat, come nell’URSS ai tempi di Breznev. Ed è evidente che ammettere che hai perso anche un solo cliente può rompere lo status quo (giusto perché voi lo sappiate, ET perde in media 2/3 clienti all’anno e ne prende 4/5 di nuovi, ma questo è un fenomeno normale, conseguenza della volatilità dei direttori marketing).

Tempo fa c’era una rivista di settore che pubblicava i billing delle agenzie, ed era un fiorire di numeri con i + davanti. Quando i + si sono trasformati in - questa classifica non è stata più pubblicata. E questa è solo una delle tante ipocrisie del nostro ambiente. Un’altra ipocrisia è AssoComunicazione. A cosa serve? Io sulla questione ci ho riflettuto per anni, tanto che noi di ET abbiamo sempre rinunciato a farne parte. Alle persone che lavorano in agenzia non serve (hanno fatto niente per frenare i tagli di questo periodo o per tutelare gli stagisti o le professionalità medie?). Alle agenzie italiane non serve (di grande ne è rimasta una sola, le altre non mi pare che vengano considerate). Non è utile ai network internazionali (vi sembra che abbiano bisogno di essere tutelati?) e nemmeno ai manager di questi network (tanto verranno spremuti per un paio di stagioni e poi si ritroveranno fuori dalla porta con gli scatoloni). No, io credo che l’unico scopo di queste associazioni sia di dare un senso all’ego di coloro che ne occupano le poltrone. Oltre che uno stipendio.

Biografia di Diego Masi, attuale presidente Asso Comunicazione, fonte wikipedia: … si affaccia sulla scena politica in occasione delle elezioni politiche del 1994 come esponente del Patto Segni… porta avanti l’opposizione al governo Berlusconi… In occasione delle elezioni politiche del 1996 viene eletto come esponente della Lista Dini - Rinnovamento Italiano… si distacca dal movimento di Dini e si avvicina all’esperienza centrista dell’UDR… nel governo D’Alema è nominato sottosegretario agli Interni… prende le distanze dal centrosinistra e dal governo e aderisce al Polo per le Libertà, iscrivendosi a Forza Italia… Biografia sintetica: centro, sinistra, centro, destra, a spasso, assocomunicazione. Dopodiché, ma questo lo presumo io, non essendo riuscito a sfondare nella politica dei grandi ha ripiegato su quella dei peccerilli.

Se devo essere sincero (non come Ricky naturalmente), gli interventi di Masi e Peccerillo però non mi hanno dato fastidio, semmai mi hanno divertito (la gita scolastica della DDB è una cosa che non dimenticherò mai). Soprattutto mi hanno restituito un sentimento che non provavo da tempo: l’orgoglio per la nostra indipendenza. E sono contento delle reazioni che suscita la nostra anomalia, perché se cominci a dare fastidio a istituzioni di quel tipo, significa che stai facendo bene.

Concludendo, penso che alla fine non saremmo noi di ET a distruggere questo triste e patetico sistema (devo ammettere che oggi sono troppo stanco e pigro per provarci), ma sono certo che quest’ultimo si sfalderà a breve. E ciò succederà sotto la spinta di qualche altra agenzia indipendente (alcune di queste già si intravvedono all’orizzonte). Perché questa convinzione? Perché l’indipendenza è quel valore che ti permette di rompere gli schemi e produrre quell’unico bene che dà forza e significato al nostro mestiere. Sì, avete capito, sto parlando di idee. Ma non idee qualsiasi: Idee Originali.

Copiato e incollato da - ops: condiviso da mizioblog.

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