La fiamma di Amnesty International è a rischio.
Solo noi possiamo tenerla viva.
Non possiamo lasciare che la speranza si spenga.
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Questa settimana è uscito lo spot contro l’omofobia promosso dal Mnistero delle Pari Opportunità.
Anche Medici Senza Frontiere ci aveva mostrato che nelle situazioni di emergenza non c’è discriminazione che tenga.
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BIC è senz’altro un brand storico; nato nel 1945, è sopravvissuto fino ai giorni nostri.
Ma se pensate che, nell’era dei computer, abbia ormai fatto il suo tempo, preparatevi a rimanere senza parole:
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Ecco la prova che esistono clienti intelligenti quanto basta da dare valore alla nostra professionalità lasciandoci totale libertà d’azione (“I leave it in your capable hands to do what ever you want”).
Che non danno preavvisi di poche ore riguardo alla scadenza di un lavoro (“he will probably look nervous and say “Hurry up” but take little notice”).
E che non sottovalutano neppure la questione economica (“please write back saying how much money you would like”).
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Ecco la nuova etichetta che a partire da gennaio 2010 troverete attaccata ai vestiti Levi’s.
Un piccolo consiglio: quando non vorrai più indossarlo, donalo a chi ne ha bisogno. E abbi cura del nostro pianeta.
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Non pensate anche voi che questo spot sia perfetto per spiegare il nostro lavoro?
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Ancora una volta tra i migliori lavori italiani da segnalare troviamo un prodotto a target prevalentemente maschile.
Questo tono di voce sembra quello in cui riusciamo meglio.
Sarà perché i nostri direttori creativi sono per lo più uomini?
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Se rinunci a una partita di Champions della tua squadra del cuore per accontentare la ragazza o fare un favore al capo, hai un problema.
Soprattutto se nella realtà non ti è capitata una svolta inaspettata come è successo a queste povere vittime:
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La televisione ci ha assuefatti a storie lineari e semplici.
Personaggi stereotipati e finali prevedibili.
Cambiate storie. Cambiate canale. Cambiate prospettiva.
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A volte usiamo la razionalità. Mettiamo una statistica, una percentuale o una riflessione logica.
A volte preferiamo l’emotività. Cerchiamo di spaventare. Schockare. O commuovere.
E se per una volta invitassimo la gente a fare qualcosa di “sociale” solo per divertimento?
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Abbiamo dedicato più di una settimana alla comunicazione made in Italy.
Chiudiamola come si deve.
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E poi c’è chi dice che non siamo patrioti.
Pare che il nostro – spesso e in altri contesti – contestato inno sia diventato più sacro di un’icona religiosa.
E che il suo impiego in pubblicità venga giudicato offensivo e irrispettoso.









