Quando la donna è merce?

Pubblicato il 25. mar, 2009 da TPblog in Campagne Stampa

zappala

Provate a fare un rapido calcolo di quante pubblicità sfruttano corpi di donne, più o meno nude, per attirare l’attenzione, indipendentemente dal prodotto in questione.
Avete perso il conto, vero?

Ora guardate l’annuncio sopra.
Lo IAP lo ha giudicato contrario all’articolo 10 del Codice di Autodisciplina, ritenendolo offensivo della dignità della persona.

Lorenzo Guarnera, che ha curato la creatività della campagna, si dice esterrefatto dalla sentenza, perchè il messaggio è stato considerato oltraggioso non per la questione della razza (”come avremmo potuto temere”, ammette onestamente), ma per il ruolo ricoperto dalla donna.
Che, afferma il Comitato di Controllo, viene ridotta a oggetto.
Nelle motivazioni si legge: “…le due donne vengono accostate ed assimilate ai due prodotti pubblicizzati,diventando esse stesse merce da esporre in pubblicità. Non vi è chi non veda infatti che diversi elementi
del messaggio concorrono a determinare tale lettura: il gioco di parole “bianca o abbronzata” si rivolge
inevitabilmente alle due donne, come del resto inequivocabilmente il claim “scamorze di razza (…)”.

A questo punto, qualche domanda sorge.

Questa pubblicità è davvero tanto più irrispettosa in confronto al panorama italiano dell’advertising?

Sarebbe stato diverso se ci fossero stati due uomini al posto delle ragazze?

A voi la parola.

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37 Commenti

giovanni marletta

25. mar, 2009

Trovo decisamente piu criminale sfruttare immagini e circostanze come il caso englaro, coscioni o welby , ma di quelle porcate solenne a danno dell’umana sofferenza non si è preoccupato nessuno, visto che di pubblicità si è trattato per i vari politici, politicanti e parrini fitusi, in quel caso non credo che la moralità del IAP sia stata solleticata nella figura di qualche zelante funzionario.
Secondo il mio parere questa pubblicità non ha superato la censura solo perche chi la ha proposta non ha pagato abbastanza, la morale si sà è soggetta alle leggi mai rivisitate della “componenda” sempre di estrema attualità.

giovanni

25. mar, 2009

L’annuncio non mi piace. Meno ancora mi piace l’intervento da parte dello IAP. Ancora una volta alimenta la sensazione di mancata uniformità nei giudizi, nonché di usare due pesi e due misure, a seconda dell’importanza dell’azienda coinvolta.
Guardando l’annuncio, a nessuna persona sana di mente potrebbe venire in mente che si vendano le donne anziché le scamorze.
C’è anche un testo chiaro in questo senso.
L’annuncio non mi piace da un punto di vista creativo perché trovo gratuito l’accostamento delle modelle ai due tipi di scamorza.
Che senso ha? Tra l’altro non credo nemmeno sia utile in funzione del target.
O mi volete raccontare che il responsabile acquisto è uomo?
E nel caso sia stato il cliente a imporvi questo visual
potevate scrivere “ogni gusto è buono”.
Non avrebbero potuto contestarvi nulla.
In ogni caso, In bocca a lupo.

giovanni marletta

25. mar, 2009

dimenticavo di aggiungere che da sempre gli uomini pagano le donne per possederle, anche ai giorni nostri tutto ciò avviene perfino in parlamento e di fatto nessuno se ne scandalizza piu, dove stà la novità o lo sconcio a cui alludono ?

francesca semprini

25. mar, 2009

@giovanni marletta
non credi che il nostro lavoro debba far leva sugli istinti migliori dell’essere umano e non sui peggiori?
Che i nostri parlamentari vadano a puttane non mi pare la migliore delle argomentazioni a favore di questa campagna bloccata dallo IAP. E’ sbagliato trattare gli esseri viventi come cose inanimate. Punto e basta. Detto questo, l’annuncio zampalà non brilla per originalità e fantasia. E in questo rientra nella media….Discutibile la sentenza IAP.

Lorenzo Guarnera

25. mar, 2009

Come sappiamo bene, lo IAP non giudica l’originalità del messaggio.
Se dunque questo messaggio sia brillante o meno poco conta ai fini del dibattito (giusto per completezza di info: l’obiettivo della campagna era quello di lanciare il nuovo prodotto ma soprattutto consolidare la brand-awareness che questa marca ha nel territorio siciliano…).
D’altra parte, chi non scende mai a compromessi “scagli la prima pietra”!!! Tra le proposte non accettate vi erano sicuramente soluzioni più “brillanti”.

Ma, mi piacerebbe tornare al punto della questione:
- è giusto che il Comitato di Controllo dello IAP, Organo che eccelle di competenze, CENSURI una campagna il cui visual associa figura femminile al prodotto???

- è giusto che a valutare il messaggio siano uomini di legge anziché esperti sociologi, filosofi, psicologi???

- è giusto che la pubblicità in Italia cammini sempre dentro paletti talmente stretti da impedirne l’ “alta velocità”???

giovanni marletta

25. mar, 2009

ho dimenticato di esprimere il mio giudizio da consumatore alla pubblicità in questione, credo sia gradevole, concordo con chi non la reputà originalissima ma sicuramente è molto efficace, tenuto conto che è lo scopo di tali proposizioni il giudizio è positivo.
pero desidero commentare quanto letto su da parte di F.S.
quoto per precisione :
>non credi che il nostro lavoro debba far leva sugli istinti migliori dell’essere umano e non sui peggiori?
rispondo: certamente, però alludere ad una mercificazione quando si propone un alimento insieme all’immagine di due belle donne mi pare esagerato, infatti le signore ritratte vendono la propria immagine per vivere, questa definizione dà una rappresentazione oltre misura aggressiva e lesiva della loro attività professionale .
>E’ sbagliato trattare gli esseri viventi come cose inanimate. Punto e basta.
rispondo: e allora cosa facciamo ? riproponiamo la logica iconoclasta ? facciamo i bizantini ? se non possiamo abbinare immagini di persone ai prodotti allora boicottiamo i prodotti alimentari che sfoggiano faccine sorridenti di bimbi ?
intanto per la felicità dell’amico lorenzo grazie al suo proficuo lavoro la Z. ha venduto 2 prodotti in più, almeno per oggi.

imbarazzo

25. mar, 2009

Questo annuncio fa ca***e.
il solo chiamarlo annuncio è una definizione scorretta (me ne vengono in mente molte altre, però)
è razzista, volgare, fuori luogo e patetico.
oltre a non comunicare un beato ca***.
che cosa ne state parlando a fare?
a me imbarazza il solo vederlo.

il vero problema in Italia è che ci siano persone
che si fanno chiamare pubblicitari
- e tutti i pubblicitari VERI dovrebbero sentirsi insultati
dalla condivisione di questa etichetta -
che non solo hanno il coraggio di presentare queste cose
ma hanno l’ardire di PENSARLE e di ESTERNARLE.
Agghiacchiante è che poi ci sia addirittura gente che paga per farle produrre.
POVERA ITALIA.

Lorenzo Guarnera

25. mar, 2009

Molto signorile Signor imbarazzo,
il suo vero nome prego? Immagino ne sia corredato!?
-
Se ha voglia di esprimere il suo pensiero lo faccia in maniera civile, argomentando, senza turpiloqui e offese, altrimenti NESSUNO avrà voglia di prestare attenzione alle sue parole.
Diversamente… esterni i suoi turpiloqui nei luoghi adatti.

imbarazzo

25. mar, 2009

Nessuno tranne Lei,
che non conosce Imbarazzo.
Visto cha ha avuto la faccia
di firmare questo orrore.

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25. mar, 2009

Non ha argomenti, né nome, dunque?
Peccato, ha perso una buona occasione.

imbarazzo

25. mar, 2009

Comunque per l’informazione
visto che per lei è importante il mio nome è Francesca.
ma il mio nick sintetizza meglio il mio sentire.
E ribadisco: pensare, esternare, presentare infine pubblicare
tali orrori contribuisce solo a sput****e il mestiere del pubblicitario e a rinforzare - giustamente peraltro -
l’infima reputazione che abbiamo all’estero.
CHE VERGOGNA.

Massimo Guastini

25. mar, 2009

L’Italia è uno dei paesi con più leggi al mondo. Credo ne abbia almeno il doppio di Francia e Inghilterra. Ho il sospetto che l’eccesso di regole possa contribuire a ingessare un sistema. Anche per questo io e la redazione abbiamo scelto di non applicare restrizioni e limitazioni a questo strumento. Ci limitiamo ad “asteriscare” le parolacce. Commentate come vi pare e piace. Ma cercate di non offendervi l’uno con l’altro. E quando non siete d’accordo con una campagna, un lavoro o con la redazione del blog, ditelo chiaramente. Chiaramente significa anche esprimere le motivazioni del dissenso. Al di là dei giudizi sull’efficacia dell’annuncio Zappalà (comunque indimostrabile in questa sede), mi piacerebbe leggere anche dei commenti alla sentenza IAP. L’annuncio in questione ha davvero violato l’articolo 10 del Codice di Autodisciplina?
Chiudo con un auspicio (non una regola): questo blog è aperto a tutti, soci TP e non. Sarebbe bello che i soci si firmassero sempre, senza nickname. Una funzione di questa piazza virtuale è imparare a conoscerci.

giovanni marletta

25. mar, 2009

il tono dela signora (signora lo concedo col beneficio del dubbio) e da confessionale, e tale confessione sembra indicare una persona talmente imbarazzata da camminare ad occhi bassi per le nostre sporche strade, sarà indignata a causa di tuttte le merde che nota ? ma anche a casa i suoi sensi saranno offesi, salvo non accendere mai la televisione, signora (come legge le rivolgo il titolo sebbene in dubbio), si rivolga ad un reliquiario, lei infatti è retaggio di qualcosa che per proprie caratteristiche è (fortuna ?) destinato ad estinguersi, alcuni specialisti dovrebbero occuparsi di lei ed imbalsamarla ad arte.

francesca semprini

25. mar, 2009

Sì, ha fatto bene lo IAP. L’annuncio accosta senza motivo le scamorze alle donne. In modo tanto gratuito e non pertinente che il copy è costretto a un salto mortale carpiato per giustificare l’accostamento. E purtroppo scivola inevitabilmente nel cattivo gusto e nel patetico. “Scamorze di razza”. Ma quando mai si utilizza il termine “razza” parlando di una scamorza? Una curiosità: l’agenzia è la stessa che ha fatto la campagna per quel servizio di traghetti, (si vedevano due seni, parzialmente coperti) anch’essa bloccata dallo IAP? Lo stile (chiamiamolo così) mi sembra lo stesso. Spero di non avere offeso nessuno. Spero di avere motivato a sufficienza il mio punto di vista. Non sono socia TP e non sono la Francesca imbarazzo.

Mario

25. mar, 2009

Non è la stessa agenzia. In ogni caso, qui non riesco a vedere seni o cose del genere… ho problemi di vista?

bic

25. mar, 2009

se anzichè donne fossero state uomini sarebbe cambiato qualcosa?

francesca semprini

25. mar, 2009

Mario, il problema non è il seno. Ci sono campagne meravigliose che lo mostrano. Il problema è la non pertinenza nella scelta di un visual e nel suo acostamento al prodotto. E’ questo che accomuna le due campagne. Lo IAP non censura wonderbra non perché è una grande società ma perché in quegli annunci la donna è protagonista e non oggetto. Ma cosa ci azzaccavano le tette con il traghetto? che ci azzeccano le due donne con la razza e la scamorza? Mi sono spiegata?

Mario

25. mar, 2009

No, ancora non capisco.
Vuoi dire che Mastrolindo offende gli uomini muscolosi???

giovanni marletta

25. mar, 2009

le donne con:
le auto, gli spray, i telefoni, i profumi, la pasta, gli yogurt etc
che c’entrano ? sono consumatori ideali, in quel caso se non mi sbaglio si fà leva sull’immedesimazione.
per non dire che spesso i wonderbra e simili li compro anche io,( non per uso personale) pero si vedono solo fattezze femmiili negli spot, dovrei ravvisare discriminazione in questo ?

francesca semprini

25. mar, 2009

No, Mario, tanto è vero che lo IAP non ha censurato Mastrolindo. Come mai secondo te? Riesci ad avventurarti in qualcosa che assomigli a una tesi?

Mario

25. mar, 2009

Ce l’hai con me perché non ti capisco?
Perché non ti “avventuri TU in qualcosa che somigli a una tesi…”?
Perché tu ne hai una, no?!
Fammi capire la differenza.

Se non riuscirai a convincermi
io “tenterò” (me tapino) di avventurarmi in qualcosa che somigli a una antitesi.

Lorenzo Guarnera

25. mar, 2009

Non credete che l’argomentazione dello IAP sia esageratamente DEBOLE?
Se, come sostiene Francesca, “il problema è la non pertinenza nella scelta di un visual e nel suo accostamento al prodotto”, allora mi chiedo:
quanto advertising si salverebbe?

Biagio Vanacore

25. mar, 2009

Non è mia intenzione esprimere giudizi di alcunchè, voglio però fare alcune riflessioni a voce alta.

1. la campagna in questione è stata scelta dal cliente e se ho letto bene, fra più proposte presentate, dunque per Zappalà la campagna scelta era funzionale ai sui scopi commerciali.
2. lo Iap per intervenire deve aver ricevuto una segnalazione da parte di qualcuno. In questo caso sarebbe carino sapere chi e perchè.
3. lo Iap poi esprime i suoi pareri sulla base di regole certe, regole che tutti noi conosciamo e che dovremmo per etica applicare far applicare e rispettare.
4. in caso di dubbi è possibile chiedere allo Iap un parere preventivo (e questo strumento se applicato taglierebbe in assoluto la testa al toro).

Ciò premesso, forse sarebbe il caso di capire se, ed in che modo, c’è necesità d’intervenire per rinfrescare manutenzionare e forse sveltire un istituto che altrimenti fa rimanere alla fine gli operatori con l’amaro in bocca.

Gli spunti che mi vengono da proporre sono:
dove possiamo contribuire per migliore la funzionalità dello Iap?
è necessario intervenire?
in che modo?

Proviamo in modo concreto a passare dal dire al fare.

bic

26. mar, 2009

continuo a chiedermi e chiedervi: E SE AL POSTO DELLE DUE DONNE CI FOSSERO STATI DUE UOMINI ?

Luca Guastini

26. mar, 2009

Buongiorno a tutti,

io mi limito a segnalare come, al di la delle opinioni personali tutte rispettabilissime, spesso queste sentenze sembrano essere arbitrarie, in quanto colpiscono un annuncio e ne lasciano andare altri dieci. Una ragazza nera una ragazza bianca….già visto, già usato e nessuno ha detto nulla:

http://www.youtube.com/watch?v=czKOgMmUgNE

E’ il link ad uno spot della Bialetti.

Poi il codice dello IAP va rivisto, l’articolo dieci è estremamente generico, potrebbero essere bloccate molte pubblicità almeno la metà di quelle che sono on air:

“La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini. Essa deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni”.

Infine…il problema è l’uso/abuso commerciale della donna?Ma non siamo circondati ovunque da questo? A partire dalle trasmissioni in TV? Forse non dovrebbe urtare di più quel termine “abbronzato”? Ma in fondo anche quello è stato sdoganato, no? Vi ricordate chi lo ha usato per primo in Italia riferendosi ad Obama?

In sintesi: la pubblicità non ha una funzione etica ma commerciale, è uno strumento del marketing. Come tale usa topos e stereotipi appartenenti al linguaggio che la società usa e recepisce. Se non vogliamo le donne oggetto dobbiamo riformare ancora di più questa società.Ma certo la colpa non è della pubblicità.

La campagna, secondo l’articolo 10 IAP, poteva essere bloccata. Putroppo lo IAP si muove su segnalazione e su un codice in alcuni casi generico….molti annunci si salvano. Non è giusto ma è così. Dovremmo riformare il codice e le modalità di intervento.

Per quanto riguarda la campagna in sè trovo inutile commentarla…ogni campagna ha una genesi propria, bisognerebbe conoscere brief, motivazioni, interventi del cliente.

In bocca al lupo ai colleghi censurati.

alessandra

26. mar, 2009

Vi rispondo non da addetta ai lavori ma come donna…la campagna zappalà può o non può piacere, gusti molto soggettivi, ma credo che sia veramente pazzesco pensare che tale immagine (oltretutto molto pulita) possa offendere le donne oltre che la dignità umana. scusate ricordate la pubblicità di saratoga?che nesso c’è tra la donna e il silicone sigillante? Se non sbaglio la donna il silicone lo usa per rifarsi le tette… oppure altra pubblicità: l’uomo davanti la finestra che guarda il culo della cameriera salita sulla scala che dipinge l’inferriata? qui nessuno ha avuto qualcosa da dire???? Che problema c’è nell’usare la parola razza?forse è il nostro io razzista che viene fuori se ci scandalizziamo per i termini usati. In riferimento a bic dico che se fossero stati uomini probabilmente sarebbe stato peggio per quelli dello IAP…

Under 30

26. mar, 2009

Sento odore di naftalina………
Qual’è l’età media delle persone componenti l’organo di controllo della pubblicità, 132 anni?
SVECCHIAMO LO IAP ! ! ! ! ! ! ! !
Propongo la costituzione di un Organo di Controllo che vigili sull’operato del Comitato di Controllo dello IAP.
Multiculturalità e di età inferiore a 40 anni (anche 30!!!)…
Mettiamolo ai voti!

Benni Priolisi

26. mar, 2009

Breve premessa.
Conosco bene Lorenzo Guarnera: è un professionista serio, scrupoloso e corretto. Un amico con cui ho sempre scambiato opinioni e pensieri su “needs and wants” del nostro mestiere, specialmente quando fatto qui, in Sicilia.
Quando, una decina di giorni fa, abbiamo parlato della campagna in questione, gli ho subito trasmesso la mia opinione: la campagna non mi è piaciuta, l’ho ritenuta inutilmente sessista e tristemente razzista. Breve scambio di e-mail e ci si è spiegato il tutto e il come.
IAP: sono d’accordo, credo che l’art. 10 centri in pieno il problema, anche se in modo un po’ troppo generico.
Due parole per rispondere a Biagio Vanacore.
Noi, pubblicitari e professionisti, siamo l’anima dell’ IAP. Mi spiego: siamo noi che abbiamo per primi il dovere di dire le cose nel modo più onesto, veritiero e corretto. La verità ben detta (”Truth well told”, motto di McCann, giusto per fare una citazione colta).
Tutto è soggetto a miglioramenti, anche l’Istituto. Su questo, con le nostre esperienze fatte in trincea, dobbiamo lavorare. Insieme, perché da soli non si va da nessuna parte.

Under 30

26. mar, 2009

Trovo che lo spot Bialetti suggerito da Luca -
http://www.youtube.com/watch?v=czKOgMmUgNE
- secondo lo stesso principio, art.10 per il quale è stata censurata la campagna Zappalà, sia “spregiudicatamente”… SESSISTA e TRISTEMENTE RAZZISTA.
O no?
Infine, trovo che in questa Zappalà l’utilizzo sarcastico della parolina usata nella gaffes berlusconiana sia ironico e non offensivo.
…O forse vivo su marte!

TPblog

26. mar, 2009

Sono molto d’accordo con quanto ricordato da Benni:
“truth well told”. La verità ben detta.
Funziona sempre. Non è attaccabile dallo IAP.
Lo IAP mi risulta essere già un organo di controllo.
Capisco il riferimento alla “vecchia” questione:
chi controlla i controllori?
Ma creare un altro organo di controllo che
“vigili sull’operato del Comitato di Controllo dello IAP”
come propone Under 30 mi pare una battuta.:)

Non è rilevante chiedersi qual è l’eta media dello IAP
secondo me.
Ma potrebbe essere utile creare un’occasione di dialogo
tra IAP e una commissione TP nominata ad hoc (ricordiamoci di inserirci almeno un avvocato).
Mi pare di capire che le domande non ci mancano.

Da questo post sono nati diversi spunti interessanti.
Per esempio “la pubblicità ha una funzione commerciale e non etica”?
Come tale dovrebbe essere specchio della società quali che siano i valori (o non valori) espressi dalla società stessa? Siamo tutti d’accordo su questo? E’ un argomento che ha richiamato l’attenzione anche di qualche nome illustre. Bill Bernbach e Pasquale Barbella tanto per dirne due.
Ci ripromettiamo di parlarne con stimoli e approfondimenti, nei prossimi giorni.
m.g.

Lena Testi

26. mar, 2009

Sto sfogliando 2 riviste femminili a me molto care (una delle 2 è di moda) comprate oggi in edicola. . . Se seguo il consiglio di quello che chiamate IAP (per esteso Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) dovrei cestinarli immediatamente. Senza salvarne una sola pagina. . . Invece ho deciso di salvarle. . . Anzi, le conserverò in un cassetto e tra vent’anni, a Dio piacendo, le riguarderò per confrontarle con le riviste che verranno ! ! ! . . . ricordando con tenerezza le “censure” dei giorni nostri.
cari abbracci

Giuseppe Delogu

27. mar, 2009

Con riferimento allo spot della Bialetti di cui parla a lungo Luca Guastini mi risulta che a seguito di questo intervento: http://www.donneinquota.org/blog/?p=44 sia uscito di scena senza rimpianti.

TPblog

27. mar, 2009

E aggiungiamo che dopo 4 mesi su youtube ha racimolato solo 4601 visioni. Non esattamente un successo. :)

Hans Suter

28. mar, 2009

Dopo aver visto l’annuncio dei Zappalà ho finalmente capito, dopo tanti anni, questo spot http://www.youtube.com/watch?v=bMsDhxbI4kw

Benni Priolisi

29. mar, 2009

Hans,
un odoroso tuffo nel passato.
Grazie per averci ricordato lo spottone della TV delle Ragazze, io non ci sarei mai arrivato.
:)

Franco Fantuzzi

29. apr, 2009

La scamorza è un formaggio prodotto con latte di vacca a pasta semicotta e filata.
È riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale delle regioni Campania, Abruzzo e Puglia.
Perfetto!
E lo IAP scrive:
le due donne vengono accostate ed assimilate ai due prodotti pubblicizzati,diventando esse stesse merce da esporre in pubblicità. Non vi è chi non veda infatti che diversi elementi
del messaggio concorrono a determinare tale lettura: il gioco di parole “bianca o abbronzata” si rivolge
inevitabilmente alle due donne, come del resto inequivocabilmente il claim “scamorze di razza (…)”.

Nessuno si è invece accorto della polisemia del termine “scamorze” che in molti slang (dialietti) italiani è sinonimo di “brutta”
Suggerirei un’analisi psicolingistica all’emittente di questa campagna.
In effetti il concetto che passa, al di là del prodotto, potrebbe esser il seguente:

Brutte di razza, le ragazze, non le scamorze!

Non so se ciò ha influito subliminalmete lo IAP a me ha fatto un po’ sorridere ;)

Yvonne Fabris

06. mag, 2009

Non capisco perchè noi soci TP aderiamo ancora allo IAP : Inutil Anachronistic People)
Anche con una sentenza a sfavore (con motivazioni del tutto discutibili nel 90% dei casi) la pubblicità può continuare ad apparire su tutti i mezzi che non aderiscono al suo istituto. Ovvero….quasi tutti!!!
Per esempio la maggior parte delle società di affissione neanche ne conoscono l’esistenza!!!
Pene pecuniarie?Nessuna
Il massimo della pena? Un’articolo della sentenza su alcuni quotidiani……e così se ne aumenta la visibilità!!!

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